Fortificato o conciato?Il Marsala spiegato facile

La classificazione del vino che si produce nel comune da cui prende il nome è affare complesso per i non addetti ai lavori. Vi aiutiamo a capire, per scegliere con cognizione di causa come degustarlo al meglio

Saline, mare, vento, un delizioso centro storico con un mercato coperto e tante chiese. Il condensato di Marsala potrebbe finire qui, se non fosse, a un certo punto, arrivato il vino che ha preso il nome dalla città.
Ma andiamo con ordine, e iniziamo dalla storia di questo vino ossidato così particolare.
John Woodhouse, mercante di Liverpool, portava vino e tante altre cose in patria: ma sul vino aveva delle difficoltà, perché dovendo viaggiare a lungo si rovinava facilmente. Per evitarlo, scoprì che andava “fortificato”, quindi reso più alcolico. Questo processo, ottenuto aggiungendo brandy al vino, lo rese ancora più amato dagli inglesi, appassionati di sapori forti. Era nato il Sicily Madeira, venduto anche alla corona.
Ma è un altro inglese che capisce l’importanza del territorio di origine e gli dà il nome di Marsala, seguendo l’esempio spagnolo e portoghese che ha studiato e che prevede di dare al vino il nome del luogo da cui proviene: è Benjamin Ingham, autore anche del primo disciplinare che dà tutte le informazioni su questo nuovo vino.
@Cantine Pellegrino
L’attività cresce in maniera rapidissima e arriva il nipote ad aiutarlo: è proprio lui, Joseph Whitaker, che apre il mercato americano e che porta il vino in un altro ambito a lui affine. Whitaker è infatti un mecenate che risiede sull’isola di Mozia, che ha usato arte e antiquariato per creare un vero movimento culturale.
È lui che vede nascere la cantina Pellegrino, una delle più celebri e conosciute della città, che porta una mentalità imprenditoriale e crea un volume d’affari importante, tanto da far diventare Trapani la provincia più vitata d’Italia. Visto il grande successo del Marsala, infatti, gli uliveti storicamente presenti sono stati convertiti a vigneti, cambiando il territorio e regalandogli una nuova fiorente vita.
Le grandi famiglie come Florio, di origine calabrese e Pellegrino, notaio marsalese, godevano di grande reputazione e ospitarono grandi regnanti e case della cultura: gli influssi internazionali erano importanti e qui si parlava francese e inglese.
Questa apertura portò a Marsala Josephine Despagne, che nel 1933 studiando come fare Cognac di cui era appassionata, si innamora del Marsala e diventa la patronne della “grande famille” Pellegrino, che oggi è celebrata in un’etichetta dedicata a lei – che mantenne la famiglia unita in un contesto sociale difficile – dalla Famiglia Pellegrino, che dopo il Marsala, dal 1980 ha iniziato anche a produrre i vini fermi, e oggi ha sei tenute con 150 ettari vitati, cinque a Trapani e una a Pantelleria acquisita nel 1992. Alla sesta generazione e dopo 140 anni di storia, producono più di sei milioni di bottiglie l’anno.
La famiglia Pellegrino
Ma che cos’è il Marsala?
Al vino base, che deriva da uve del vitigno Grillo, che dona sapidità e salinità, in cuvée con Inzolia, Catarratto e Damaschino, a fine fermentazione, vengono aggiunti distillati derivanti dalle stesse uve che ne aumentano così il grado alcolico totale, fino a 15/21 gradi alcol. Naturalmente ad aumentare è anche il grado zuccherino.
L’aggiunta si può fare con la mistella (mosto mutizzato con alcol) o con il mosto cotto (e in questo caso si parla di “conciatura”) e acquavite (e in questo caso si parla di “vino fortificato”).
Se al vino base aggiungiamo la mistella produciamo il Marsala Oro, se aggiungiamo il mosto cotto otteniamo invece il Marsala Ambra.
La quantità di queste aggiunte determina il grado di dolcezza: possiamo avere Marsala secco, semisecco o dolce.
Se invece aggiungiamo solo alcol (acquavite di vino), stiamo fortificando il vino ma non modifichiamo le caratteristiche organolettiche del vino base: in questo caso produrremo il Marsala Vergine.
C’è poi l’ultima classificazione, quella che dipende dal tempo: se il Marsala riposa almeno due anni in botte può essere definito Marsala superiore, dopo quattro anni diventa Marsala superiore riserva. Invece, ma solo per i fortificati quindi con aggiunta di solo alcol, avremo il Marsala Vergine dopo cinque anni, e il Riserva dopo 10 anni di invecchiamento.
Con che cosa si beve?
Per decenni considerato un vino da dopo pasto, al limite da abbinare alla classica pasticceria siciliana, il Marsala è invece un vino poliedrico che riesce – nelle sue tante versioni – a essere un prezioso alleato nell’esaltare anche piatti salati. Formaggi erborinati, caponata, sarde: le interazioni sono da testare, perché per ogni tipologia di Marsala si può sperimentare un abbinamento azzeccato. Particolarmente versatili i Marsala della linea dedicata ai fondatori da Pellegrino: con un packaging ironico e contemporaneo, sono diversi e identitari, e lasciano la voglia di abbinamenti inconsueti.

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