Gli impresentabiliLe mattane della destra rimettono in piedi l’opposizione, che ora è nelle mani di Schlein

La maggioranza avrebbe fatto bene a starsene tranquilla dopo la vittoria elettorale, invece ha scatenato i parlamentari più focosi nel pieno del G7. Un assist a una sinistra sempre più a guida Pd

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La destra ha rimesso in piedi, se non il campo largo, perlomeno un asse di sinistra Schlein-Fratoianni-Conte-Magi. E la segretaria del Partito democratico, che ha sentito anche loro, non dispera di agganciare anche Matteo Renzi e Carlo Calenda, i gemelli dell’autogol alle prese con il post-disastro delle Europee.

Martedì pomeriggio a piazza Santi Apostoli a Roma la sinistra farà quello che sa fare meglio: protestare contro la destra, una destra che ha obiettivamente innervosito il clima nelle aule parlamentari fornendo alle opposizioni le ragioni per gridare allo squadrismo.

Una linea strana, quella della destra. Invece di starsene tranquilla dopo un voto che ha messo il governo al riparo da problemi, ha scelto con i suoi parlamentari più focosi di scatenare baruffe, segno della “X” (Mas), scazzottate in aula – un «harakiri mentre c’è il G7», ha commentato uno che certo non passerà alla storia per l’aplomb, Ignazio La Russa.

È molto probabile che Giorgia Meloni, impegnata appunto in questo Truman Show che sembra il G7 pugliese, non abbia gradito le scene in Parlamento che tutti gli italiani hanno visto. Viene da dire che anziché placare gli animi, il voto li abbia eccitati. I meloniani di complemento e le seconde file dei leghisti hanno interpretato il voto europeo come la fine della Storia e, infatti, «la sinistra se ne faccia una ragione» è diventato il mantra più garbato che si ode da quella parte. Come se non si potesse più parlare. Deve essere più forte di loro, se persino una delle teste giudicate più fini di Fratelli d’Italia, Federico Mollicone, si è buttato a corpo morto nella super-zuffa di Montecitorio.

Elly Schlein, che già aveva in cantiere un giro di contatti con i leader delle opposizioni, ha colto la palla al balzo. Ha sentito tutti. «Dopo le aggressioni fisiche della maggioranza in Parlamento non possiamo accettare che anche il Paese sia ostaggio di questo clima di intimidazioni continue», per cui si va in piazza, un’occasione per ribadire il più fermo “No” all’autonomia differenziata che con il premierato costituisce per il Partito democratico una bomba sotto la Costituzione.

La ritrovata sintonia tra Schlein e Giuseppe Conte, con in più un ringalluzzito Nicola Fratoianni, è certo una risposta alla destra ma forse anche un primo effetto di un voto che ha posto fine alla telenovela su chi deve guidare l’opposizione dando la bacchetta da direttore d’orchestra alla leader del Partito democratico, e relegando l’avvocato che un tempo era “del popolo” a suonare il piffero nascosto tra i musici dell’opposizione. Dove Elly aspetta Carlo Calenda e Matteo Renzi, con buone possibilità che in qualche modo arrivino pure loro. Un bel capolavoro della destra.

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