L’altro oligarca I colloqui segreti tra Musk e Putin, e il ruolo di Starlink nell’invasione dell’Ucraina

Una recente inchiesta del Wall Street Journal ha svelato che il miliardario americano e il dittatore russo sono in contatto regolare dal 2022. Nell’ultimo anno il fondatore di X, sostenitore della candidatura di Trump, ha intensificato le critiche al contributo militare degli Stati Uniti a Kyjiv

AP/Lapresse

Elon Musk è in contatto regolare con il presidente russo Vladimir Putin dalla fine del 2022. Diversi funzionari statunitensi, europei e russi hanno confermato che ci sono stati colloqui tra l’imprenditore americano che sostiene Donald Trump e il dittatore russo. I due avrebbero parlato di argomenti personali e questioni geopolitiche.

Il Wall Street Journal rivela che nel 2024 il leader del Cremlino ha approfittato della copertura del servizio Internet di Starlink, creato e gestito dalla SpaceX di Musk, per meglio coordinare offensive in territorio ucraino. In passato questa possibilità era stata negata a Kyjiv, in quanto il programma satellitare – secondo le dichiarazioni fatte dal suo fondatore – era stato concepito meramente per scopi civili.  

Inoltre alcuni mesi fa Putin aveva chiesto all’imprenditore americano di non attivare Starlink nell’area di Taiwan per fare un favore al presidente cinese Xi Jinping, da cui la Russia dipende per il commercio e per aggirare le sanzioni occidentali. Di fatto, Starlink non ha mai offerto i propri servizi internet all’isola, e a ciò hanno concorso anche le restrizioni imposte dal governo di Taipei agli operatori satellitari non taiwanesi. 

Il coinvolgimento di Musk negli affari con Putin preoccupa e non poco gli americani, considerando la vicinanza alle elezioni presidenziali del prossimo 5 novembre. A luglio l’imprenditore aveva dichiarato pubblicamente il proprio sostegno alla candidatura di Donald Trump, comunicando poi di voler impegnare fino a quarantacinque milioni di dollari al mese in un comitato d’azione politica per sponsorizzare la rielezione del tycoon (in realtà non ha superato i venticinque milioni al mese, da agosto a ottobre). Ora, le rivelazioni fatte dal Journal potrebbero accendere una luce sulle trame nascoste tra l’ex presidente degli Stati Uniti, o comunque persone molto a lui vicine, e il leader del Cremlino.  

Interrogati sulla vicenda, alcuni funzionari della Casa Bianca attualmente in carica si sono detti totalmente ignari di quanto scoperto. Il fatto che non tutti sapessero delle trame fra Musk e Putin, spiega il Wall Street Journal, fa pensare che questo fosse una sorta di «segreto di governo». Dal canto suo, l’imprenditore non ha rilasciato commenti. In passato aveva ritenuto «assurde» le accuse di sostegno a Putin e aveva affermato che le sue aziende, SpaceX e il social media X, avessero «fatto di tutto per ostacolare la Russia».

Due anni fa, Musk aveva dichiarato pubblicamente di aver parlato solo una volta con Putin: la conversazione a cui faceva riferimento risaliva all’aprile del 2021 e riguardava il tema dello spazio. Anche il Cremlino ha negato la presenza di una relazione continuativa tra Musk e il presidente russo: il portavoce di Mosca, Dmitry Peskov, ha detto che l’unica comunicazione che Putin ha avuto con il miliardario è stata una telefonata in cui si è discusso di «spazio e tecnologie attuali e future».

La verità è però un’altra. Musk e Putin si conobbero nel 2002, quando l’imprenditore andò a Mosca per negoziare l’acquisto di razzi per il suo nascente programma spaziale. La trasferta si rivelò un fiasco: l’affare non andò in porto e Musk svenne dopo un pranzo a base di vodka. A distanza di oltre vent’anni, quell’episodio grottesco risulta essere l’incipit di una fitta trama di colloqui tra Musk e il Cremlino.

In seguito all’invasione russa dell’Ucraina del febbraio 2022, infatti, ci sono state diverse conversazioni tra Musk e funzionari russi di alto livello, tra cui Sergei Kiriyenko, il primo vice capo di gabinetto di Putin. In un primo momento, però, l’imprenditore americano non sposò la causa del leader del Cremlino. Nei mesi successivi allo scoppio della guerra, infatti, Musk rilasciò forti dichiarazioni pubbliche di sostegno a Kyjiv e contro Mosca. Prima, postò su Twitter il messaggio «Hold Strong Ukraine», affiancato da bandiere ucraine. E poi, sfidò scherzosamente Putin in un combattimento uno contro uno in Ucraina, in pieno stile Musk.

In un secondo momento, è passato all’azione: donò all’Ucraina quindicimila terminali Starlink che fornivano accesso gratuito a Internet in ampie zone del Paese distrutte dagli attacchi russi. Un’opera che lo consacrò agli occhi del mondo come difensore di Kyjiv contro l’imperialismo di Putin.

Col passare dei mesi, però, qualcosa andò storto. A settembre, i militari ucraini non riuscirono a utilizzare i terminali Starlink per guidare i droni marini verso una base navale russa in Crimea. Il servizio satellitare era stato inaspettatamente disattivato dal suo proprietario. Per quale motivo? Musk riteneva che Starlink dovesse servire solo per scopi civili e che un eventuale attacco alla penisola occupata dalla Russia potesse scatenare una guerra nucleare. E lui non voleva esserne complice.

In quel periodo l’imprenditore scrisse su Twitter – mancava poco al suo acquisto – che il mantenimento dei terminali di Starlink stava facendo perdere molto denaro a SpaceX, giustificando con motivi economici il suo progressivo allontanamento dal sostegno a Kyjiv. A ottobre, sul neonato X, promosse poi un piano di pace in Ucraina del tutto intonato alla strategia del Cremlino. Nel post si diceva a favore del mantenimento dell’occupazione russa della Crimea e contrario all’ingresso di Kyjiv nella Nato.

Il cambio di rotta del milionario, spiega il Wall Street Journal, potrebbe essere legato a pressioni fatte dal Cremlino per convincerlo ad abbandonare il sostegno all’Ucraina. Da quel momento, Musk e Putin hanno mantenuto regolarmente contatti fino a quest’anno, quando la relazione tra i due ha raggiunto l’acme di pericolosità.  

La campagna elettorale per le presidenziali americane, infatti, ha dato nuovo slancio alla propaganda cremliniana del proprietario di X nei Paesi occidentali. Negli ultimi mesi hanno avuto molta risonanza diversi messaggi postati da Musk sul proprio social network che contestavano gli aiuti militari statunitensi a Kyjiv.

Ma Musk non si è limitato all’arma mediatica. Recentemente ha sostenuto il Cremlino anche tramite Starlink. L’attivazione del servizio Internet in determinate zone dell’Ucraina ha consentito alle forze russe di effettuare comunicazioni sicure e di estendere il raggio d’azione dei loro droni sul territorio. In merito a questa iniziativa di carattere apertamente militare, Musk ha dichiarato su X che nessun terminale è stato venduto alla Russia e che i terminali non funzionano all’interno del Paese.

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