Sangiovese in purezzaCambiare approccio e visione, partendo dalle solide basi della tradizione di un luogo

È questa la sfida di una azienda vinicola che sta cercando di reinterpretare la Maremma, ampliando le sue potenzialità

Sangiovese, Terenzi

Le tradizioni, si sa, sono importanti e caratterizzano le molteplici sfaccettature della nostra Penisola, guai a perderle. Ma guai, alla stessa maniera, anche a non provare a guardarsi intorno, a capire se e come una terra possa essere valorizzata ulteriormente. Se arrivi in Toscana dalla lontana e meno bucolica Milano, hai la possibilità di pensare un territorio con una mano più lieve e un pensiero più libero.

È quello che è successo quando, nei primi anni Novanta, la famiglia Terenzi si è stabilita nei pressi di Scansano e ha avuto l’opportunità di ridiscutere la Maremma, cogliendo come spunti le nozioni di chi l’ha sempre vissuta e amata, ma senza preconcetti e con la mente libera da “schemi”.

E così, nonostante la crescita della fama del Morellino, la scelta aziendale è stata subito quella di optare per una versione meno rude della Doc grossetana (ora Docg): nonostante il disciplinare prevedesse (e prevede) la possibilità di “colorare” il vino con quindici per cento di altri vitigni, qui hanno subito puntato forte sul Sangiovese in purezza.

Una scelta coraggiosa al tempo, ma lungimirante e vincente, per dare bevibilità, freschezza ed eleganza e provare a fare un salto di qualità non di certo scontato, andando tra l’altro verso una visione del vino più contemporanea, e più apprezzata anche dalle giovani generazioni, che cercano sempre più leggerezza e raffinatezza, e meno “marmellate” e concentrazione.

E così, nonostante qualche perplessità iniziale altrui, non tentennando, Balbino, Federico e Francesca Romana Terenzi, nel frattempo subentrati al padre Florio nella gestione dell’azienda, hanno iniziato a ottenere i risultati sperati.

Francesca Romana, Balbino e Federico Terenzi

Non banale, tra l’altro, sottolineare come il mercato locale sia quello dove il loro vino ha più successo. Chi lo avrebbe detto all’inizio? Ma non solo: lo sguardo lungimirante ha avuto e potrà avere effetti benefici per tutta l’area, in termini di riqualificazione dell’immagine, del vitigno e delle sue potenzialità.

L’azienda è stata ultimata nel 2004 e, dopo vent’anni di attività (nel frattempo, nel 2012, è arrivato anche il riconoscimento di cantina emergente del Gambero Rosso), «ha l’obiettivo di valorizzare un territorio straordinario, troppo a lungo sottovalutato, e di scrivere un inedito e sorprendente racconto di una Toscana non convenzionale», come spiegano gli stessi proprietari.

Nel frattempo il Morellino è triplicato: sono nati anche il Purosangue (Sangiovese riserva, il più richiesto in cantina) e Madrechiesa, cru riserva di Sangiovese, ormai simbolo dell’azienda e ospite fisso della lista dei Tre Bicchieri assegnati dal Gambero Rosso.

Ma non solo. Perché, come spiega “Bibi” Terenzi, «La Maremma si presta molto anche ad altri vitigni, soprattutto andando verso il mare, dove il terreno è più sciolto e sabbioso. Per questo siamo stati tra i primi a puntare sul Vermentino in una regione come la Toscana che, a parte qualche rara eccezione, non è mai stata considerata terra di bianchi». Nascono così Balbino e Balbinus, entrambi in purezza; il secondo, che per il settanta per cento è affinato in ovetti di ceramica, si pone l’obiettivo di tenere testa alle interpretazioni meglio riuscite di questo vitigno, tra Sardegna, Liguria e Nord della Toscana, grazie a maggior sapidità e finezza. «Rispetto alle anfore, i nostri ovetti di ceramica vengono cotti a temperatura più alta. Il risultato – spiega Balbino Terenzi – è che il materiale è meno poroso, ma permette ugualmente lo scambio del vino con l’ambiente esterno». Un esperimento nato negli ultimi anni che ha portato subito l’interesse della critica estera, a partire da quello prestigioso di Robert Parker e del suo The Wine Advocate.

Barricaia, Terenzi

Menzione d’onore anche per il Francesca Romana, il rosso più internazionale di casa Terenzi (assemblaggio di Cabernet Franc, Cabernet Sauvignon e Merlot), e soprattutto il passito di Petit Manseng, un’edizione limitatissima che si discosta dal cliché toscano del vinsanto e invece va nella direzione dei migliori vini dolci che nascono in Italia; inizia sornione e poi ti sorprende, avvolgendoti e coinvolgendoti, senza mai risultare stucchevole, prestandosi ad abbinamenti che vanno al di là del dessert. Particolarmente adatto a formaggi erborinati ma anche ricchi di sapidità, il Petit Manseng amplia in maniera tutt’altro che banale il raggio d’azione del passito.

La ricerca della qualità e lo sguardo sempre orientato al meglio, per Terenzi si racconta anche con la struttura ricettiva a servizio della cantina. Nove stanze e diversi piccoli angoli piacevoli e accoglienti aiutano nel racconto del vino e dell’olio, che pure proviene dai filari della tenuta, e che ampliano l’esperienza e permettono di viverla ancor più intensamente nella pace della ritemprante e rinvigorente campagna maremmana.

L’approccio innovativo della famiglia non solo ha ridefinito il Morellino di Scansano, ma ha anche contribuito a una maggiore valorizzazione della Maremma. La loro storia è un esempio di come la passione e la visione, e uno sguardo esterno, possano trasformare una regione e raccontare un nuovo capitolo della Toscana del vino.

Vigneti Terenzi

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