Fratelli di BagaglinoCi saremmo anche stancati del gossip, ci dite che idee avete per la cultura?

Le dimissioni del capo di gabinetto Francesco Spano hanno riportato l’attenzione di giornali, siti e tv sul dicastero ora guidato da Giuli. Mai che si parli di cinema, teatri, musei, filarmoniche o siti archeologici

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Più telenovela che Sodoma e Gomorra, la nuova vicenda del ministero della Cultura mette tristezza. Ed è penoso che si debba parlare di queste storie da Berlino anni Venti invece che di cose serie. In fondo, chi se ne frega delle peripezie dei capi di gabinetto di un ministero che dovrebbe fare notizia per le politiche di sostegno al cinema, all’audiovisivo, al teatro, alle filarmoniche, ai musei, ai siti archeologici, e invece. Allora dopo soli nove giorni si è dimesso il capo di gabinetto Francesco Spano, nominato da Alessandro Giuli in sostituzione di Francesco Gilioli che era su quella poltrona all’epoca – che pare così lontana, ma era ieri – di Gennaro Sangiuliano.

Siccome la vicenda presenta anche stavolta aspetti pruriginosi (anni fa Spano finì al centro di una storiaccia, senza conseguenze penali, per fondi concessi a un’associazione Lgbtqia+, che si spacciava per realtà culturale ma era dedita a ben altro, incluso sesso a pagamento) ecco che il caso esplode sui giornali, sui siti, in tv. Ci si mette anche la notizia secondo la quale Spano avrebbe assunto al ministero come collaboratore il marito, l’avvocato Marco Carnabuci.

Giuli ci mette del suo perché dice e non dice, il che è strano per un giornalista esperto come lui, ma è possibile che sia sopraffatto da vicende che nulla hanno a che fare con la politica, e pressato da tutte le parti – compreso Palazzo Chigi – non sappia bene che pesci prendere. Un problema. Farebbe bene a spiegare che succede per poi passare rapidamente alle cose serie. Se invece continua a fare il misterioso sarà peggio per lui.

Naturalmente la connection Report-Fatto in queste cose c’inzuppa il pane, e dopo gli annunci velenosi di Sigfrido Ranucci è stato il giornale di Marco Travaglio a svelare una chat di Fratelli d’Italia in cui sarebbero apparsi insulti all’ex capo di gabinetto (definito «pederasta») per i suoi orientamenti sessuali e per le sue posizioni sui temi Lgbtq. Polemiche nel mondo della destra (c’entra anche qui il presidente del Senato Ignazio La Russa?) che sinceramente sono stucchevoli.

Sembra di essere in quelle storie degli anni Settanta di allusioni, veline, ricatti, dimissioni, sesso, ministri. Nulla di interessante. Già troppo inchiostro si è versato per le decine di esercizi esegetici sui discorsi del nuovo ministro, e tonnellate di parole per la vicenda del Sangiuliano innamorato e forse ricattato. Ora quest’altra robaccia da settimanale scandalistico di cinquant’anni fa, quelli con le donnine nude e gli “scoop” sui potenti. Che noia. Diteci piuttosto che cosa volete fare per aiutare la cultura italiana, che alla fine per quello siete stati nominati, non per fare del ministero della Cultura un altro Bagaglino.

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