
Antonio Rallo rappresenta la quinta generazione di una importante famiglia del vino e può dire di aver respirato il profumo del mosto sin da bambino. Dopo la maturità al Liceo Scientifico non è stato difficile per lui scegliere gli studi di agraria e, dopo la laurea e un’esperienza all’estero, nei primi anni Novanta ha iniziato a lavorare a Donnafugata. Oggi, insieme alla sorella José, ne è l’amministratore delegato. In particolare sovrintende alla produzione in tutte le tenute: a Contessa Entellina e Pantelleria, nella Sicilia occidentale, sull’Etna e a Vittoria, in quella orientale.
Qual è la tua zona del vino del cuore?
Sarò di parte, ma devo dire che è Pantelleria.
Perché proprio questa?
Perché qui trovo un equilibrio tra paesaggio naturale e paesaggio agrario, tra natura e lavoro dell’uomo, che mi trasmette un senso di pace, da un lato, e dall’altro lato, di appagamento per tutti i sacrifici che facciamo in questo contesto di viticoltura eroica.
Quando sei stato lì per la prima volta cosa hai provato?
Era la metà degli anni Ottanta, ero ancora un liceale e praticavo vela agonisticamente. Dopo una regata in Finlandia i miei genitori mi fecero rientrare in Italia, direttamente a Pantelleria dove loro erano in vacanza. Arrivai stanchissimo da questo viaggio, visto che Pantelleria non era molto ben collegata. Eppure quella stanchezza la smaltii velocemente, come se l’energia dell’isola – non dimentichiamolo, di origine vulcanica – mi avesse rinfrancato. Da allora è stato amore incondizionato.
Quali sono i vitigni che ami di più qui e perché?
A Pantelleria non possiamo parlare che di Zibibbo che è l’unica varietà che coltiviamo. La cosa straordinaria di questo vitigno è che si tratta di un’ottima uva da tavola di cui sono ghiotto e, last but not least, ci permette di produrre vini straordinariamente identitari: il nostro passito Ben Ryé, non potrebbe che nascere lì e in nessun altro posto del mondo.
Ci dici cinque posti che non possiamo perderci venendo qui?
A Pantelleria non ci si può perdere il Lago di Venere incastonato in una sorta di ampio cratere in contrada Bugeber, con le sue acque azzurrissime e i fanghi sulfurei; i percorsi di trekking, come quello che porta al “Bagno asciutto”, un’incredibile sauna naturale nella grotta di Benikulà; la Montagna Grande, con la sua pineta e il bosco sempre verde di lecci. E il mare delle magnifiche cale: Cala Tramontana con l’Arco dell’Elefante, Cala Levante, Gadir, Sataria e le acque calde… Abbiamo sforato le cinque opzioni? Pantelleria è così: generosa!
