Svolte immaginarieLa favola della nuova centralità meloniana in Europa è già finita

Tagliata fuori dalle trattative per le nomine Ue, la presidente del Consiglio se la prende con la sinistra, l’unico spartito politico che sa davvero suonare, scrive Francesco Cundari nella newsletter “La Linea”. Arriva tutte le mattine dal lunedì al venerdì più o meno alle sette

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Dopo avere passato le ultime due settimane, per non dire gli ultimi due anni, a vantare la nuova centralità e il riconquistato protagonismo dell’Italia sulla scena internazionale ed europea, la nostra presidente del Consiglio se l’è presa ieri con i leader delle tre principali famiglie politiche dell’Unione, colpevoli di averla tagliata fuori da ogni discussione sugli incarichi di vertice. Può anche darsi che, sotto sotto, le cose stiano come le mette sul Corriere della sera Massimo Franco, secondo il quale «i toni irati di Giorgia Meloni rischiano di dare l’impressione di una sconfitta europea maggiore di quanto sia davvero». Personalmente, tenderei a pensare che sia la sconfitta a causare i toni irati, e non viceversa, ma chi lo sa. Non si può neanche escludere che alla fine, magari anche grazie alle invettive e alle minacce, Meloni riesca a ottenere qualche compensazione. L’impressione però è che la sua retorica contro «le logiche di caminetto» da cui sarebbe stata esclusa, e più in generale contro l’Europa che non vorrebbe ascoltare la voce del popolo e i risultati del voto, siano anzitutto l’unico spartito che sa davvero suonare.

In realtà, come sarebbe andata a finire si era capito già all’indomani del vertice informale del 17 giugno, in cui i sei maggiori leader europei si erano accordati sulle tre nomine principali che il Consiglio europeo di oggi confermerà, infliggendo a tutti gli altri (compresa Meloni) due ore di ritardo sull’inizio della cena ufficiale. Di conseguenza, come avevo segnalato nella newsletter del 18 giugno, Palazzo Chigi aveva dovuto cambiare narrazione: dal riconosciuto protagonismo della leader che tutti ci invidiano alla cospirazione internazionale della sinistra per emarginarla (in breve: quando le cose vanno bene, è merito suo; quando vanno male, è colpa degli altri).

È lo stesso copione recitato ieri in parlamento. Dopo avere passato gli ultimi due anni a spiegare che i suoi predecessori andavano in Europa «col cappello in mano», mentre lei aveva finalmente ridato dignità al paese, ora dice che l’opposizione dovrebbe fare «gioco di squadra» e dare una mano. Senza comunque smettere di azzannarla, quella mano, accusando la sinistra di sabotaggio e atteggiamento anti-nazionale. Perché? La ragione principale, al di là di tutte le altre considerazioni già fatte, temo sia la più banale: perché è nella sua natura.

Leggi l’articolo di Amedeo La Mattina sulla partita delle nomine europee

Questo è un estratto di “La Linea” la newsletter de Linkiesta curata da Francesco Cundari per orientarsi nel gran guazzabuglio della politica e della vita, tutte le mattine – dal lunedì al venerdì – alle sette. Più o meno. Qui per iscriversi.

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