Accade a SusafaRidare vita a un’antica comunità agricola ripristinando il lavoro nei campi

Un eco-resort che ribalta il concetto di lusso mettendo al centro le risorse ambientali, le tradizioni di un tempo e gli antichi rituali

Qualche giorno fa vi abbiamo parlato di un nuovo modo di vivere il lusso, una progressiva ri-concettualizzazione di un pensiero, legato al viaggio e all’ospitalità, che sta progressivamente prendendo piede in Italia e in Europa. Questa riflessione è nata dopo un soggiorno lento e isolato presso Susafa, un eco-resort immerso nei campi di grano della Sicilia, dove oltre al vento che muove le spighe e scompiglia le palme, l’unico rumore vero è quello della mietitrebbia in lontananza.

Un complesso che ricorda, per grandezza e dimensioni, quello di una contrada di primo Novecento, da sempre di proprietà della famiglia Saeli-Rizzuto, imprenditori agricoli e protettori di un sapere a rischio estinzione. Anni di lavoro, tradizioni perpetuate e protezione di un luogo, che è stato nel tempo centro di risorse e sostentamento per oltre cento famiglie e cinquecento persone. Dopo un primo restauro meticoloso ultimato già tra il 2004 e il 2005, è solo nel 2008 che Manfredi Rizzuto, la quinta generazione e terzo di quattro fratelli, sceglie di intraprendere un percorso diverso. Non certamente più semplice ma gratificante, più coerente, più rispettoso dei valori del nucleo famigliare e del bagaglio storico che Susafa stessa si porta appresso.

«Dopo la riforma agraria del 1964 questa proprietà subì, come tante altre nel meridione, un progressivo abbandono per via dell’esodo di massa nelle città. La situazione fu aggravata dall’arrivo della meccanizzazione che non giovò alla forza lavoro. Con la riforma, quelle che un tempo erano coltivazioni dedicate a sostenere le comunità locali vennero eliminate per massimizzare la produzione attraverso la coltivazione del grano. Quello che abbiamo deciso di fare noi, e che continuiamo a portare avanti non senza fatica, è far tornare questa proprietà al suo stato originario. Quindi ripristinare un orto, un frutteto, dei terreni dedicati alla coltivazione di legumi e ovviamente dedicarci alla semina del grano» spiega Manfredi.

Il nostro tour nella proprietà ricorda quasi un safari, abbracciati ad ogni punto cardinale da spighe di diverso colore, purtroppo non così lunghe per via della grave emergenza d’acqua. «La proprietà è coltivata principalmente a grano, duecentocinquanta ettari in totale a rotazione annuale, e di cui solo una piccola percentuale è biologica, circa otto ettari». Proprio perché un tempo Susafa era una comunità autosufficiente, quello che Manfredi, insieme a sua sorella Sara, cercano di riportare in vita è un approccio virtuoso all’ospitalità, al relax e allo svago, che passa attraverso una progressiva riscoperta delle tradizioni e del passato siciliano. Ogni oggetto, dettaglio, mobile e impronta stilistica è stata data da questo ragazzo, mettendo a frutto una grande passione e la capacità – un vero e proprio tesoro – di interpretare correttamente e con rispetto le esigenze del luogo, senza mancare di coniugarle con una clientela internazionale e desiderosa di attenzioni.

Nel rispetto dei riti antichi e familiari, sono tante le attività proposte per la clientela con lo scopo preciso di diffondere un sapere oltre che intrattenere. La parte più attiva è sicuramente quella della scuola di cucina, che grazie a Rita e al suo staff, propone corsi di cucina su dolci cannoli, biscottini di mandorle, cassata siciliana, crostate, pasta fresca e pane. Il sabato è possibile fare una degustazione guidata di vino, spaziando tra le etichette selezionate da Manfredi.

Non mancano massaggi, passeggiate nell’orto, nei campi, un pic nic sotto gli alberi o un garden tour. L’aperitivo è forse il momento più richiesto perché in mezzo al grano ogni anno viene posizionata una terrazza che affaccia sui campi. Il colore ligneo della struttura, unito alle spighe dorate e ai toni caldi del tramonto, crea letteralmente un set da sogno per chiunque riesca a prenotarsi questo spot per tempo. A richiesta, uno chef privato è in grado di preparare piccoli snack di accompagnamento, dal tonno in tartare alle fritture di panelle e fiori di zucca.

L’altro luogo del cibo, oltre che area protagonista di una delle migliori colazioni degli ultimi tempi, è il granaio. «Mi ricordo benissimo di quando ci lanciavamo scivolando dall’alto dei covoni verso il basso. Era il nostro passatempo preferito» mi confessa Sara. Se sono in molti quelli che si aspetterebbero di vedere in questo contesto una cucina firmata da uno starchef o una proposta articolata d’autore, quello che accade a Susafa è diverso.

In direzione contraria rispetto al presente, e da un certo punto di vista rinunciando a un motivo ulteriore di promozione della struttura come ristorante di destinazione, da Susafa si mangia come a casa. Con la vellutata di pomodoro dolce che arriva dalle conserve dei pelati estive, le verdure sono dell’orto o a km zero, il pane fatto in casa, la pasta lavorata con gli stessi grani della proprietà e una buona scelta di piatti della tradizione. Il menu cambia, si adatta alle provviste e alle giornate, agli arrivi e alla disponibilità di carne o pesce, senza fremere di dettagli ma offrendo un’esperienza che dialoga al cento per cento con il luogo in cui si trova.

Questo aspetto fa parte di una più ampia filosofia, Seminiamo il futuro, che Sara e Manfredi hanno scelto di adottare già in fase di ristrutturazione, nella scelta degli arredi e oggi nei servizi offerti. La maggior parte di materiali usati è eco-sostenibile, l’acqua arriva dai tanti pozzi che attingono dalle riserve naturali e si cerca di avere un impatto ambientale inferiore alla media e coerente con le esigenze della struttura. Anche agli ospiti viene richiesto uno sforzo in più in questo senso, adottando piccole attenzioni verso l’ambiente e sposando, laddove possibile, i principi suggeriti dalla proprietà.

Il progetto Susafa propone dunque un modello di ospitalità nuovo, una visione del mondo hôtellerie decisamente contemporanea ed evoluta, unita ad un’apertura al cambiamento che non esclude il comfort e le attenzioni di un boutique hotel. Il design minimalista si combina con l’atmosfera rustica e agricola, delineando i nuovi confini di una villeggiatura consapevole e chic.

Contrada Susafa
Polizzi Generosa

Palermo

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