Di vetro e di mareL’incontro possibile tra storia, sostenibilità e innovazione, tra i canali di Venezia

Fino al 20 ottobre, la città lagunare sarà un laboratorio a cielo aperto. Merito di un fitto programma di eventi che mira a celebrare non solo la creatività e la progettazione, ma anche l’importanza di un approccio consapevole e rispettoso dell’ambiente

San Servolo. Courtesy of VID

Innovazione, artigianato e sostenibilità approdano sulle rive di un’isola della laguna veneta, in una fusione tra il VID – Venice Innovation Design e la Venice Design Week. L’iniziativa è stata inaugurata sull’Isola di San Servolo, luogo ricco di storia e che durante il dominio austriaco (1798-1866) venne trasformata in un istituto psichiatrico rimasto attivo fino al 1978, quando con la legge Basaglia vennero chiusi tutti i manicomi italiani. Le strutture dell’isola vennero abbandonate, depredate e lasciate in stato di decadenza fino agli anni Novanta, quando l’attuale Città Metropolitana di Venezia iniziò un grande intervento di restauro dell’intera area, salvaguardando i beni presenti sull’isola e cercando di restituire lo spazio alla comunità veneziana.

San Servolo, entrata. Courtesy of VID

L’area si presenta come un hub culturale, uno dei principali centri congressuali e di formazione della città di Venezia, che ogni anno ospita oltre centosettanta eventi, tra corsi, convegni, mostre temporanee e festival. L’isola è anche la sede della Venice International University, del Collegio Internazionale di Merito dell’Università Ca’ Foscari, di una sezione dell’Accademia di Belle Arti di Venezia e della Fondazione Franca e Franco Basaglia, insieme anche al recente inserimento della Neuroscience School of Advanced Studies e alla Fondazione Centro Sperimentale di Fotografia.

La rinascita culturale dell’isola è stata possibile grazie a un dialogo virtuoso tra pubblico e privato: l’area – spazio pubblico cittadino, attualmente di proprietà della Città metropolitana di Venezia e gestita dalla Società San Servolo srl –, vive oggi anche grazie al contributo di aziende e imprese italiane, che inserite all’interno di aree espositive a loro adibite, contribuiscono a prendersi cura degli spazi dell’isola, usufruendo, dall’altro lato, di una formula espositiva e promozionale di grande rilievo.

Veduta aerea di San Servolo. Courtesy of VID

Questa è l’idea a cui si ispira Venice Innovation Design (Vid), appuntamento che dalla sua prima edizione realizzata nel 2018, ha promosso la realizzazione di numerosi interventi di design sull’isola di San Servolo: dalla nuova reception a cura di Cosentino e Vistosi, alle nuove camere del Centro Soggiorno a cura di Attico Interni e FIMES, alla nuova caffetteria, realizzata da LAGO. Il tema cardine dell’edizione di quest’anno è l’innovazione sostenibile, e si focalizza sulla capacità di coniugare le tradizioni artigianali locali, esigenze ambientali e design contemporaneo.

«In questo contesto il design gioca un ruolo fondamentale nella costruzione del genius loci dell’area – ha affermato Giampaolo Nuvolati, professore ordinario di Sociologia dell’Ambiente e del Territorio e Prorettore dell’Università degli Studi Milano – Bicocca durante la lectio magistralis tenuta durante l’inaugurazione di VID – intermezzo –. Il designer deve essere flâneur, la persona che muovendosi in uno spazio coglie il significato profondo dei luoghi. Partendo da ciò che percepisce, costruisce poi su ciò che ha visto». Un invito all’esplorazione lenta e meditativa degli spazi urbani, dove il design non è solo strumentale, ma anche un elemento contemplativo e riflessivo. Durante l’inaugurazione è stata aperta al pubblico anche la Palazzina Scirocco_Pianca, un progetto nato dalla collaborazione tra l’azienda italiana di design sostenibile Pianca e il progetto Pieces of Venice, che recupera materiali della laguna per dare vita a nuovi oggetti di design, valorizzando le risorse locali.

ALAKOK TE. Sheyla Arditti, dagli scarti del tè a tableware. Courtesy of VDW

Il 12 ottobre, invece, è stata inaugurata ufficialmente la Venice Design Week,evento che si articolerà fino al 20 ottobre in diversi punti della città. Il tema di questa edizione è “OUT OF CONTEXT” e si pone l’obiettivo di accompagnare i designer a uscire dagli schemi convenzionali, sfidando le regole tradizionali per esplorare nuovi approcci e soluzioni creative. «Il designer è come un alchimista che si ispira al mondo contemporaneo, ma che è anche capace di staccarsi dal contesto», ha detto la coordinatrice della Venice Design Week Lisa Balasso durante l’inaugurazione dell’evento presso la Sala della Musica, nella cornice del Ca’ Sagredo Hotel.

Al centro di questa edizione di Venice Design Week c’è infatti il tema della sostenibilità, che pone un’attenzione particolare sull’equilibrio tra creatività e tutela dell’artigianalità. Molti dei progetti presentati riflettono un approccio etico e responsabile, dove l’innovazione si coniuga con la tutela della comunità locale, del territorio e delle sue risorse naturali, per esempio, attraverso l’utilizzo di materiali riciclati come legno, vetro e ceramiche, e l’adozione di tecniche di produzione sostenibili.

TATO, Courtesy of VDW

La Venice Design Week offre ai visitatori un’esperienza ricca di spunti, attraverso mostre, conferenze, laboratori e installazioni disseminate per la città, che creano un percorso tematico che si snoda tra musei, gallerie d’arte, hotel, concept store e botteghe per riscoprire il valore della lavorazione artigianale e della cultura locale. Tra i designer selezionati per questa edizione ci sono i nomi di Arkitettoria, Jens van Deursen, Mind Design, Alakok, Vakr Studio e ADJ, che attraverso le loro opere cercano nuovi significati nel dialogo tra forma, funzione e ambiente.

Un tema ricorrente nell’edizione di quest’anno è il dialogo tra il design e gli elementi naturali, in particolare l’acqua, fonte d’ispirazione per molti dei progetti presentati. La tradizione vetraria veneziana, infatti, unita alla creatività contemporanea, ha portato alla realizzazione di opere come le lampade di Julie Conway, artista che torna a Venezia per collaborare con i maestri vetrai locali. Le sue creazioni rimandano ai riflessi della laguna, e trasformano il vetro in una materia capace di catturare la bellezza effimera dell’acqua.

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