Fare i conti Il grano, il clima e un’annata particolare

La fine della stagione estiva è anche il momento perfetto, in agricoltura, per capire se le scelte fatte sono andate nella direzione sperata, in accordo con le leggi di una terra che comunque detta tempi e ritmo

Courtesy of Pastificio Agricolo Mancini

Autunno, tempo di pensieri, di bilanci e di rinascite: possiamo interpretarla così la nuova stagione, guardandola dal punto di vista della terra e dell’agricoltura. Una stagione di transizione, che segna il passaggio dall’estate all’inverno, accompagnata da colori caldi e atmosfere quasi contemplative, e che diventa però cruciale proprio per chi dalla terra trae il suo sostentamento. È questo infatti il momento dedicato alla semina del grano e alla pianificazione dei raccolti futuri, con pratiche agricole sostenibili e consapevoli, grazia alle quali gli agricoltori possono sfruttare al meglio questa stagione, garantendo non solo la produttività, ma anche la salute dell’ecosistema. Ma è anche il momento di fare i conti con l’annata agraria appena conclusa e soprattutto con il raccolto ottenuto proprio da quel mix di esperienza, conoscenza e connessione con la terra che chiamiamo agricoltura. 

Per il Pastificio Agricolo Mancini, incasellato tra le colline marchigiane della provincia di Fermo, questo è forse il momento dell’anno più importante, perché costringe a guardare verso il futuro, senza perdere d’occhio le scelte passate, adeguandole, sempre, al ciclo di una terra che risponde a logiche interne proprie e che non sono mai totalmente corrispondenti a quelle umane. L’abbiamo detto più volte, la campagna mette giudizio e ci porta a un dialogo costante con essa, dove in qualche modo, però, gioca un ruolo da padrona, da madre che tutto sa e che non può essere contraddetta: noi possiamo adeguarci, capirla, assecondarla e, più di tutto, rispettarla. 

Questo 2024 è stato un anno particolare. I dati generali parlano di un’annata che per il grano duro ha significato una flessione sia nelle superfici coltivate, sia nella produzione totale. Lo abbiamo visto tutti, è stata un’estate in cui il territorio italiano si è spaccato completamente a metà: da una parte le piogge incessanti, dall’altra una siccità che non ha lasciato tregua. Nonostante ciò però, clima e previsioni a tratti nefasti, la resa del 2024 non è stata affatto male. Come sempre il Pastificio Agricolo Mancini ha pubblicato il suo bollettino del raccolto, per un’annata che «quest’anno è stata particolarmente positiva con un raccolto che ha superato le quattromila tonnellate». Sono numeri, certo, che non ci raccontano molto se non conosciamo l’andamento totale del settore, ma che, se guardiamo meglio, ci riportano una fotografia perfetta di come l’azione umana può convergere in un meraviglioso rapporto produttivo con la terra.

Le Marche, infatti, continuano ad avere uno sviluppo interessante nel mercato del grano duro, non solo in termini quantitativi, ma proprio nel versante della qualità. Se nel resto d’Italia, ad esempio, la quantità delle proteine contenute nel grano si assesta a una media del 13,5 per cento, il contenuto proteico del grano del Pastificio Agricolo Mancini è invece pari al 15,2 per cento. Cosa vuol dire? È un discorso solo apparentemente privo di importanza (due numeri che differenza fanno?), perché invece sta a dimostrare come la competenza, unita a quel rapporto a cui accennavamo con la terra stessa, può portare a produrre un cereale in grado di avere un ruolo fondamentale anche in quella che è la nostra battaglia quotidiana per un pianeta più sano.

Sappiamo, infatti, che i cereali rappresentano una quota importante dei consumi alimentari in Italia (secondo gli ultimi dati, si stima che tra gli alimenti maggiormente consumati ci siano proprio i cereali e derivati, quasi il cento per cento di consumatori, con un consumo medio giornaliero di 197 g/die), ma spesso questi non vengono considerati come una fonte proteica, al pari di altri alimenti: una recente ricerca pubblicata dalla rivista scientifica Nutrition Reviews ha invece «cercato di riportare al centro del dibattito l’importanza della frazione proteica dei cereali, focalizzando l’attenzione sul ruolo che potrebbe svolgere nella transizione verso un sistema alimentare più sostenibile per l’uomo e per l’ambiente». Ecco quindi che un raccolto come quello firmato Mancini di quest’anno diventa una chiave di lettura in grado di farci capire il ruolo centrale di un settore come quello agricolo del grano duro. 

Come riporta Paolo Mucci, agronomo del Pastificio Agricolo Mancini, questa è stata un’annata «equilibrata, che ha dato frutto a una granella particolarmente sana, con assenza di malattie fungine, un bel colore giallo ambrato e un profumo spiccato di grano». Tutte caratteristiche che poi andremo a ritrovare in una pasta, che, come ci piace sempre ricordare, è anch’essa ingrediente fondamentale dei piatti, mai uguale a sé stessa, ma sempre pronta a far parte di una sinfonia di sapori da bilanciare perfettamente. «Il blend della varietà di grano duro quest’anno» — continua Mucci — «è costituito dalle varietà Farah, Mastà, Nazareno e Nonno Mariano. Abbiamo inserito nella miscela la varietà Farah dopo averla testata negli ultimi tre anni e verificato i suoi risultati molto positivi sia in stagioni siccitose, sia in stagioni molto piovose».

Ecco che ritorna quell’esperienza, quel trovare l’ingegno per adeguarsi alle necessità di una terra che sa rimetterci al nostro posto, regalandoci frutti meravigliosi, se la trattiamo con rispetto e devozione. In un viaggio che ricomincia sempre daccapo, dove il tempo scorre ciclicamente in un segno dell’infinito, uguale e diverso. Ora, infatti, il momento della semina, di quel rito autunnale, che richiede cura e precisione, in cui la terra viene preparata con attenzione e il seme viene piantato con precisione, come in una danza perfetta che prepara il terreno per il futuro raccolto. Un rito che ci accompagna dalla storia dell’uomo e che con esso è cambiato e maturato, nonostante alcune cose sono sempre rimaste. Basti pensare che già gli antichi egizi capirono l’importanza dell’avvicendamento delle colture col grano, andando a capire che la terra si sarebbe affaticata e la sua fertilità sarebbe diminuita con la monocoltura. Concetto che venne dimostrato scientificamente in seguito, ma che fece capire come la rotazione delle colture fosse vitale per ottimizzare i rendimenti agricoli, in uno spartito agricolo che alterna leguminose, per cui la terra può donare raccolti più abbondanti e di qualità superiore il frumento è in grado di sfruttare la fertilità lasciata nel terreno, limitando così la crescita delle erbacce infestanti. Pratica che rilascia anche nel paesaggio disegni e colori sempre diversi. Al pari della pasta del Pastificio Agricolo Mancini che ogni anno si riflette nella nuova annata per lasciarci al naso e al palato quell’inconfondibile profumo di grano. 

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