Cospirazionismo antieuropeoL’avvicinamento della Moldavia all’Europa scatena il nervosismo di Putin

Il sempre più probabile ingresso di Chișinău nell’Ue preoccupa la Russia, che reagisce con propaganda, complotti e una nuova offensiva, appoggiato dai separatisti filorussi della Transnistria. Tutto nell’apparente indifferenza dell’Occidente

AP/Lapresse

La Moldavia è sotto attacco e anche questa volta l’indifferenza dell’Occidente rischia di essere fatale. I russi hanno deciso di alzare il tiro concentrando la loro azione su due fronti: la destabilizzazione interna, fomentando i loro agenti nel Paese, e il costante ricorso alla minaccia di un’invasione militare. Quest’ultima è sintomo del nervosismo che si respira a Mosca per il progressivo avvicinamento di Chișinău all’Unione europea. Un nervosismo peggiorato dopo che a fine giugno sono stati formalmente avviati i negoziati per l’adesione della Moldavia all’Ue.

Si tratta di un primo passo importante del processo di integrazione continentale che nelle prossime settimane entrerà nel vivo con la fase di screening – il confronto tra la legislazione nazionale e quella europea per stabilire le modifiche necessarie per l’ingresso nell’Unione – alla quale seguirà lo stanziamento dei fondi preadesione. «Stiamo facendo tutto questo per avere un’economia forte, una giustizia giusta che sia al servizio del cittadino, dei suoi interessi e dei suoi diritti, nonché una capacità amministrativa nel governo in grado di far fronte a tutti i programmi», ha detto il primo ministro Dorin Recean, aggiungendo che la Moldavia ha tutto il «sostegno necessario» da parte della Commissione europea.

Avviato il percorso delle riforme, parallelo al referendum di ottobre sull’ingresso in Ue, la Russia è passata all’offensiva richiamando i suoi galoppini. Non stupisce, infatti, il tempismo col quale i capi della Transnistria (la regione separatista filorussa) hanno chiesto un colloquio con i rappresentanti Ue, abbandonando la loro proverbiale ritrosia verso il dialogo con la comunità internazionale per denunciare il «regime» di Chișinău. Il loro leader, Igor Krasnoselsky, ha segnalato all’ambasciatore Ue Jānis Mažeiks un presunto blocco bancario operato dal governo moldavo contro la regione oltre alla decisione dell’esecutivo di non firmare il documento di pace presentato a maggio. Una scelta che per Krasnoselsky è «incomprensibile». La questione in realtà è molto più facile da comprendere di quanto si possa credere dato che i secessionisti, oltre ad uno scontato referendum per l’indipendenza, hanno chiesto nel corso di questi mesi la «protezione militare» del Cremlino, auspicando un intervento armato nei confini del paese.

Nonostante la realtà dei fatti, le incursioni diplomatiche dei vertici transnistriani sono bastate a scatenare la macchina propagandistica di Mosca che ha subito rilanciato la notizia parlando di una Moldavia guerrafondaia, manovrata dall’Occidente e repressiva verso una minoranza interna che chiede solo la propria libertà. Un copione già letto, non dissimile dalle parole d’ordine care ai pacifisti nostrani. Ma nei piani di Putin la Transnistria è solo una delle carte da giocare contro la presidente Maia Sandu.

La scorsa settimana si è tenuta a Mosca una conferenza organizzata dall’Istituto dei Paesi della Comunità degli Stati Indipendenti (fondazione ritenuta vicina all’Fsb, il servizio segreto russo) dal titolo “La Repubblica di Moldavia rimarrà sulla mappa nel 2025?” nella quale è stata discussa l’imminente annessione del Paese alla Romania – una teoria cospirazionista cara all’ala oltranzista antieuropea –, la sua «sottomissione all’Ue e alla Nato» e la necessità per la Russia di «non rimanere indifferente» di fronte a questo processo.

In quest’occasione sono stati passati in rassegna tutti i cavalli di battaglia della propaganda russa, dalla «militarizzazione della Moldavia per spingere i cittadini in una guerra contro la Transnistria» (una voluta mistificazione dei recenti investimenti nella difesa operati dal presidente Sandu) all’avvicinamento «inevitabile» del paese all’Unione eurasiatica in caso di fallimento del referendum del prossimo 20 ottobre. Quello che sembra un semplice evento carico di retorica, con interventi di carattere esclusivamente ideologico, è in realtà una prova generale per discutere i piani di occupazione del territorio moldavo come testimoniato dalla presenza di consulenti dell’FSB che hanno trattato il tema analizzando l’apparato di sicurezza che fa capo a Chișinău.

L’incontro è stato organizzato dal deputato della Duma Konstantin Zatulin (principale azionista della fazione che vuole l’intervento in Moldova) e ha rivelato la sua natura eversiva grazie alla partecipazione di diversi politici moldavi tra cui il socialista Bogdan Țîrdea e una nostra vecchia conoscenza: Ilan Șor, l’oligarca fuggitivo a capo del blocco post-comunista «Vittoria» (Proboda). Dopo l’ultima visita a Mosca (quando i deputati filorussi sono rientrati in patria con i finanziamenti erogati dal Cremlino, facendosi arrestare appena sbarcati all’aeroporto), le quinte colonne ritornano alla base per ricevere istruzioni dai capi con l’obiettivo di destabilizzare la Repubblica.

Va infatti ricordato come questo appuntamento sia solo l’ultimo di una serie di riunioni simili dietro le quali si cela un network che coinvolge figure politiche nazionali ed esponenti di spicco di Russia Unita; un altro esempio è quello di una conferenza speculare organizzata da un’altra sigla, l’Istituto nazionale di ricerca per lo sviluppo delle comunicazioni in Russia, alla quale hanno partecipato Zatulin e Igor Dodon, leader del Partito Socialista moldavo già noto per i suoi rapporti torbidi con la Federazione russa e per le prese di posizione contro il sostegno all’Ucraina da parte della Moldavia («Maia Sandu ha caratteristiche che la rendono, secondo me, un dittatore più serio di altri che tu pensi siano dittatori o che così vengono chiamati» ha riferito Dodon ad un intervistatore di Current Time in merito agli investimenti nel campo della difesa e alle scelte in politica estera operate dal presidente).

Questa vasta rete che coinvolge pezzi della politica, oligarchi e servizi russi è responsabile di una campagna martellante contro l’esecutivo che nei giorni scorsi è passato al contrattacco: dopo l’arresto di Alexei Longu, leader fantoccio di Proboda per conto di Sor, le autorità stanno valutando la possibilità di condannare i vertici del partito per tradimento, un provvedimento avanzato dal ministro della Giustizia Olesea Stamate dopo aver appurato «l’aiuto ad uno stato estero, ad un’organizzazione straniera o ad entità incostituzionali nello svolgimento di attività ostili sul territorio della Repubblica di Moldavia».

Impedire agli oligarchi la partecipazione alle elezioni di autunno è un tentativo in extremis di frenare le ingerenze russe, ma non cancella il problema visto il livello di infiltrazione all’interno delle istituzioni e degli apparati di sicurezza. Nel frattempo, Maia Sandu e il governo moldavo continuano a lavorare per l’ingresso in Europa, avviando quelle riforme necessarie per garantire l’indipendenza e lo sviluppo della Repubblica, consci di essere tra i bersagli principali di Vladimir Putin. L’Europa ha un’occasione storica per impedire una nuova «operazione speciale» del Cremlino, ma il tempo è poco. La storia recente ci offre più di un motivo per non ignorare questi segnali.

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