Fragilità nascosteIl problema sottovalutato dei disturbi alimentari tra i giovani

In Italia, anoressia, bulimia nervosa e altre patologie sono aumentate sensibilmente con la pandemia. C’è un bisogno urgente di interventi sanitari e politici, una migliore distribuzione dei centri di cura e la formazione di medici per una diagnosi precoce

I disturbi alimentari sono da tempo un’emergenza sanitaria, con un impatto significativo soprattutto tra i giovani. Anoressia, bulimia nervosa e disturbo da alimentazione incontrollata hanno cause personali e sociali e la recente pandemia di Covid-19 ha fatto registrare un preoccupante aumento dei casi e dei ricoveri ospedalieri in tutto il mondo: si stima che oggi settanta milioni di persone soffrano di disturbi alimentari​.

Solo negli Stati Uniti, circa 28,8 milioni di persone, il nove per cento della popolazione, ne soffrono almeno una volta nel corso della loro vita. In Europa, la frequenza varia significativamente tra le diverse nazioni. Ad esempio, in Germania e in Spagna, l’anoressia nervosa colpisce rispettivamente circa centoventi e centotrenta persone su centomila, e complessivamente in Europa si stima che oltre venti milioni di persone siano affette da disturbi alimentari. La fascia più giovane della popolazione è stata fortemente colpita, sottolineando la necessità di interventi sanitari e politici appropriati.

L’articolo “Eating disorders in the time of COVID-19” di Stephen Touyz, Hubert Lacey e Phillipa Hay, pubblicato nel Journal of Eating Disorders, ha esaminato diversi elementi cruciali del rapporto tra pandemia e disturbi alimentari. Il Covid-19 ha generato una maggiore ansia, tristezza, rabbia e solitudine, soprattutto tra coloro che soffrono di anoressia nervosa, a causa dell’incertezza e dell’isolamento sociale. In aggiunta, la relazione con il cibo per questi pazienti è stata complicata dall’insicurezza alimentare e dagli acquisti impulsivi causati dal panico. La ricerca su epidemie passate come Mers, Sars e influenza ha evidenziato collegamenti tra sintomi neuropsichiatrici e l’epidemia stessa, suggerendo che il Covid-19 potrebbe comportarsi allo stesso modo, considerando la correlazione con la paura e i sintomi del disturbo da stress post-traumatico.

In Italia, i disordini alimentari sono stati notevolmente incrementati con la pandemia. Dall’ultima rilevazione del ministero della Salute, in Italia ci sono tre milioni e duecentomila persone affette da disturbi alimentari. Durante il lockdown, i dati del ministero hanno mostrato un aumento del trenta per cento dei pazienti, con una crescita particolarmente significativa tra i giovani. Il solo centro di Todi, che gestisce anche il Numero verde nazionale della Presidenza del Consiglio (800180969), ha segnalato un raddoppio delle richieste di aiuto nel 2020 e una triplicazione nel 2023.

In base a una ricerca condotta in diverse città italiane e riportata sul Journal of Affective Disorders nel 2021, si è osservato un incremento del venti per cento nei casi di ansia e depressione, del sedici per cento nei casi sintomatici post-traumatici, del trenta per cento negli attacchi di panico e del diciotto nell’insonnia tra i pazienti affetti da disturbi alimentari durante il periodo di lockdown. Dopo il lockdown, i sintomi non erano diminuiti ma erano rimasti stabili o erano addirittura aumentati. In un’analisi pubblicata sull’International Journal of Eating Disorders sono stati esaminati 53 studi con più di trentaseimila partecipanti, evidenziando forti cambiamenti nelle abitudini alimentari, nella solitudine, nella depressione e nel comportamento autolesionista durante i periodi di lockdown.

Secondo Laura Dalla Ragione, Direttore Scientifico della Rete Dca Usl1 dell’Umbria e docente al Campus Biomedico di Roma, «le origini post-traumatiche dei disturbi alimentari sono ampiamente dimostrate, e il Covid-19 e le misure restrittive collegate al lockdown sono state devastanti. Un ruolo importante lo hanno avuto i social media, dove gli adolescenti, aumentando il tempo passato online, sono stati esposti a influenze negative, soprattutto le ragazze seguendo influencer e fitness influencer su piattaforme come TikTok e Instagram». 

Secondo Matteo Balestrieri e Claudio Mencacci, autori della ricerca, la crisi sanitaria ha causato un aumento del trentasei per cento dei sintomi legati ai disturbi del comportamento alimentare e un incremento del quarantotto per cento dei pazienti ricoverati in ospedale. Questa crescita ha evidenziato l’importanza di una diagnosi medica adeguata. Il progetto “Manual” dell’Istituto Superiore di Sanità (Iss) ha avviato un’indagine per identificare i centri specializzati nella cura dei disturbi alimentari, ma si è riscontrata una carenza e una distribuzione inadeguata dei centri, soprattutto nel Centro-Sud Italia, evidenziando anche la necessità di un finanziamento stabile per garantirne il funzionamento. 

Uno dei modi migliori per affrontare questo problema è lavorare sul tempo, individuando sul nascere i disturbi per prevenire danni permanenti e potenzialmente mortali. È fondamentale un intervento organizzato e ben strutturato per fronteggiare questa crisi sanitaria. «L’assistenza a questi disturbi è molto a macchia di leopardo, ci sono regioni dove l’assistenza è garantita (Veneto, Umbria, Lombardia) ma altre regioni dove non ci sono invece Centri di assistenza e questo obbliga le famiglie a viaggi della speranza.

Il ministero della Salute ha stanziato nel 2022 un Fondo per il contrasto dei Disturbi dell’Alimentazione e della Nutrizione (DRG N.1038 del 30-10 2022 n-234) che è stato suddiviso tra le diverse regioni italiane. Il Fondo ha lo scopo di affrontare l’emergenza che si è determinata con l’aumento di casi di Disturbi del Comportamento alimentare, soprattutto in età evolutiva, a seguito delle misure restrittive per il Covid-19, favorendo il miglioramento dei servizi dedicati, laddove esistenti o determinando l’istituzione di servizi ex novo dove assenti.

Il Fondo è stato rinnovato per il 2025 in attesa che i disturbi della nutrizione e della alimentazione possano essere inseriti nei Livelli essenziali di assistenza». La dottoressa aggiunge: «La sfida è quella di rendere omogenea l’assistenza in Italia, la metà delle regioni italiane non ha strutture di cura adeguate». In aggiunta, l’utilizzo di Ozempic, un farmaco basato su semaglutide creato da Novo Nordisk per curare il diabete di tipo 2, ha suscitato dubbi riguardo alla sua eventuale correlazione con i disturbi alimentari. Nonostante Ozempic sia utile nel controllare il livello di zucchero nel sangue e nel promuovere la perdita di peso – caratteristica che ne sta favorendo una rapida diffusione su larga scala in tutto il mondo –, alcuni specialisti sono preoccupati che il suo potere soppressivo dell’appetito possa peggiorare o nascondere disturbi alimentari già presenti come anoressia e bulimia.

L’aumento della popolarità di Ozempic per la riduzione del peso ha portato molti a analizzare attentamente i suoi impatti psicologici e comportamentali, specialmente in persone suscettibili ai disturbi alimentari. 

La pandemia di Covid-19 ha messo in luce e peggiorato le vulnerabilità dei pazienti con disturbi alimentari, sottolineando l’urgenza di un intervento sanitario e politico appropriato e immediato. È fondamentale approfondire la comprensione dell’influenza della pandemia su tali problematiche e garantire un supporto completo e tempestivo. Una collaborazione comunitaria è essenziale per assicurare che i pazienti ricevano l’assistenza necessaria, con un maggiore focus sulla salute mentale e sull’accesso equo ai servizi di cura in tutto il territorio nazionale. Laura Dalla Ragione sottolinea che «sono molto importanti le campagne di prevenzione nel mondo della scuola e dello sport. Si sta lavorando molto ora sulla formazione dei medici e pediatri che possono intercettare precocemente i pazienti affetti da disturbi della nutrizione e della alimentazione».

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