Errore strategicoL’isolamento di Fratelli d’Italia al Parlamento europeo si vede anche nelle nomine delle commissioni

Il nostro paese ha ottenuto solo due presidenze di rilievo: la Commissione Ambiente al Pd (Antonio Decaro) e Questioni fiscali al Movimento 5 stelle (Pasquale Tridico), rendendo sempre meno rilevante il partito della presidente del Consiglio, nonostante l’ottimo risultato alle elezioni europee

L’elezione dei presidenti e dei coordinatori delle venti commissioni e delle quattro sottocommissioni parlamentari ha avuto l’esito previsto: otto sono andati ai popolari, cinque ai socialisti, tre a testa a liberali, verdi e conservatori e due alla sinistra. C’è tanta Germania e poca Italia, che ne ha eletti solo due: Antonio Decaro del Partito democratico nella commissione Ambiente e Pasquale Tridico dei Cinquestelle in quella delle Questioni Fiscali. Nessuno dalla maggioranza di Governo. Sebbene siano meno sotto i riflettori rispetto ai presidenti, anche i coordinatori dei gruppi politici all’interno delle commissioni esercitano un potere significativo. Ovviamente la loro influenza è maggiore in base alla dimensione del gruppo a cui appartengono e a seconda che siano o meno in maggioranza.

Fratelli d’Italia è il partito che ha ottenuto più voti alle elezioni europee arrivando quasi al ventinove percento e guida saldamente il Governo della terza economia dell’Unione. Ma in Europa, per ottenere ruoli di primo piano, anche in Parlamento, un buon risultato elettorale da solo non è sufficiente. Vanno trovati dei compromessi con le altre famiglie politiche, cosa che Meloni non è riuscita a fare. La premier paga una strategia sbagliata che rischia di ridimensionarne l’immagine a livello internazionale e che probabilmente avrà ripercussioni anche sul peso del portafoglio del prossimo Commissario italiano. 

Meloni ha provato fino all’ultimo a ottenere il massimo, convinta che alla fine sarebbe stata lei la vera queenmaker. Così non è stato. Von der Leyen ha fatto a meno dei voti di Fratelli d’Italia cercando la sponda dei Verdi e la presidente del Consiglio è rimasta col cerino in mano. I ventiquattro deputati di Fratelli d’Italia hanno votato contro la rielezione della leader tedesca e Meloni è stata così la prima Presidente del Consiglio della storia italiana a non sostenere la candidata espressa dalla maggioranza (persino il governo giallo-verde nel 2019 aveva appoggiato von der Leyen). 

Le commissioni
Una strategia che al momento esclude Fratelli d’Italia dalle cariche di vertice anche in Parlamento, fatta eccezione per Antonella Sberna eletta recentemente vicepresidente. Nessuna presidenza delle commissioni parlamentari, dunque, ma una serie di vicepresidenze tra le quali Industria, Pesca, Ambiente e Sviluppo Regionale. Con cinque deputati in commissione Industria (quasi un record) e tre nelle commissioni Ambiente e Agricoltura, Meloni vuole presidiare i settori legati alle imprese ma l’incisività di Fratelli d’Italia, non essendo in maggioranza, sarà piuttosto limitata.

Discorso diverso per il Partito Democratico che oltre al buon risultato elettorale fa anche parte del secondo gruppo del Parlamento europeo e questo, ovviamente, ha agevolato il lavoro di Elly Schlein. La segretaria dem ha ottenuto la presidenza della commissione Ambiente (la più grande insieme a quella sull’Industria con novanta membri) che sarà guidata da Antonio Decaro in un periodo molto delicato, durante il quale l’Europa dovrà decidere se e come portare avanti il green deal. L’idea di puntare sulla presidenza di Envi, magari sacrificando altre commissioni, appare una scelta logica in linea con l’identità che la segretaria vuole dare al Pd. Ad affiancare l’ex Sindaco di Bari anche Corrado e Moretti. I democratici avranno poi tre deputati nelle commissioni Agricoltura e Industria e due in quella Affari Esteri. 

Al Pd vanno anche le vicepresidenze delle commissioni Trasporti, Industria, Libertà civili e Bilanci e i coordinatori delle commissioni agricoltura (Dario Nardella) e Mercato internazionale (Brando Benifei), oltre alla vicepresidenza del Parlamento con la riconferma di Pina Picierno che la scorsa settimana a Strasburgo ha ottenuto oltre quattrocento voti. In generale le scelte di Schlein sono sembrate abbastanza coerenti in linea con le priorità politiche del Pd. 

Herbert Dorfmann del Südtiroler Volkspartei sarà invece il coordinatore in commissione agricoltura per il Partito popolare in quota italiana. Una nomina importante in una delle commissioni più delicate che però rischia di essere l’unico risultato dei popolari del nostro Paese. Nonostante il buon esito elettorale la delegazione italiana è la quinta del Ppe per numero di deputati e nemmeno l’influenza di Tajani è riuscita a far ottenere la presidenza di una delle commissioni andate, in larga maggioranza, a tedeschi, polacchi e spagnoli.

Chi resta con un pugno di mosche in mano è la Lega di Matteo Salvini. Attorno al suo nuovo gruppo dei Patrioti per l’Europa è stato innalzato un cordone sanitario che ha impedito ai partiti di Le Pen, Orban e compagni di ottenere cariche significative a Bruxelles. Una beffa annunciata per il ministro dei Trasporti italiano che si aggiunge alla retromarcia dei Patrioti sul generale Vannacci, prima eletto vicepresidente del gruppo, poi sconfessato.

Rispetto a cinque anni fa fanno un passo in avanti i 5 stelle che a differenza della scorsa legislatura si sono iscritti a un gruppo. Dopo vari tentativi andati male con Liberali, Socialisti e Verdi, i pentastellati sono infatti riusciti ad accasarsi in The Left e hanno ottenuto la Presidenza della commissione Questioni Fiscali con l’ex presidente dell’Inps Pasquale Tridico.

In linea generale ci si poteva aspettare di più dalle delegazioni del terzo Paese dell’Unione per numero di deputati. Un risultato sotto le aspettative, forse al pari dei francesi. Ma se per Parigi c’è l’attenuante del cordone sanitario contro il primo partito, quello di Le Pen, l’Italia paga la strategia sbagliata di Meloni che avrebbe potuto ottenere molto di più per Fdi appoggiando von der Leyen, anche in vista della scelta del futuro Commissario italiano. Sarebbe stato nell’interesse nazionale, prima ancora che del suo partito. Invece la presidente del Consiglio, con uno sguardo a quanto sta accadendo a Washington, ha preferito gli zeru tituli in Europa, avviando un riposizionamento nazional populista dopo la presunta svolta moderata di questi ultimi due anni.

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