
«Non si può essere seri a diciassette anni, quando i tigli sono verdi lungo il viale», scriveva un giovanissimo Rimbaud in una delle sue prime poesie: “Romanza”. Anche i poeti hanno diciassette anni, e lui a questa età percepiva sì il sapore dolcissimo delle birre, del sole di maggio e delle serate con gli amici, ma anche la ribellione contro l’amarezza dell’età adulta, incombente con le sue preoccupazioni, responsabilità, amici persi e primi amori tormentati. Rimbaud aveva catturato qualcosa di eterno: la leggerezza e il desiderio di scoperta, l’idillio, ma anche l’istinto di difesa che durante l’adolescenza ci protegge da qualcosa di estremamente doloroso: crescere.
Eppure, da adolescente, il mio disorientamento non si placava con le poesie, ma con i film. Ne divoravo almeno due al giorno, alla ricerca incessante di storie in cui potermi ritrovare, dare un senso e un sollievo al mio caos mentale. Così è nata una lista in cui non mancano i cult degli anni Ottanta come “The Breakfast Club” e “Sixteen Candles”, in cui i temi principali erano il conflitto generazionale, le prime esperienze amorose e il desiderio di ribellione, affrontati quasi sempre con personaggi volutamente stereotipati: il nerd, l’atleta, la ragazza popolare e il bullo. Una semplificazione che, pur bilanciando ironia, leggerezza e turbamento, lasciava fuori dall’inquadratura qualcosa di importante.

Ma c’erano anche film a me più vicini, usciti tra il 2001 e il 2008, come “I Tenenbaum” (2001), “Pretty Princess” (2001), “Mean Girls” (2004), “Thirteen” (2003) e “Napoleon Dynamite” (2004). In quegli anni, sebbene la tendenza fosse quella di proseguire con personaggi incastonati in archetipi all’interno di commedie romantiche e avventure scolastiche, alcune eccezioni facevano intuire un cambio di rotta. Le studentesse stavano finendo di scoprirsi principesse, nascevano “Little Miss Sunshine” (2006), “Persepolis” (2007), “Juno” (2007): ciascuno di questi riusciva ad arricchire lo spettro delle emozioni della mia generazione con mille sfumature, negative e positive, e a riconoscergli un posto, e una validazione, nel mondo fuori dalla nostra testa.
Dal 2010 in poi, infatti, le conseguenze della crisi finanziaria e dell’esplosione dei social media hanno iniziato a cambiare i nostri mondi interiori e anche il modo con cui il cinema capisce di doversi rivolgere agli adolescenti e a raccontarli. I film hanno iniziato a offrire rappresentazioni più autentiche e sfaccettate delle esperienze giovanili, della salute mentale, della sessualità, delle comunità LGBTQ+, delle tematiche di genere e dei background culturali: sono gli anni di “The Perks of Being a Wallflower” (2012), “Blue Is the Warmest Color” (2013) e “Lady Bird” (2017), che hanno aiutato a infrangere gli stereotipi e i pregiudizi sulle sfide dell’adolescenza.

Non si può essere seri a diciassette anni, eppure oggi gli adolescenti hanno sempre più motivi per esserlo. A questa età è difficile credere alle poesie; i film, invece, sanno sempre come parlarci e, a volte, portarci anche le parole dei poeti. Io quella di Rimbaud l’ho scoperta più tardi, quando avevo vent’anni e l’ho sentita recitata a memoria dagli alunni del film “Giovane e bella” (2013), di François Ozon.
Ecco perché l’esigenza di raggruppare questi prossimi alle sale o appena usciti, da aggiungere alla watchlist. Titoli sull’adolescenza da fare propri, con cura. Per chi questa fase fugace ma allo stesso tempo indelebile la sta attraversando e per chi, come me, ogni tanto sente la necessità di rievocarla. Perché, come diceva Scola, «i libri non puoi metterli a caso. (…) Se vicino ad Anna Karenina c’è Don Chisciotte, di sicuro quest’ultimo farà di tutto per salvarla». Chissà che con i film e gli scaffali della nostra immaginazione non sia poi lo stesso.
Amen
Diretto da Andrea Baroni, si concentra sulle vite di tre sorelle, Sara (Grace Ambrose), Ester (Francesca Carrain) e Miriam (Valentina Filippeschi), che vivono in un casolare isolato di campagna insieme al padre Armando (Luigi Di Fiore) e alla nonna Paolina (Paola Sambo). Le ragazze vengono educate secondo le rigide tradizioni dell’Antico Testamento: Sara è la più devota e mistica delle tre, completamente immersa nella fede e nella vita spirituale.
Ester, invece, è ribelle e curiosa del mondo esterno, desiderosa di scoprire cosa si trova oltre la loro valle isolata. Miriam, la più giovane, è ancora influenzabile e in cerca di una propria identità. La loro vita subisce uno stravolgimento con l’arrivo di Primo (Simone Guarany), un nipote di Paolina che aiuta le sorelle a mettere in dubbio la disciplina imposta dalla famiglia, tra sentimenti e pensieri contrastanti. Presentato in anteprima alla 41esima edizione del Torino Film Festival, “Amen” ha vinto il “Premio Interfedi”.
Quattro Figlie
Il docu-film, diretto da Kaouther Ben Hania, intreccia realtà e finzione per raccontare la storia della famiglia di Olfa (Hend Sabri), una donna tunisina che si è trasferita in Francia con le sue quattro figlie. Nonostante Olfa lavori duramente, le condizioni in cui la famiglia vive sono critiche e fa molta fatica a integrarsi. Questa situazione scatena un senso di ribellione nelle figlie maggiori Rahma e Ghofrane , al punto che entrambe prendono la decisione di unirsi all’organizzazione terroristica Daesh in Libia.
Inevitabilmente questo provoca una frattura tra loro e il proprio microcosmo familiare, lasciando Olfa e le due figlie minori, Eya e Tayssir, tra la perdita e il dolore. Il film ha ricevuto numerosi riconoscimenti, tra cui il Premio L’Œil d’or al Festival di Cannes 2023, ed è stato candidato agli Oscar come miglior documentario.
Holy Shoes
Il regista esordiente Luigi Di Capua, membro del gruppo comico “The Pills”, ci porta in una Roma desolata e destrutturata con il suo film, che segue le vicende di Filippo (Raffaele Argesanu), un adolescente disposto a tutto pur di sentirsi parte di un gruppo e conquistare Marianna (Ludovica Nasti), una ragazza della sua scuola.
Nel tentativo di attirare la sua attenzione e quella dei suoi coetanei, Filippo prende decisioni pericolose legate a un paio di scarpe alla moda. Potente simbolo del consumismo moderno, queste diventano per Filippo e per gli altri personaggi l’oscuro oggetto del desiderio, capace di alterare la loro percezione di sé e dei loro rapporti con gli altri. “Holy Shoes” è stato presentato fuori concorso al Torino Film Festival 2023, ricevendo una buona accoglienza dalla critica.
Dìdi (弟弟)
Ambientato nell’estate del 2008 nella Bay Area della California e diretto da Sean Wang, il film ha come protagonista Chris (Izaac Wang), soprannominato Wang Wang, un tredicenne taiwanese-americano che trascorre l’ultima estate prima di iniziare il liceo. Impaurito da questa nuova fase della sua vita, Chris cerca di imparare tutto ciò che la sua famiglia non può insegnargli, come per esempio fare skateboard, flirtare e baciare.
Nella sua ricerca di indipendenza, deve fare i conti con il rapporto complicato e a volte violento con la madre (Joan Chen). “Dìdi” ha riscosso grande successo al Sundance Film Festival del 2024, vincendo sia il premio del pubblico per il miglior film drammatico statunitense che il premio speciale della giuria per il miglior ensemble..
In the Summers
“In the Summers”, diretto da Alessandra Lacorazza Samudio, segue le vicende di due sorelle latine, Violeta (Lio Mehiel) ed Eva (Sasha Calle). Ogni estate, le due si recano a Las Cruces, nel New Mexico, per trascorrere del tempo con il loro amorevole ma instabile padre, Vicente (René Pérez). Nonostante l’affetto che lega la famiglia, la fragilità di Vicente, aggravata dalla sua dipendenza, pone le sorelle in situazioni difficili e pericolose. Il film ha ottenuto un grande plauso al Sundance Film Festival 2024, vincendo due premi, tra cui il prestigioso Grand Jury Prize nella categoria US Dramatic..
Girls Will Be Girls
Questo film indo-francese presentato dalla regista Shuchi Talati ha come protagonista Mira (Preeti Panigrahi), una sedicenne che vive tra le rigidissime regole di un collegio situato tra i monti dell’Himalaya. Mira è una studentessa modello, ma le cose si complicano quando si innamora di un nuovo compagno di scuola, Sri (Kesav Binoy Kiron): scopre così la forza del desiderio, la sessualità e la ribellione.
A complicare la situazione è il rapporto con la madre Anila, che non ha mai avuto la possibilità di vivere pienamente la propria adolescenza. “Girls Will Be Girls” ha ricevuto riconoscimenti significativi, inclusi il World Cinema Dramatic Audience Award e un premio speciale della giuria per la recitazione al Sundance Film Festival del 2024.
L’innocenza (Monster)
Il celebre regista giapponese Kore’eda Hirokazu ci racconta la storia di Minato (Soya Kurokawa), un adolescente silenzioso e riservato che ha perso il padre quando era ancora molto piccolo. Minato vive con sua madre (Sakura Ando), che lavora come impiegata in una stireria e affronta le sfide quotidiane della sua età, ma ciò che sembra essere la fonte maggiore di stress per il ragazzo è il rapporto con un suo insegnante, eccessivamente severo.
La madre, preoccupata per il benessere del figlio, interviene per difenderlo, scontrandosi duramente con la preside della scuola. Tuttavia, la situazione si complica: ci si chiede se Minato stia dicendo la verità riguardo ai comportamenti del professore o se quest’ultimo sia in realtà innocente. Il film ha vinto il premio per la Migliore Sceneggiatura al 76° Festival di Cannes nel 2023.
Una Spiegazione per Tutto
Diretto da Gábor Reisz e ambientato nell’attuale Ungheria di Viktor Orbán, la storia segue Abel (Adonyi-Walsh Gáspár), un diciottenne di Budapest che si prepara a sostenere l’esame di maturità. Il ragazzo vive sotto una forte pressione, sia a causa delle aspettative della sua famiglia, sia dei sentimenti non dichiarati per la sua amica Janka (Lilla Kizlinger).
Durante l’esame, Abel indossa una spilla con i colori della bandiera ungherese, simbolo di appartenenza nazionale, che viene notata dal suo professore di storia, Jakab (András Rusznák), un progressista che aveva già avuto scontri ideologici con il padre di Abel, György (István Znamenák), nazionalista convinto. Questo episodio risucchia Abel in un vortice emotivo dove orgoglio, paura, giustizia e desiderio di libertà se lo contendono. “Una Spiegazione per Tutto” è stato acclamato al Festival di Venezia 2023, dove ha vinto il premio nella sezione Orizzonti. Il film sarà disponibile dal 27 agosto sulla piattaforma “IWONDERFULL PRIME VIDEO CHANNEL”.