Dzala ertobashiaI georgiani in piazza e alle urne per l’Europa, e contro il governo filorusso

A meno di una settimana dalle elezioni parlamentari, a Tbilisi si è tenuta una marcia di protesta pacifica contro Sogno Georgiano, un chiaro segnale della volontà popolare di avvicinarsi a Bruxelles e staccarsi da Mosca

AP/Lapresse

«Patria nostra, nostra madre, voglio cantarti questa canzone: Mar Nero, montagne blu, Georgia dalle quattro terre». È sulle note di “Samshoblo” (“Patria”) dei Jgupi Kvela che si è aperta a Tbilisi la marcia “La Georgia sceglie l’Unione europea” del 20 ottobre. A meno di una settimana dalle elezioni parlamentari, più di novantamila manifestanti sono scesi nelle strade della capitale per dimostrare al partito in carica, Sogno Georgiano, che la popolazione non ha dimenticato come l’ingresso nell’Unione europea sia uno dei principi sanciti nella costituzione del Paese, nonostante i tentativi del governo, attraverso le leggi adottate negli ultimi mesi, di deviare la politica estera georgiana verso la sfera di influenza moscovita. 

La giornata di domenica ha segnato l’inizio di un nuovo ciclo di proteste senza colore politico, e che mira invece a riunire tutti i cittadini che sabato prossimo, in occasione delle elezioni parlamentari, voteranno a favore dell’Europa e contro la deriva filorussa del partito attualmente al governo. A organizzare l’evento, infatti, non sono stati rappresentanti dell’opposizione, ma Ong.

In tutto, cinque cortei si sono riuniti in diverse zone della città nel pomeriggio di domenica per partecipare a una marcia il cui filo conduttore è stato il rapporto tra identità e musica, con l’inno della Georgia che ha risuonato dai carri in testa alla manifestazione lungo tutto viale Rustaveli, la sede del Parlamento, per poi essere seguito simbolicamente dalla Nona sinfonia di Beethoven, inno dell’Unione Europea dal 1972. 

Dopo circa due ore, i diversi gruppi sono confluiti in Piazza della Libertà, riunendosi intorno al monumento a San Giorgio, patrono nazionale: una statua alta trentacinque metri e realizzata in granito, bronzo e oro. L’atmosfera era decisamente diversa rispetto a quella che si respirava durante le manifestazioni contro la legge sugli agenti stranieri, esplose a maggio e soffocate in maniera violenta dalle forze dell’ordine. La protesta di ieri si è svolta in maniera completamente pacifica, ruotando attorno a un concerto a cui hanno preso parte alcuni dei maggiori artisti folk del Paese.

Le novantamila persone presenti hanno rappresentato il carattere di impegno sociale e non prettamente politico dell’evento, durante il quale, tra bandiere di movimenti femministi e studenteschi, hanno cantato persone di tutte le età, religiose e laiche. «Scusi, mi saprebbe dire cos’è questo grande festival?», mi hanno chiesto alcuni turisti spaesati, a dimostrazione di quanto fosse distesa l’atmosfera durante la manifestazione. «Non è un festival, è una protesta», ho risposto. «Non è organizzata da un partito solo, comunque. Serve a esprimere il dissenso della popolazione nei confronti di Sogno Georgiano», ha sottolineato una manifestante che sventolava una bandiera con su scritto «Vai a votare: proteggi il tuo futuro europeo».

«Dzala ertobashia» («Il potere risiede nell’unità») è il motto della Georgia, ed è stato uno degli slogan della marcia di domenica. Tutti i partiti che hanno preso parte alla manifestazione hanno infatti aderito al “Manifesto georgiano” (Georgian Charter), promosso dalla presidente Salome Zurabishvili e pensato per unire, a prescindere dalle differenze ideologiche dei singoli gruppi, tutti i politici a favore dell’integrazione europea del Paese e contro le decisioni prese da Sogno Georgiano, che allontanano Tbilisi da Bruxelles.

I firmatari del Manifesto si impegnano, come spiegato nell’ultimo punto del documento, a prendere misure che permettano alla Georgia di tornare concretamente su una traiettoria europea entro un anno dalle elezioni. 

«Oggi è nato mio nipote», ha annunciato proprio Zurabishvili sul palco della “Marcia per l’Europa” tra gli applausi del pubblico, che è stato esortato a vedere la componente simbolica di questa coincidenza, presentata come una metafora di (ri)nascita della Georgia. La Presidente si è poi rivolta a Volodymyr Zelensky e Maia Sandu, ribadendo come l’unità tra i membri del «Trio di paesi candidati» sia fondamentale, e augurandosi che Georgia, Ucraina e Moldova potranno entrare a far parte dell’Unione Europea insieme dopo la fine della guerra. 

Il breve intervento di Zurabishvili ha sottolineato ancora una volta come il carattere della manifestazione fosse solo indirettamente partitico, e incentrato invece su un obiettivo comune a tutti i sostenitori dell’opposizione. Ed è l’ennesima prova di come il Paese sembri essere pronto a staccarsi da un tipo di politica prettamente padronale per avvicinarsi a uno in cui la cittadinanza sostiene e vota a favore di un sistema di valori che va oltre le ideologie di partito o di un singolo leader. 

Anzi, sembra che proprio dei leader storici ci si voglia disfare, come ha suggerito un gruppo di manifestanti che da piazza Marjanishvili ha sorretto fino al palco un enorme striscione dove il leader di Sogno Georgiano era rappresentato di fianco a Vladimir Putin e che recitava: «Tra una settimana [Bidzina] Ivanishvili tornerà a casa sua a Mosca». La speranza per sabato, quindi, è che il partito dell’oligarca venga spodestato dopo dodici anni al potere, e che le mire delle élite russe cessino di interferire con la politica estera di Tbilisi, che potrebbe così tornare a impegnarsi nel suo percorso verso l’Unione Europea. 

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