La rivalsa di KekCome ha fatto la piccola Slovenia a qualificarsi agli Europei

Euro 2024 è alle porte e a meravigliare è la favola calcistica dei calciatori sloveni che, dopo ventiquattro anni, si sono qualificati di nuovo per la manifestazione continentale

AP/ LaPresse

Se si dice Slovenia si pensa a Luka Doncic, il fenomenale playmaker dei Dallas Mavericks, oppure alle incantevoli grotte di Postunia, poco distanti dal confine italiano. Sicuramente non viene in mente la nazionale di calcio, ma le cose stanno cambiando: la Slovenia, dopo ventiquattro anni, è riuscita nuovamente a qualificarsi a un campionato europeo di calcio. Un’impresa di per sé eroica per una nazione di appena due milioni di persone, il Paese più piccolo rappresentato nella competizione calcistica che si svolgerà in Germania.

«Adesso finalmente il pubblico, gli spettatori e i tifosi possono essere fieri anche del calcio». Sono parole del presidente della Federcalcio slovena Radenko Mijatovic dopo la qualificazione della squadra. Oltre a basket, pallavolo e pallamano, i tifosi possono essere fieri anche della loro Nazionale di pallone, spiega il giornalista, esperto di calcio sloveno, Arden Stancich a Linkiesta: «La Nazionale praticamente non si qualificava in un grande evento dal 2010 quando riuscì ad accedere per la seconda volta a un Mondiale. Questa assenza di quattordici anni ha lasciato abbastanza l’amaro in bocca ai tifosi e si era un po’ spento l’entusiasmo».

Per quanto lunga questa astinenza (ricordiamoci che l’Italia non si qualifica ad un Mondiale dal 2014), non è d’accordo con questa lettura Grega Ciglar, dirigente del Domzale, squadra del massimo campionato sloveno: «Da quando siamo indipendenti (1991) abbiamo fatto quattro competizioni, due Europei e due Mondiali. Per un Paese piccolo come il nostro è un successo».

Il cammino della Slovenia per arrivare a Euro 2024 non è stato troppo complicato. «Nel momento del sorteggio si era detto era un girone dove si poteva arrivare primi come quinti», ha detto Stancich. Danimarca, Finlandia, Kazakistan, Irlanda del Nord e San Marino. A parte una sconfitta contro la Finlandia e un pareggio e una sconfitta contro la Danimarca, la Nazionale slovena ha vinto tutte la partite, guadagnando ventidue punti e arrivando seconda solo a causa degli scontri diretti con la squadra di Copenaghen. La nazionale ha però fatto registrare il miglior attacco (venti gol) e la miglior difesa (nove reti subite) del girone.

Ma da dove arriva questa rinascita slovena? Negli ultimi anni sono emersi giocatori che hanno permesso alla piccola nazione balcanica di farsi conoscere: Samir Handanovic, ex portiere di Udinese e Inter, Jan Oblak, uno dei migliori portieri al mondo in forza all’Atletico Madrid, Jaka Bijol e Sandi Lovric che giocano nel nostro campionato. Nell’ultimo periodo però il nome più famoso, se si pensa al calcio sloveno, è quello di Benjamin Sesko, attaccante del Lipsia classe 2000 cercato sia dal Milan sia dall’Arsenal.

Oltre ai giocatori, il grande cambio è stato attuato dal punto di vista dirigenziale. Dopo il Mondiale sudafricano c’erano stati alcuni problemi all’interno della Federazione e i risultati avevano tardato ad arrivare. La rinascita è iniziata con il cambio del direttore sportivo della Nazionale: è arrivato Miran Pavlin, ex capitano della Slovenia agli Europei del 2000. «Ha cambiato la mentalità. Ha parlato con tanti ex giocatori per portarli nello staff – ha spiegato Ciglar – Ora in nazionale ci sono tutti gli ex della storia della Slovenia: nella prima squadra, gli assistenti del Ct sono Milivoje Novakovic, uno dei più forti attaccanti della storia di nostra Nazionale, e Bostjan Cesar, capitano in ai mondiali in Sudafrica. Loro hanno cambiato la mentalità dei giocatori». In pratica si è attuata una strategia simile a quella che ha portato l’Italia a trionfare a Euro 2020: mettere insieme ex calciatori che conoscono il valore della maglia nazionale e possono trasmetterlo ai più giovani.

Oltre ai dirigenti, l’altra mossa vincente è stata riportare in panchina nel 2018 Matjaz Kek, già commissario tecnico dal 2007 al 2011. Il nuovo/vecchio ct ha trovato una squadra giovane, guidata dal veterano Oblak («È il faro della squadra e il punto di riferimento da parte di Kek», dice Stancich) e con davanti Sesko e Spohr. Ma il vero fulcro della squadra è il centrocampo: «Bisogna dare atto al Ct che ha messo in mezzo al campo Cerin e Elšnik. Questi due calciatori sono riusciti a sopperire agli elementi che erano prima in quella zona come Kurtic», afferma il giornalista.

Per arrivare all’obiettivo della qualificazione, la Federcalcio di Ljubiana ha investito anche sul campionato, puntando sui giovani: sono state introdotte delle leggi che obbligano le squadre ad avere almeno otto giocatori provenienti dal vivaio e un under 21 titolare (a causa di questa regole si sono visti allenatori cambiare i giocatori dopo il fischio d’inizio). Queste regole sono state fatte anche per valorizzare i giocatori locali e non trovarsi con un campionato pieno di calciatori croati, serbi e bosniaci.

«I nostri calciatori hanno tutti giocato nella nostra Liga. Oblak era all’Olimpia Ljubiana, Sesko ha giocato per il Domzale – spiega Grega – Per me la formula è di successo perché giochi qui e poi, quando hai 20-21 anni e 100 partite in prima divisione, vai all’estero. Questa è la storia di circa l’ottanta per cento dei giocatori che sono in nazionale ora».

AP/Lapresse

Gli Europei sloveni saranno importanti anche per i tifosi italiani soprattutto per due motivi: curiosità e nostalgia. La prima, soprattutto per i tifosi del Milan, perché si vuol vedere Sesko in azione nel panorama continentale. La seconda perché sarà presente il trentaseienne Josip Ilicic, ex giocatore di Palermo, Fiorentina e Atalanta, adesso in forza al Maribor. Talento cristallino, ma che non ha mai espresso il suo pieno potenziale, tranne a Bergamo nella stagione interrotta a causa della pandemia. Tutti ricordano ancora la sua tripletta agli ottavi di Champions League contro il Valencia. In quel periodo alcuni parlavano perfino di Pallone d’Oro.

Ilicic, nonostante sia a fine carriera, è ancora amato nella piccola nazione balcanica: «Tutto il Paese sperava che venisse convocato», afferma Grega. Stancich è ancora più positivo: «Se dai a Ilicic quei 10-15 minuti può fare la differenza perché la classe c’è».

La Slovenia parte come “underdog” in un girone che vede Inghilterra e Danimarca favorite per i primi due posti, e i rivali storici della Serbia in vantaggio per strappare un terzo posto che potrebbe qualificare agli ottavi. Ma la Nazionale di Oblak e Sesko vuole continuare a sognare: «Devo essere ottimista – dice Grega – Con l’Inghilterra abbiamo sempre giocato bene e con Danimarca e Serbia si può fare. Speriamo in un punto contro le due squadre più forti, poi battiamo la Serbia e andiamo avanti».

Non resta che aspettare il calcio d’inizio dei secondi Europei nella storia della Nazionale slovena,alle 18 contro la Danimarca. Il piccolo Paese balcanico, dopo la qualificazione, non vuole smettere di stupire i suoi due milioni di tifosi.

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