Fuori i liberali Le europee confermano la polarizzazione tra Meloni e Schlein

La premier va bene, anche meglio delle politiche del 2022. Il Pd riesce a fare la parte del famoso «argine» alla destra, una posizione strategicamente perfetta per recuperare voti a sinistra e tra gli astenuti. Male Conte con i Cinque Stelle, fallito il progetto ex terzopolista-macroniano di Renzi e Calenda

(La Presse)

In Italia, la polarizzazione di cui Linkiesta ha parlato mille volte si sta confermando: Giorgia Meloni contro Elly Schlein. Sono le due donne leader di FdI e Pd le vincitrici di queste elezioni europee, pur in un quadro evidentemente non assestato (affluenza bassissima).

Vedremo i dati finali, ma fin dalle prime stime Meloni va bene, più delle politiche del 2022. Gli errori, le gaffe, l’arroganza, tutto questo non ha inciso sulla performance di Fratelli d’Italia, e lei, con Emmanuel Macron e Olaf Scholz bastonati, è, insieme a Donald Tusk e Pedro Sanchez, la premier messa meglio nel proprio Paese. È una boccata d’ossigeno importante.

Non era scontatissima, specie negli ultimi giorni nei quali si sono affastellati una serie di inciampi, anche penosi, ma alla fine il suo consenso personale («Vota Giorgia») esce più che confermato. Il che non significa che per il governo i problemi, d’incanto, si siano risolti, a partire dall’economia.

C’è il Pd che in un certo senso beneficia della forza della premier, essendo riuscito a fare la parte del famoso «argine» alla destra, una posizione strategicamente perfetta per recuperare voti a sinistra e tra gli astenuti. Elly Schlein ha imposto una sterzata a sinistra soprattutto in questa chiave ed è stata abile a dare un’anima a un partito cloroformizzato nei lunghi anni di Maurizio Martina, Nicola Zingaretti ed Enrico Letta. Il risultato è che il Pd è alle calcagna di FdI, il che, anche sotto un aspetto psicologico, evita che l’Italia sia completamente dominata da Giorgia Meloni. La performance di Schlein la pone al riparo da tempeste interne. Sembrano esserci anche buone notizie da Firenze e da Bari, non in Piemonte dove stravince il presidente uscente Alberto Cirio.

E poi “Elly” chiude il discorso sulla leadership dell’opposizione dato che Giuseppe Conte, che si diceva avrebbe potuto superare il Pd, è finito una quindicina punti dietro. Il M5S entra per l’ennesima volta nella spirale di una crisi politica dura, con una probabile prospettiva di stare nei prossimi mesi «a cuccia»: vedremo l’avvocato del popolo cosa s’inventerà.

C’è poi un’evidente crisi del progetto ex terzopolista-macroniano (in linea con il naufragio del presidente francese), sia  Stati Uniti d’Europa sia Calenda non hanno agguantato il quattro per cento, ed è triste constatare che le forze politiche più vicine alla Resistenza ucraina non andranno a Bruxelles.

Forza Italia supera la Lega, mentre Alleanza Verdi Sinistra è andata oltre le aspettative probabilmente grazie alla candidatura di Ilaria Salis. Il quadro politico non subisce scossoni. Giorgia e Elly comandano.

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