Occhio per occhio I dazi cinesi sul brandy sono un problema sia per i distillatori che per i viticoltori italiani

La Cina replica ai dazi Ue sulle sue auto elettriche, tassando l’import di acquavite di vino dall’Unione europea. Un problema soprattutto per i distillati francesi, ma anche per il brandy italiano, già interessato da un calo nei consumi

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Una reazione la si attendeva dal 4 ottobre, quando gli stati membri dell’Ue avevano dato il via libera ai dazi sulle auto elettriche cinesi, e la risposta di Pechino adesso è arrivata. Il Ministero del Commercio cinese (Mofcom) ha annunciato che a partire da venerdì 11 ottobre gli importatori cinesi di acquavite dell’Unione europea dovranno trattenere depositi cauzionali basati sui dazi antidumping, annunciati a fine agosto. A finire nel mirino sono soprattutto i produttori francesi di cognac, con aliquote che arrivano fino al 39 per cento, ma anche i brandy italiani, che rientreranno nella tassazione al 34,8 per cento.

«L’immediata reazione della Cina rappresenta un ulteriore passo verso una vera e propria escalation. Gli operatori, in così poco tempo, dovranno sostenere degli oneri improvvisi», ha commentato con una nota stampa la presidente di Federvini Micaela Pallini, che chiede con urgenza al governo italiano «di attivarsi con la Commissione europea affinché siano intrapresi tutti gli sforzi diplomatici possibili con la Cina per individuare una soluzione negoziata».

L’entità dei dazi
L’ipotesi dei dazi era già stata ventilata, dopo che la Cina in gennaio aveva annunciato l’avvio di un’indagine antidumping sui distillati dell’Unione europea.

Tra i più colpiti dalla scure dei diritti d’importazione adesso ci sono brand come Hennessy e Remi Martin, per i quali è prevista rispettivamente una tassazione del 39 e del 38,1 per cento, ma anche Martell al 30,6 per cento e Courvoisier (gruppo Campari) al 34,8 per cento, aliquota che sarà applicata anche agli altri brandy europei (come riportato da Ansa).

Un duro colpo per l’export francese e, in particolare, per il cognac, che esporta il 97 per cento della propria produzione in valore e, come dichiarato da Florent Morillon, presidente del Bureau National Interprofessionnel du Cognac (Bnic) a The Drinks Business, la Cina vale il 25 per cento dell’export di cognac.

Difficoltà per il brandy italiano
I dazi preoccupano però anche l’Italia. «La decisione della Cina sulle tariffe doganali per il brandy europeo desta molta preoccupazione per l’intero comparto, sia per le dimensioni dell’intervento (fino al 39 per cento ad valorem) sia perché va ad aggravare una situazione di mercato già complicata per l’oggettiva stagnazione dei consumi di acquavite di vino. Applicare un dazio che arriva al 39 per cento in valore significa bloccare di fatto l’esportazione di Brandy in Cina e quindi saturare ulteriormente il mercato domestico», dichiara a Linkiesta Gastronomika Antonio Emaldi, presidente di AssoDistil, associazione che rappresenta il 95 per cento della produzione italiana di acquaviti e alcol etilico.

«Dobbiamo anche considerare il fatto che le ultime tendenze di mercato vanno nella direzione del consumo di vino a bassa gradazione alcolica ovvero completamente analcolico» prosegue il presidente. «Alcuni Paesi dell’Ue chiedono che l’alcol ottenuto dalla dealcolizzazione del vino possa essere utilizzato per produrre acquavite di vino». Le stime AssoDistil parlano di almeno due milioni di ettolitri entro il 2030, quindi più del doppio di quanto prodotto in tutta l’Unione europea nel 2022 (fonte Commissione europea), «con la conseguenza di azzerare completamente la domanda tradizionale a danno dei distillatori e dei produttori vinicoli – avverte Emaldi – che perderanno completamente questo sbocco di mercato».

Progetti di promozione congelati
Sfuma così la campagna di promozione dedicata al brandy, che AssoDistil aveva lanciato lo scorso ottobre proprio verso il mercato cinese. «Paradossalmente, proprio per lanciare il Brandy italiano nel mercato cinese, stiamo portando avanti un progetto di promozione della pregiata acquavite a Indicazione Geografica finanziato dalla Ue del valore di quasi quattro milioni di euro» spiega il direttore di AssoDistil, Sandro Cobror, a Linkiesta Gastronomika. «Un progetto che a questo punto rischia la paralisi e la conseguente perdita di quanto hanno investito le aziende. In definitiva – aggiunge – l’iniziativa cinese creerà severi danni al comparto e alla filiera vitivinicola, alle prospettive di ripresa e, inoltre, appare inefficace contro l’analoga iniziativa dell’Unione europea sull’import dei motori elettrici dalla Cina, colpendo un settore già in difficoltà e che nulla c’entra con il mercato dell’auto».

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