Magische NächteLa Germania arriva agli Europei piena di incertezze

Berlino dice di essere pronta al torneo continentale, ma tra problemi legati alla sicurezza, episodi di razzismo e il recente cambio di sponsor, le preoccupazioni intorno alla Mannschaft non mancano

AP/Lapresse

Il 2024 è stato abbastanza generoso con il calcio tedesco. Due squadre sono arrivate a giocarsi la finale di due competizioni europee, e se è vero che nessuna delle due ha poi alzato la coppa, le loro storie hanno comunque coinvolto e appassionato i tifosi di tutta Europa. Il Borussia Dortmund si è dovuto inchinare di fronte all’inesorabilità del Real Madrid, ma del suo percorso in Champions League, così inatteso e sopra le aspettative, si può parlare come di un vero e proprio miracolo, per quanto piccolo. Mentre il Bayer Leverkusen di Xabi Alonso non solo ha interrotto – e in che modo – il dominio decennale del Bayern Monaco in Bundesliga, ma ha anche stregato tutti con uno stile di gioco e un’organizzazione sul campo assolutamente fenomenali. (Ok, tutti tranne l’Atalanta di Gasperini, ma questa è un’altra storia).

Un po’ di questo ottimismo è scivolato anche sulla nazionale, per molto tempo a rischio di figuracce nell’Europeo da giocare in casa. Dopo un 2023 terrificante, costellato da sconfitte imbarazzanti e l’unico caso nella storia della federcalcio tedesca di commissario tecnico defenestrato, intorno alla squadra allenata da Julian Nagelsmann è tornata ad aleggiare la speranza. Fra prestazioni convincenti, l’esplosione di Florian Wirtz e il ritorno di un gigante come Toni Kroos la Germania può sperare in un cammino lungo, e anche nella vittoria.

E una vittoria ci vorrebbe, per distrarre i tedeschi dalle numerose tribolazioni – soprattutto extra-campo – in cui la loro nazionale si trova invischiata. A partire dalla caduta di un vero e proprio mito, l’indissolubile legame tra Mannschaft e adidas, suo sponsor tecnico per più di settant’anni. Lo stemma del colosso bavarese dell’abbigliamento sportivo non ornerà più le divise bianche della nazionale a partire dal 2027, quando verrà sostituito dall’americanissimo swooshNike. In realtà si tratta di una semplice questione di soldi. L’offerta della Nike – si parla di cento milioni di euro all’anno– era di quelle che non si possono rifiutare, ma il valore simbolico per molti tedeschi è pari a quello di un trauma, una ferita al senso di identità nazionale. E se il Cancelliere Scholz si è limitato a commentare con pragmatismo («la cosa importante è che facciano gol»), il suo ministro per l’Economia e la Protezione del Clima Robert Habeck si è lasciato andare. «Non riesco a immaginare la maglia della Germania senza le tre strisce», ha detto l’esponente dei Grünen. «Per me adidas e il tricolore nero-rosso-giallo sono sempre andati insieme. È un pezzo dell’identità tedesca». Opinione condivisa, secondo alcuni sondaggi, dalla stragrande maggioranza dei tedeschi.

Ma un’altra polemica sta montando sui giornali proprio a pochi giorni dall’inizio del torneo, e riguarda i giocatori selezionati da Nagelsmann. Per le convocazioni la Dfb, la federcalcio tedesca, si è lanciata in un interessante esperimento di marketing: invece della solita lista diramata alla stampa, i nomi dei prescelti sono stati diffusi uno per uno, sulle piattaforme social, tramite collaborazioni con diverse realtà culturali e sociali tedesche – ad esempio il museo Schirn di Francoforte, che sul suo profilo Instagram ha pubblicato una foto di Leroy Sané, o il celebre magazine satirico Der Postillon, sulle cui pagine è apparsa la notizia della convocazione di Mats Hummels. Un’operazione-simpatia tesa a recuperare e rinsaldare il legame fra i tedeschi e la loro nazionale.

La composizione della squadra però ha lasciato qualcuno insoddisfatto, e non per quanto riguarda il talento o la bravura dei giocatori selezionati. La rete televisiva Ard ha infatti realizzato un sondaggio secondo cui il ventuno per cento degli intervistati vorrebbe che nella nazionale ci fossero «più giocatori dalla pelle bianca». E il diciassette per cento è scontento che sia capitano della Germania Ilkay Gündogan, perché ha «origini turche». Percentuali che hanno suscitato reazioni durissime, ad esempio da parte dello stesso Nagelsmann, il quale – non a torto – ha definito razzista il contenuto del sondaggio. E che ricordano quando i gruppi di estrema destra avevano provato, per i Mondiali del 2006, a far campagna sul tema, affiggendo in giro manifesti in cui, ricordando che «bianco non è solo il colore delle maglie», si auguravano una «vera nazionale».

La reazione di Nagelsmann e di altri è perfettamente comprensibile, e condivisibile. Tuttavia, come nota il sociologo Lorenz Narku Laing, porre domande di questo tipo è essenziale per rendere visibile il razzismo che ancora aleggia in parte della società tedesca. «Una persona di colore come me», dice il sociologo, «non è sorpresa né sconvolta dal risultato del sondaggio». Per molte ragioni, e nonostante le numerose manifestazioni contro razzismo e fascismo che hanno portato per le strade decine di migliaia di tedeschi nei mesi scorsi, la Germania non è il paradiso dell’antirazzismo che spesso immaginiamo. È un Paese in cui Alternative für Deutschland, il partito populista di estrema destra, è fortissimo nei sondaggi, quasi sicuro del secondo posto alle prossime elezioni politiche del 2025 e probabilmente primo nelle elezioni regionali che si terranno questo settembre a Est; è un Paese in cui i movimenti xenofobi stanno sfruttando la centralità che in questi mesi il tema dell’immigrazione ha acquistato nell’opinione pubblica per radicalizzare il dibattito e spostarlo a destra – tanto che oltre l’ottanta per cento dei tedeschi è d’accordo con il Cancelliere quando sostiene che «dobbiamo una buona volta avviare rimpatri su larga scala».

Visto da questa prospettiva, anche il problema della sicurezza a Euro 2024 assume una dimensione diversa. Le preoccupazioni della Uefa sono note, e non appaiono ingiustificate, visto che fra spettatori negli stadi e nelle piazze cittadine davanti ai maxischermi si parla di quasi quindici milioni di persone, secondo le proiezioni. La Germania dice di essere pronta: le imponenti misure di sicurezza prevedono anche l’istituzione di un centro di cooperazione internazionale di polizia con oltre trecento esperti provenienti da tutte le nazioni che partecipano alla competizione, con il compito di monitorare la situazione in modo coordinato e costante. Niente vacanze per le forze dell’ordine durante il torneo, e soprattutto verranno introdotti dei controlli temporanei alle frontiere. Forse però i veri rischi non vengono da fuori.

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