La mancata autorizzazione della manifestazione dei pro-Pal di sabato a Roma «è un ulteriore attacco alla libertà da parte di questo governo». Non lo ha detto uno di quei ragazzotti che bruciano le bandiere americane e israeliane o espongono cartelli antisemiti contro Liliana Segre. Lo ha affermato Rosy Bindi, ex ministro, ex vicepresidente della Camera dei deputati, alla tv che più la invita, La7. Da mesi queste manifestazioni per i palestinesi in realtà sono iniziative di odio verso Israele – Israele, non solo il governo Netanyahu – e contro gli Stati Uniti a presidenza democratica. Per inciso, molta della gente che partecipa a queste dimostrazioni è anche contro la Resistenza ucraina e si oppone al sostegno militare ed economico che il mondo libero bene o male le assicura.
Questi manifestanti, ovviamente non tutti, fanno parte di gruppi organizzati che cercano lo scontro di piazza con le forze dell’ordine che peraltro spesso sono mal dirette, come nel brutto episodio dell’uso dei manganelli contro gli studenti a Pisa, ma sono sul campo per prevenire e impedire violenze e atti offensivi. Rosy Bindi collega questa mancata autorizzazione al decreto sicurezza del governo, ma non c’entra niente: le manifestazioni che le autorità preposte ritengono possano turbare l’ordine pubblico sono sempre state vietate.
Lei ricorda bene ciò che nei decenni scorsi hanno rappresentato le piazze in mano agli estremisti di destra e di sinistra, e non dovrebbe sottovalutare il rischio che ritorni la violenza politica in questo caso nascosta dietro il mantello della legittima critica politica a questo o quel governo: ma deve essere chiaro, come si è capito nella recente manifestazione in cui si è urlato che «il 7 ottobre 2023 è la data di una rivoluzione, non è una ricorrenza», che questa gente non va in piazza per la pace ma perché ce l’ha con gli ebrei colpevoli di essere ebrei. Non hanno perciò diritto a “manifestare” a sostegno di queste posizioni antisemite, neppure se in teoria lo facessero pacificamente, perché si tratta di orientamenti intrinsecamente violenti e fuori dal discorso democratico e civile.
I cartelli contro Liliana Segre non sono ammissibili, punto e basta. Poi vi sono gli ignoranti, quelli che non sanno quello che dicono. Anche al Parlamento. L’onorevole contiano Riccardo Ricciardi in aula, parlando contro Israele, ha sostenuto che anche le democrazie fanno cose orribili, come quella democrazia «che fece l’Olocausto». Ovviamente fu il nazismo a sterminare gli ebrei, come oggi vogliono fare Hamas, Hezbollah e gli Ayatollah, ma il deputato contiano non lo sa. Gli basta insultare Israele. Purtroppo il Parlamento italiano è pieno di antisemiti. Negli anni di piombo fu necessario un cordone sanitario, culturale e politico, attorno a questa robaccia, insieme alle inevitabili misure di contrasto alla violenza.
Lo stesso discorso vale per gli estremisti di destra, soprattutto a livello di battaglia politica nazionale. Paolo Mieli si è chiesto se sia giusto impedire a una formazione come la Fpö austriaca, alle elezioni giunta prima, di assumere la guida del governo. Sì, è giusto.
Se le forze democratiche stenderanno un cordone sanitario intorno quel partito filo-nazista faranno cosa buona e giusta, un’operazione istituzionalmente legittima e moralmente significativa. Proprio quella che in qualche modo si sarebbe dovuta fare in Italia cento e più anni fa. Avrebbe evitato un ventennio disastroso, che ancora oggi pesa, anche ai livelli più alti.