Stelle cadentiIl contrappasso di Beppe Grillo e il pericoloso partito banale di Conte

Il fondatore del M5s vorrebbe mantenere il controllo della sua creatura politica, ma l’avvocato di Volturala Appula ha costruito un cerchio magico così affidabile da poter vincere l’Assemblea di ottobre. Il Pd si ritroverà a dover affrontare un competitor interno al centrosinistra e forse un partito guidato da Di Battista-Raggi

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Cosa vuole Beppe Grillo è chiaro: riprendersi «il giocattolo», come lo ha definito Massimiliano Panarari, uno dei primi studiosi a occuparsi del fenomeno dell’antipolitica a cinque stelle – sono passati vent’anni ormai: quel giocattolo sottrattogli nel tempo da Giuseppe Conte, che al futurismo antipolitico del comico genovese ha opposto la scaltrezza del politico di professione armato di un certo trasformismo prettamente meridionale con la fissa del potere. 

Era ovvio che le due visioni fossero destinate a entrare in rotta di collisione: ed è ciò che sta avvenendo. Si va verso questo redde rationem all’Assemblea di ottobre con Conte in vantaggio, forte di un particolare consenso personale legato appunto alle sue pratiche trasformistico-clientelari (i due governi di colore diverso, le misure di carattere assistenzialistico) e abile nel creare un cerchio magico molto meno scoppiettante di quello di Grillo ma proprio per questo più professionale: Stefano Silvestri, Vittoria Baldino, Barbara Floridia, Maria Castellone non saranno dei giganti ma appaiono persone normali, a differenza dei “matti” della prima ondata, gli Alessandro Di Battista, le Virginia Raggi e le Paola Taverna, per fare tre nomi che oggi non a caso stanno con Grillo per la riconquista del Movimento. 

È dunque probabile che vincerà l’avvocato del popolo, e in teoria potrebbe essere una buona notizia il fatto che la Politica dovrebbe avere la meglio sull’Antipolitica, un passaggio che anche simbolicamente chiuderebbe quel capitolo aperto dalla clamorosa estroversione del comico, sommata all’infrastruttura ideologica e pratica inventata da Gianroberto Casaleggio.

Potrebbe essere un segno dei tempi, una conferma che in qualche modo (limpidamente negli Stati Uniti, dove a Chicago si sta vedendo un clamoroso ritorno di un partito vero e di un gruppo dirigente di alto livello) si sta tornando a un ritorno alla Politica. 

Tuttavia è probabile che il partito normale di Conte andrà a caccia di potere e rendite di posizione mediante liturgie e tattiche tipiche della più tradizionale lotta politica. Questo “partito normale” (che come tale potrebbe e dovrebbe abolire il tetto dei due mandati, e forse anche cambiare nome) farà parte della coalizione del nuovo centrosinistra in perenne competizione con il Partito democratico e la sua leader, la quale sarà anche “testardamente unitaria” ma deve sapere che avrà a che fare con un partito scaltro, tendenzialmente estremista soprattutto in politica estera (che ancora non sceglie tra Kamala e Trump!), pronto a mettere i bastoni tra le ruote ricorrendo a demagogia e populismo: in pratica, il “partito normale” potrebbe diventare una serpe in seno da ammansire ogni giorno. 

Infine, sarebbe paradossale se nascesse un partitino grillino fuori dai poli guidato da Di Battista e Raggi proprio mentre il sistema va verso due grandi contenitori alternativi: per Schlein un altro problema.

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