Si intitola “Toy soldier: Nato military and intelligence officers in Russian active measures” ed è un rapporto Osint (di fonti aperte) che aggrega notizie, dati e connessioni su una rete europea di funzionari, militari e graduati della Nato a riposo e no, che nel corso di questi anni hanno rinfocolato e sostenuto le tesi del Cremlino, andando a costruire la quinta colonna delle misure attive russe in Europa. Il “Center for defense reforms” ucraino, estensore del rapporto, si concentra anche sul nostro Paese, analizzando molte figure conosciute in Italia per posizioni putiniste e complottiste.
Ad esempio, Fabio Mini, già comandante Nato della missione Kfor in Kosovo dal 2002 al 2003, emerge dal rapporto come una personalità di congiunzione di vari mondi legati alla propaganda russa. L’ex generale è infatti membro sia del Comitato scientifico di Limes sia di quello della rivista “La Geopolitica – magazine”, due realtà descritte dal rapporto come parti integranti del network filoputiniano coordinato dalle strutture del Cremlino.
Proprio alla rivista fondata da Lucio Caracciolo viene dedicata una parte del rapporto, ricordando la presenza di Dimitrij Trenin, colonnello dei servizi segreti russi, e di Sergei Karaganov, membro del Consiglio della Difesa e degli affari esterni della Russia, un think tank usato dal Cremlino per diffondere l’ideologia di Vladimir Putin e del Consiglio di sicurezza della Federazione Russa, alla scuola di Formazione della rivista che si è svolta la scorso anno.
Occorre su questo aprire un focus: Limes, come molti altri altri giornali, vanta sponsor molto importanti per le proprie attività, partner delicati che gestiscono asset strategici della sicurezza nazionale italiana.
Come è possibile, quindi, che queste aziende, alcune anche partecipate dallo Stato, finanzino eventi con uomini vicini ai servizi russi? Eventi che visti gli argomenti e i personaggi rappresentano, secondo anche il nostro Ministero della Difesa, una minaccia per la democrazia?
Il rapporto “Toy soldiers” apre squarci interessanti sulla capacità di penetrazione della propaganda russa in strutture complesse, con personalità che per anni hanno manovrato informazioni sensibili e segreti militari, e che ora li espongono alla mercé di un Paese oggetto di sanzioni che quasi tre anni fa ha provocato un conflitto esteso contro un Paese candidato a entrare nell’Unione europea.
