Liaisons dangereusesLe infiltrazioni russe nel partito di Marine Le Pen

L’ampio consenso di Rassemblement National porterà nel parlamento francese eurdeputati pro Cremlino, compresi i candidati che hanno partecipato come osservatori alle elezioni farsa in Russia

AP/Lapresse

Non è la prima volta che il partito di Marine Le Pen è accusato di legami sospetti con Mosca ma, in occasione delle elezioni parlamentari anticipate convocate dal presidente Macron dopo il risultato delle europee, il tema è tornato di attualità, anche perché la Francia si è dimostrata uno dei principali obiettivi della strategia di destabilizzazione e interferenza russa. Durante una trasmissione radiofonica, il sindaco di Cannes ed esponente dei Repubblicani David Lisnard ha affermato che ci sono quindici candidati del Rassemblement National (Rn) che si sono prestati alla farsa di osservatori elettorali in Russia.

Secondo un’inchiesta pubblicata da Mediapart, i rapporti del partito di estrema destra con il regime russo non sono affatto sporadici, anzi si sono dimostrati duraturi e profondi. Precedenti inchieste avevano svelato un prestito per sei milioni di euro veicolato nel 2014 tramite una banca ceco-russa e poi passato alla società creditrice di Mosca Aviazapchast. Somma saldata nel 2023 dal partito ora guidato dall’astro nascente Jordan Bardella. Anche il padre di Marine, Jean-Marie Le Pen, aveva ottenuto un prestito analogo per finanziare la campagna elettorale.

Fino all’invasione del 2022, Marine Le Pen mostrava apertamente ammirazione per la Russia di Putin, così come faceva Matteo Salvini con le sue magliette sulla Piazza Rossa. Dopodiché si è dovuta riposizionare ma non ha abbandonato le sue convinzioni. Infatti, si è allineata alla narrazione russa per cui è il presidente Macron a spingere l’Europa verso un’escalation e la guerra, oltre a opporsi all’invio di certi aiuti e alle sanzioni.

Mediapart ha calcolato almeno quindici candidati alle elezioni di RN che avevano svolto missioni di osservazione elettorale o visite a Mosca con il beneplacito del regime. Tra questi c’è l’ex compagno di Marine Le Pen, Louis Aliot, invitato alle presidenziali russe del 2018. Ma figurano anche la sorella Marie-Caroline e suo marito Philippe Olivier, eurodeputato, che quell’anno incontrarono a Mosca l’oligarca Konstantin Malofeev, finanziatore di operazioni in Europa e coinvolto del tentato golpe russo in Montenegro del 2016. La figlia di Olivier, Nolwenn, è fidanzata con Bardella, indicato come primo ministro di un possibile governo di estrema destra.

L’amicizia tra Olivier e Malofeev non è casuale, perché deriva dal progetto, svelato nel 2022, di creare in Europa un’alleanza di partiti reazionari filorussi da poter influenzare e manovrare. Anche lui si è prestato come osservatore nel referendum farsa in Crimea.

Tra gli esponenti di Rn che hanno partecipato a queste attività di propaganda su invito dei russi ci sono i parlamentari e candidati Hélène Laporte, vicepresidente del partito, Virginie Joron, Julie Lechanteux, Jean-Lin Lacapelle. Hanno elogiato lo svolgimento delle elezioni nei territori occupati e quelle in Russia, dove tutta l’opposizione reale è stata eliminata fisicamente o è in prigione.

A conferma del fatto che l’asse rossobruno filorusso esiste non solo in Italia, Andréa Kotarac, ex attivista dell’estrema sinistra La France insoumise con origini serbe e iraniane, nel 2019 è passato all’estrema destra di Le Pen, mantenendo però le sue simpatie putiniane. Quell’anno si è infatti recato in Crimea per il forum economico di Yalta, insieme ad altri esponenti del partito come l’eurodeputato Thierry Mariani e Marion Maréchal Le Pen. Mariani, ex ministro e grande estimatore dei regimi di Putin, Basar al Assad e dell’Azerbaijan, è tra i principali promotori delle attività di propaganda tese a legittimare a livello internazionale le finte elezioni.

Inoltre, è coinvolto direttamente in varie campagne di disinformazione russa come la rete Doppelganger e il sito ceco Voice of Europe, salito alla ribalta per aver pagato diversi eurodeputati in cambio di dichiarazioni favorevoli a Mosca.

Completano la lista di parlamentari Rn con simpatie putiniane Dominique e Bruno Bilde, madre e figlio, osservatori nelle elezioni in Russia del 2017-2018. Frédéric Boccaletti e Ludovic Pajot ci sono tornati anche nel 2021. Ma il gruppo dei candidati filorussi del partito di Bardella e Le Pen, come se non fosse già abbastanza nutrito, include anche Pierre Gentillet, avvocato fondatore del Circolo Puškin e commentatore del canale russo RT, Jacques Myard, ex membro del partito di Sarkozy come Mariani, Rémy Berthonneau, già membro di un’associazione di amicizia franco-russa simile a quelle animate in Italia dal leghista Savoini.

Un caso che ha fatto preoccupare anche il controspionaggio francese è però quello di Tamara Volokhova, arrivata in Francia da Rostov-sul-Don nel lontano 2007, che si è inserita nell’ambiente dell’europarlamento a Strasburgo e nel 2020 ha ottenuto il passaporto francese. Nel 2022 si è anche candidata alle legislative per il Rassemblement National. In passato ha fatto l’assistente di Mariani, accompagnando gli eurodeputati francesi nelle loro visite moscovite.

La Dgs sospetta che sia una agente di influenza del Cremlino, ma nonostante ciò è stata scelta come consigliera da Bardella per i temi di sicurezza internazionale. Il suo caso ricorda per alcuni aspetti quello di Irina Osipova, la putiniana che accompagnava Salvini in Russia e che ha ottenuto la cittadinanza italiana per matrimonio, con la quale ha potuto essere assunta come funzionaria del Senato. L’ampio consenso di cui gode il partito di Le Pen rende possibile l’elezione di molti candidati filorussi all’assemblea nazionale francese, situazione che comporterà certamente un cambio di rotta almeno simbolico nei confronti del regime russo, intento a dividere e indebolire i paesi europei in un anno cruciale che culminerà con le presidenziali americane.

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