Volume, resilienza e sostenibilitàLa domanda di minerali critici triplicherà nel 2040

Per rispondere a questo aumento della domanda serviranno nuove miniere, nuovi impianti di lavorazione e nuove raffinerie, nonché una maggiore attenzione all’innovazione tecnologica e al riciclo

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Questo articolo è stato originariamente pubblicato sul numero 60 di We – World Energy, il magazine di Eni

La transizione mondiale verso le emissioni nette zero richiederà un rapido aumento della diffusione delle tecnologie energetiche pulite, situazione che porterà a un incremento della domanda dei minerali e dei metalli a ciò necessari, tra cui litio, nichel, cobalto, grafite, rame, alluminio ed elementi delle terre rare. In tutto il mondo si sono già registrati progressi verso la diffusione delle necessarie tecnologie energetiche pulite; a livello mondiale, le aggiunte annuali di capacità rinnovabile sono aumentate di quasi il cinquanta per cento, toccando quasi, nel 2023, i 510 gigawatt (GW), con il tasso di crescita più rapido degli ultimi vent’anni, solare fotovoltaico in testa.

La quota di veicoli elettrici (EV, Electric Vehicles) sulle vendite mondiali di autovetture è più che triplicata, raggiungendo il quattordici per cento negli ultimi due anni, e per il decennio corrente si prevedono livelli di vendita ancor più alti. Il mondo punta alle emissioni nette zero, il che lascia prevedere un ulteriore incremento delle vendite di veicoli elettrici e della quota di energia rinnovabile; secondo tutti gli scenari, da oggi al 2050, in tutto il mondo le aggiunte di capacità di energia elettrica prevalenti saranno solari fotovoltaiche ed eoliche, e nel 2030 si acquisteranno quasi quaranta milioni di auto elettriche, per quasi il quaranta per cento delle vendite totali di veicoli.

Tutte queste tecnologie energetiche pulite necessitano di minerali critici. Secondo l’Announced Pledges Scenario della IEA, in cui i governi rispettano gli impegni assunti in materia di clima, nel 2040 la domanda di minerali critici, trainata dalla domanda di energia pulita, sarà tre volte superiore ai livelli attuali. Secondo lo scenario Net Zero Emissions by 2050 (NZE) della IEA, nel quale si riesce a contenere il riscaldamento globale a 1,5 gradi, la rapida diffusione delle tecnologie energetiche pulite porta la domanda ad aumentare, nel 2040, di quattro volte rispetto ai livelli attuali.

Nonostante la pletora di progetti, annunciati di recente, che indicano come l’offerta stia recuperando terreno rispetto alle ambizioni dei vari paesi in materia di energia pulita, l’aumento delle forniture di minerali critici ancora non ha raggiunto il ritmo necessario al conseguimento degli obiettivi dello zero netto, il che rappresenta un’enorme difficoltà per la transizione verso l’energia pulita. Tra le maggiori preoccupazioni vi è l’alta concentrazione geografica della produzione.

Più dell’ottanta per cento delle forniture di litio e cobalto si deve ai primi tre produttori, e più del novanta per cento della grafite per batterie e delle terre rare sono prodotte da un unico paese. Inoltre, negli anni i progressi nella diversificazione delle fonti di approvvigionamento sono stati decisamente modesti, a evidenziare l’urgente necessità di invertire questa tendenza ideando e attuando nuovi progetti in diverse regioni geografiche.

Perché il mercato possa rispondere all’aumento della domanda serviranno nuove miniere, nuovi impianti di lavorazione e nuove raffinerie, oltre a una maggiore attenzione all’innovazione tecnologica e al riciclo. Per raggiungere le emissioni nette zero non basterà aumentare l’offerta primaria di minerali critici ma bisognerà anche ridurre la domanda di tali minerali. Lo scenario NZE della IEA indica cambiamenti comportamentali capaci di indurre una riduzione del fabbisogno di minerali: il diminuire della preferenza per i veicoli di grandi dimensioni potrà gradualmente portare, dopo il picco previsto per questo decennio, al ridursi delle dimensioni medie delle batterie.

Un’innovazione tecnologica che riduca l’intensità di minerali delle tecnologie energetiche pulite può alleviare le potenziali tensioni sull’approvvigionamento primario. Una maggior attenzione alla circolarità e al riciclo ridurrebbe la domanda di forniture primarie e aumenterebbe il ruolo delle forniture secondarie. C’è anche spazio per l’innovazione tecnologica dal lato dell’offerta: per esempio, il miglioramento dell’efficienza operativa e l’ottimizzazione dei processi consentirebbero un maggior recupero di metalli, aumentando la disponibilità di minerali critici nelle miniere già in essere.

Lo sviluppo minerario può offrire grandi opportunità economiche sia ai singoli sia ai governi e alle comunità, ma tali opportunità richiedono necessariamente l’integrazione di pratiche sostenibili e responsabili in tutta la filiera di fornitura e un’attività estrattiva che non riproduca e anzi attenui le conseguenze negative del passato. L’attività mineraria è storicamente associata a una quantità di ripercussioni negative sull’ambiente, sulle comunità locali, sulle popolazioni indigene e sulle società.

La valutazione eseguita dalla IEA dei progressi compiuti dalle aziende nelle varie dimensioni, secondo quanto si evince dai rapporti di sostenibilità pubblicati, rivela un quadro eterogeneo in cui le aziende sono progredite solo in termini di investimenti nelle comunità, nella sicurezza dei lavoratori e nell’equilibrio di genere. In molte aree i progressi sono molto più lenti, soprattutto in materia di sostenibilità ambientale, con valori ancora alti di emissioni di gas serra, utilizzo dell’acqua e impatto sulla biodiversità.

Volume, resilienza e sostenibilità: tre rischi sovrapposti
In tema di offerta bisogna affrontare tre sfide che si sovrappongono l’una all’altra: si tratta della sfida del volume (le forniture riusciranno in futuro a tenere il passo con la rapida crescita della domanda determinata dal clima?), della resilienza e della sostenibilità. L’aumento dell’offerta registra progressi significativi seppur non omogenei. Sono stati annunciati diversi nuovi progetti, spinti dalla consistente domanda e dal contesto di prezzi elevati, il che consente un certo ottimismo: nel caso di metalli per batterie come litio, cobalto e nichel, la pipeline esistente potrebbe persino essere sufficiente a sostenere gli attuali impegni climatici, ma non necessariamente sufficiente a sostenere il risultato degli 1,5 °C.

Nei mercati più grandi e più maturi, come quello del rame, i giacimenti geologici primari sono già stati pienamente sfruttati e la pipeline di progetti rimane insufficiente. Il quadro dei metalli per batterie è lievemente diverso: nonostante la forte crescita annua della domanda legata all’energia pulita (dal 2020 la crescita annua della domanda di litio supera il sessanta per cento), l’offerta si è sviluppata in modo abbastanza rapido da determinare un eccesso di offerta nel breve termine e far calare i prezzi. Questo contesto di prezzi più bassi potrebbe tuttavia mettere a rischio parte della pipeline, già esposta a una serie di rischi quali i possibili ritardi nell’esecuzione dei progetti e lo sforamento dei costi.

Quanto alla sfida della resilienza dell’offerta, le tendenze attuali sono meno promettenti: rispetto a tre anni prima, nel 2022 la quota dei primi tre produttori o è rimasta invariata o è aumentata ancora, soprattutto per nichel e cobalto. Nella raffinazione, la diversificazione pone sfide specifiche: diversamente da quanto accade per l’estrazione mineraria, la regione storica può già ospitare una significativa sovraccapacità. Le operazioni di raffinazione e lavorazione hanno un potere di determinazione dei prezzi più limitato e alcuni consumatori possono sottovalutare la diversificazione. Un contesto di prezzi più bassi scoraggerebbe ulteriormente gli investitori e mettere ulteriormente sotto pressione quei progetti che potrebbero consentire la diversificazione.

Le performance ambientali, sociali e di governance delle operazioni di estrazione e lavorazione devono essere migliorate per proteggere le persone, le comunità e l’ambiente. L’incapacità di affrontarne le conseguenze può ostacolare la fornitura dei minerali necessari per la transizione energetica pulita: può limitare l’accesso al mercato o determinare barriere legali per i materiali o le operazioni che non soddisfano i requisiti normativi; può scoraggiare gli investimenti, aumentando il costo del capitale, diminuendo i rendimenti e introducendo rischi come la responsabilità legale; può causare danno reputazionale, scoraggiando investitori e acquirenti; può aumentare la probabilità di opposizione da parte delle comunità locali e di altri stakeholder alle aziende che non riescono a ottenere e mantenere il permesso sociale per operare; può impedire fisicamente l’operatività di miniere e impianti di lavorazione

Senza un serio impegno a mitigare i rischi ambientali, sociali e di governance associati alle filiere di approvvigionamento minerario, anche i grandi investimenti in forniture diversificate potrebbero non bastare a sostenere la transizione energetica pulita (è un altro parametro da considerare). E via via che si va verso un mondo in cui i minerali si fanno sempre più essenziali per gli usi energetici, le interruzioni delle forniture minerarie avranno un impatto reale sulle filiere di approvvigionamento energetico ancor maggiore di quello attuale. Le filiere di approvvigionamento minerario non possono essere veramente sicure, affidabili e resilienti se non sono anche sostenibili e responsabili.

Azioni coordinate per gli investimenti e l’aumento della trasparenza
In questo nuovo panorama, il successo della transizione dipenderà da ulteriori esplorazioni e dall’effettivo avvio dei progetti pianificati. Servono ancora investimenti per accelerare la diversificazione delle forniture, e un contesto di prezzi bassi potrebbe generare altri ostacoli. Il primo Critical Minerals and Clean Energy Summit (Vertice sui minerali critici e l’energia pulita) indetto dalla IEA ha individuato sei azioni chiave, tra cui l’individuazione di misure politiche per il de-risking degli investimenti in regioni geograficamente diverse. La trasparenza e l’affidabilità delle informazioni sui mercati dei minerali critici possono aumentare la fiducia degli investitori, soprattutto quando questi sono esposti a una volatilità importante.

La tecnologia e il riciclo possono anche colmare il divario tra la domanda e l’offerta primaria di energia pulita: la IEA intraprenderà anche uno studio di approfondimento per individuare approcci politici efficaci per sfruttare tutte le potenziali fonti di riciclo, compresi gli scarti industriali, le batterie a fine vita, i magneti permanenti e altro ancora. Cresce il numero degli annunci di strategie nazionali e regionali volte a garantire un approvvigionamento stabile, sicuro e resiliente di questi materiali, anche attraverso politiche che sostengono la diversificazione, mirano ad attrarre e sostenere nuovi investimenti e cercano di ampliare la ricerca, lo sviluppo e la dimostrazione, e i diversi paesi assumono anche impegni internazionali, multilaterali e bilaterali volti a tali scopi.

È tuttavia necessario integrare queste considerazioni ambientali, sociali e di governance in tutti gli aspetti delle politiche e delle azioni in materia di minerali critici, per garantire che la transizione energetica non solo sia sicura ma sia anche incentrata sulle persone e sia una transizione giusta.

Eric Buisson è un analista di minerali critici presso l’Agenzia internazionale per l’energia (IEA), parte del team del World Energy Outlook. Alexandra Hegarty è analista di minerali critici e metano presso l’Agenzia internazionale per l’energia (IEA).

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