Questione di linguaggioA volte serve leggerezza per rendere piacevole una degustazione di champagne

Per ogni compagnia e in ogni occasione, bisogna saper adottare il giusto registro e la giusta modalità di comunicazione. Senza necessariamente assumere una posa cattedratica

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La canzone “Panico!”, contenuta nel quarto album registrato in studio dal gruppo musicale toscano dei Baustelle, si apre con il seguente, aridissimo dialogo tra il cantante Francesco Bianconi e la voce recitante di Laura Polizzi.

Lui, tono grave, arrocchito: «Hai mai provato l’orrore?»

Lei, distante, sbadata: «Cosa?»

Questa efficace rappresentazione artistica di quanto sia difficile comunicare mi ricorda un episodio accaduto una sera d’autunno, nel corso della quale conducevo una degustazione di alcuni champagne per un piccolo gruppo di persone.

Avevo incominciato da poco a somministrare dettagliatissime informazioni in materia di uve, di composizione dei suoli e di prerogative stilistiche dei diversi produttori, quando venni interrotto dal chiacchiericcio annoiato delle tre giovani donne sedute sul divanetto dirimpetto a me.

Non mi dispiacqui per l’interruzione, bensì per la mia ottusità; avevo assunto una posa cattedratica, e invece c’era voglia di spensieratezza. Cambiai registro e trascorremmo una piacevole serata, discorrendo di libri, di viaggi, di amori e di altre cose belle della vita.

I vini assecondarono, docili, la nostra conversazione. Credo che nessuno di noi li dimenticherà mai, così come non si dimentica un’amicizia, che avvolge nel tepore rassicurante di un abbraccio.

Vino consigliato

Champagne Brut Nature “Fidèle”, Vouette et Sorbée

Sono loro grato per avermi indotto al ravvedimento, quella sera d’autunno durante la quale mettevo in scena la mia goffaggine saccente, che avviliva il gusto di un calice di vino bevuto in piacevole compagnia. Finì che vuotammo la bottiglia; peccato non averne avuta un’altra.

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