Il cambiamento climatico è ormai una certezza, o perlomeno lo diventerà presto, troppo presto, anche per chi ancora miope crede che ciò che sta succedendo sia solo una bizzarria climatica. In ogni caso, a noi che ci crediamo, risulta piuttosto chiaro perché un imprenditore lungimirante come il produttore Albino Armani abbia deciso di spostare la sua attenzione, e non solo quella, in un territorio incontaminato, in altitudine, al tanto agognato “fresco”, come quello del Monte Baldo, per allargare la sua produzione spumantistica, e non solo.
Ma facciamo un passo indietro. Come ben illustrato durante il convegno tenutosi l’11 ottobre scorso nello splendido palazzo Eccheli Baisi di Brentonico, il nostro clima non differisce di molto da quello che si poteva incontrare fra il 1200 ed il 1300 d.C. nelle valli trentine. Non illudetevi, però: se andiamo a verificare la curva delle temperature che mostrano la velocità del riscaldamento globale a quei tempi e la confrontiamo con l’attuale riscaldamento vi accorgerete che il riscaldamento in epoca medioevale è proseguito per cinquecento/seicento anni, il riscaldamento attuale è invece una retta impennata con tendenza al suicidio di massa che dura da poco più di cento. In ogni caso, faceva caldo, c’era proprio un bel teporino. Un fattore ben documentato dagli ecclesiastici dell’epoca, gli unici ad avere uno storico ai tempi, ma anche un fattore dimostrato dalla colonizzazione e dalla coltivazione delle valli da parte dell’uomo in quegli anni. Infatti, proprio al tardo Medioevo si deve la colonizzazione delle aree montane nelle valli alpine, non solo per motivi climatici come si diceva qui sopra, ma anche grazie all’enfiteusi introdotta dal clero in quegli anni, che dava quindi la possibilità ai poveri agricoltori di diventare proprietari e di tramandare la proprietà del pezzo di terra che lavoravano, a patto che ne migliorassero le caratteristiche agrarie. Vi starete chiedendo cosa c’entra tutta questa manfrina storica rispetto al ben più attuale e terreno incontro avutosi a Brentonico e pensato da Albino Armani: c’entra eccome!
A ogni nuova necessità, l’uomo fa infatti fronte spostandosi, cambiando abitudini, modificando territori, tradizioni, comunità e storie. Proprio su questo punto si è interrogato Armani, coinvolgendo diversi relatori, due dei quali ci hanno particolarmente colpito e ci hanno dato modo di ragionare sul vero tema della manifestazione, Attilio Scienza e Alessandro de Bertolini. Il primo riportando l’attenzione fra lo stretto legame presente fra viti e ambiente che le circondano, il secondo facendo intendere quanto l’antropizzazione di un luogo possa essere positiva se ben pensata diventando “scultori di territori e paesaggi” e non solo abitanti di luoghi.
Alla luce di questi spunti viene da chiedersi, e Armani l’ha fatto o quantomeno sta provando ad interrogarsi: come ci si approccia a un territorio incontaminato dal punto di vista viticolo senza snaturarlo, senza imporre una viticoltura prepotente e squisitamente produttiva? Come si coinvolge la comunità facendola diventare parte di un progetto comune? Come si preserva un equilibrio che dura ormai da centinaia di anni e se ne crea uno nuovo, che non sia solo sostenibile ma soprattutto durabile nel tempo? Né Armani né i bravissimi e preparati relatori hanno saputo rispondere a queste domande e a molte altre che si sono posti e che ci siamo posti, ma una cosa è certa: la sfida è lanciata, le viti sono già a dimora e da quello che abbiamo assaggiato a fine serata possiamo solo dire che la voglia, l’intraprendenza, le idee, la tecnica sono tutte sul campo. Rimane solo da capire come portarle a sistema in un luogo che ha moltissimo da offrire ma che forse è restio ai cambiamenti radicali, e d’altronde come potremmo dargli torto.
Siamo curiosi quindi di assaggiare ciò che nascerà dalle giovane viti piantate a considerevole altezza, ma siamo ancora più curiosi di capire se un vero sistema simbiotico sociale e viticolo sia ancora possibile ai giorni nostri o se sarà l’ennesima visione di un illuminato imprenditore agricolo che si troverà in futuro a parlare in solitaria di una lodevole iniziativa.
