Caleidoscopi Lasciarsi sedurre da arte ed enogastronomia in Sicilia

Sono affinità elettive quelle che secondo Roberta Ceretto accomunano i vitigni della sua Alta Langa e quelli che crescono sulle pendici dell’Etna

Roberta Ceretto nella foto di @Markus Bessler

Torinese di nascita ma con un Dna al cento per cento langarolo, Roberta Ceretto è presidente e responsabile comunicazione dell’azienda vitivinicola Ceretto, il cui nome è indissolubilmente legato al successo del Barolo e dei vini delle Langhe e all’alta ristorazione con il ristorante Piazza Duomo. Made in Italy, amore per il territorio, sostenibilità e arte sono le parole chiave che accompagnano la famiglia da quando Riccardo fonda la prima Casa Vinicola Ceretto ad Alba nel 1930.

Roberta entra in azienda nel 1999 dopo aver studiato lingue e letterature straniere a Torino e subito viene coinvolta e rapita dall’arte. La famiglia infatti nel 1999 commissiona a LeWitt e Tremlett la cappella del Barolo, primo dei numerosi progetti che ancora oggi Roberta segue.

Assieme ai cugini e al fratello è stata una entusiasta promotrice di un percorso che ha portato Ceretto a diventare una realtà sempre più sostenibile per l’ambiente e l’agricoltura, fino all’ottenimento nel 2015 della certificazione biologica.

Ama nel tempo libero viaggiare e recentemente si dedica a un nuovo progetto assieme al marito Giuseppe, una nuova cantina e un nuovo vino, Alta Langa Monsignore.

Qual è la tua zona del vino del cuore?
La mia zona del vino del cuore è divisa tra la Langa Canonica e l’Alta Langa, ovvero la parte di queste colline che si trovano un po’ più in alto, dove si producono spumanti.

Adoro anche la Sicilia perché terra che esprime una caleidoscopica varietà, dall’Etna a Pantelleria, un luogo di contrasti che, abbinati a una ricchezza di ingredienti unici, non può che appassionare gli amanti della buona tavola.

Perché proprio questa?
Se parliamo della Sicilia, mi piace l’offerta e la proposta che ogni giorno può cambiare e mai ripetersi nell’arco di settimane, sia dal punto di vista della tavola e della cantina, sia della proposta culturale e paesaggistica: in ventiquattr’ore puoi bagnarti in un mare cristallino o arrampicarti sulle pendici di un vulcano, girovagare tra antichi reperti greci o visitare eleganti palazzi barocchi.

Quando sei stata lì la prima volta che cosa hai pensato?
In Sicilia ci sono andata per la prima volta non più giovane, in viaggio di nozze nel 2009. Penso sempre che ci sarei dovuta arrivare prima. Ho subito amato la gente, la profonda cultura che traspare dall’architettura, il contrasto di città storiche come Palermo con edifici straordinari e pieni di contenuti come Palazzo Butera o i suoi mercati sciamanti di persone e colmi di prodotti, l’esperienza dello street food proprio vissuta al mercato, ma anche la bellezza senza tempo e mozzafiato della Valle di Noto col suo Barocco o delle rovine greche di Segesta e Selinunte o Agrigento, le Saline coi suoi mulini, luoghi metafisici in cui perdersi, o la desolante solitudine del Cretto di Burri, forse uno dei luoghi che maggiormente ho amato al mondo con il Lightning Field di Walter De Maria nel deserto del New Mexico. Soprattutto mi piace il rumore, che pare una musica, della vita anche sulle bellissime spiagge dell’isola

Quali sono i vitigni che ami di più qui e perché?
Il Nebbiolo che scorre nelle mie vene sicuramente è il vitigno del mio cuore, ma qui gioco in casa.

Legato alla regione Sicilia sicuramente il Nerello Mascalese se parliamo di rossi e il Carricante se invece ci muoviamo sui bianchi. Vitigni che caratterizzano le pendici dell’Etna e che credo di apprezzare maggiormente per affinità di struttura coi vini della mia zona di origine.

Ci dici i cinque posti che non possiamo perderci venendo qui?
Per coniugare fattore enologico e ristorativo, con un occhio alla cultura e alla storia, direi il Teatro Greco di Siracusa, esperienza che tutti dovrebbero vivere nella vita, con anche la visita all’Orecchio di Dioniso nel Parco Archeologico della Neapolis.

Perdersi tra i vicoli di Ortigia, a Siracusa sempre, e fermarsi per uno spuntino ai tavoli di Cortile Spirito Santo.

Salire, a piedi, verso il cratere dell’Etna, e trovare il tempo prima di ripartire per visitare la cantina Palmento Costanzo e degustare i loro vini

Godersi una cena da Accursio a Modica, o se si preferisce una soluzione più easy alla sua Osteria Radici.

La visita a Tasca d’Almerita, la mia famiglia del cuore tra i produttori Siciliani assieme ai Planeta… Qui è difficile indicare una sola delle loro cantine, perché hanno saputo letteralmente creare un percorso straordinario che racconta la storia delle loro famiglie assieme al territorio siciliano tutto.

Villa Dorata, il nuovo posto di Viviana Varese in Val di Noto. Non solo una straordinaria esperienza gastronomica ma un luogo magico, immerso tra gli uliveti e il silenzio delle colline.

E per finire, gustare un biancomangiare da Corrado Assenza dopo aver visitato la città di Noto.

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