Contaminazione Gli incontri che fanno germogliare i talenti

Da qualche mese la campagna veronese sta ospitando tra corti e ville un collettivo di artigiani, cuochi e produttori sconosciuti l’uno all’altro, ma con molto in comune

@Marsivoglia

Il talento può apparire come un concetto astratto, una leggenda, un concetto che si lega a quello di destino e di magia, qualcosa che o si ha o non c’è nulla da fare. Per alcuni invece, il talento è un elemento tangibile, che traspare dalle azioni di chi lo possiede e lo mette a frutto, dai prodotti che crea, diffonde, con cui contamina la realtà e la ridisegna. Francesca Masciullo, giovane producer veronese, appartiene a questo tipo di persone, che non solo riescono a vedere il talento altrui, ma lavorano per accrescerlo e propagarlo, costruendo spazi e occasioni dai confini poetici.

Poesia a parte però, l’inizio della carriera di Masciullo è molto concreto: dopo una laurea in economia e management inizia a lavorare nell’organizzazione di eventi, spaziando in vari settori, dalla moda all’industria automobilistica. Osserva, impara, crea momenti e serate per dieci anni, poi, come fa chi ha coraggio, nel 2023 inizia a lavorare a progetti che portano la sua firma: festival, videoclip, e poi un’idea dal nome musicale, Marsivoglia.

Per capire cosa sia esattamente Marsivoglia ci vuole un po’ di fantasia, perché è necessario partire da un panorama ampio per arrivare a singole occasioni, incontri e menu.

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Immaginate un gruppo di persone, un gruppo ampio, e persone diverse, anche molto diverse, ma che hanno in comune le origini mediterranee e il fatto di possedere un talento su cui hanno scelto di investire. Sono professionisti, artigiani, commercianti, artisti, che credono in un valore nuovo, moderno, quello della contaminazione tra gli individui e le loro capacità, e decidono di accettare l’invito a conoscersi durante una cena, per provare a dare un’opportunità a tale ideale.

Questo è Marsivoglia, un collettivo diffuso, una rete, immaginata e realizzata da Francesca Masciullo per promuovere l’incrocio e la contaminazione dei talenti in ambito artigianale e gastronomico, tra produttori e chef, ristoratori e viticoltori, artisti e operatori del settore.

Nel concreto ciò che fa Masciullo è organizzare eventi vetrina, realizzati per far incontrare professionisti preferibilmente sconosciuti l’uno all’altra, ma tra cui la producer intravede una potenziale collaborazione, un terreno di gioco comune su cui poter costruire qualcosa. Ma non basta, gli eventi di Marsivoglia non mirano solo a mettere in contatto professionisti, ma aspirano anche a rivalutare il territorio locale e i luoghi che lo rappresentano, soprattutto se fuori dai classici radar: rocche, ville disabitate, corti di paese dalla bellezza selvatica e sottovalutata.

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Un sogno suggestivo, che a maggio scorso è uscito dal mondo delle idee per esordire nella campagna veronese con Germogli, la prima collezione di eventi lanciata da Marsivoglia e divisa in tre atti, l’ultimo dei quali avrà luogo il 4 ottobre. Germogli nasce proprio da un incontro di persone e progetti, la stessa Francesca Masciullo e la chef Lucia Gaspari, già chef di Røst e artefice di Luce Project, un progetto che comprende Spazio Luce, un laboratorio di ricerca e produzione, Casa Luce, una locanda in Lessinia in fase di avviamento, e Luce Errante, progetto itinerante per cui la chef collabora con realtà e occasioni di valore.

Tra queste ultime rientrano i tre atti di Germogli, con i loro nomi che sembrano titoli di quadri: “Essere selvatici”, messo in scena a maggio 2024, “Rosso solstizio”, a giugno, e infine “Vite di corte”, immaginato per ottobre. Tre cene realizzate sulla base di immagini che sfidano la cucina ad andare oltre i soliti temi (incontrovertibili ma ormai stereotipati) di tradizione e innovazione, chilometro zero o sostenibilità, e provare a seguire davvero l’ispirazione, nello studio dei prodotti e nella loro trasformazione.

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Le stesse immagini d’altra parte hanno guidato anche Masciullo nella scelta di luoghi capaci di creare l’atmosfera giusta, e nella composizione di tavolate raccolte – i posti non superano mai la ventina – ma vivaci e stimolanti, aperte al confronto e alla contaminazione. Se dunque per “Essere selvatici” la producer veronese ha scelto la fattoria didattica Villa La Valverde, i bianchi e i rossi di Biscardo Vini e gli amari Hantak, contemporaneamente in cucina la chef ha creato un menu – che per ogni evento rimane segreto fino a quando i piatti non arrivano in tavola – basato sulle erbe spontanee e agresti.

Il secondo incontro invece abbracciava il tema del solstizio per raccontare la ritualità, invitando a Palazzo Rosso, un’elegante villa cinquecentesca, i viticoltori di Corte Cavolo e le loro bollicine, un giovane cartomante, e presentando il gin Tzòa, ultimo prodotto di casa Hantak. Durante gli eventi i diversi produttori hanno avuto prima la possibilità di raccontarsi e poi di chiacchierare con gli altri commensali, alcuni invitati da Masciullo, altri iscritti spontaneamente all’evento, in lunghe tavolate dove la convivialità si è sviluppata in modo genuino.

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L’ultimo atto infine sarà dedicato a “Vite di corte”, in onore dell’antica celebrazione della galzega, la festa di fine vendemmia che per tradizione chiudeva l’estate veneta. La serata si giocherà sul concetto di “vite”, in quanto pianta e esistenza, e vedrà la presenza di piccoli viticoltori come Monte Cimo e Corte Cavolo. Quest’ultimo in particolare ospiterà anche l’evento all’interno dello spazio appena inaugurato a Grezzana, in provincia di Verona.

Masciullo racconta con entusiasmo i tre atti che sta portando a termine, le amicizie e i rapporti che ha visto nascere lì, e l’idea di allargare sempre di più il suo collettivo itinerante anche ad altri settori e in luoghi più lontani da casa. Dalle sue parole traspare tutta l’essenza dei concetti che vuole trasmettere: la contaminazione come spirito guida, il talento come facoltà di artigiani, produttori e cuochi, il territorio non solo come ideale, ma in quanto spazio da esplorare e promuovere, in cui organizzare davvero qualcosa che sia piacevole ricordare e dove si desidera ritornare. Nel contempo però, nonostante la giovane età Masciullo sembra anche muoversi seguendo un ritmo conosciuto e consolidato, quello di chi ha trascorso anni ad apprendere una professione e alla fine, è in grado di darle una forma personale, plasmata sul suo modo di guardare il mondo.

E forse il talento assomiglia proprio a questa cosa qui.

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