L’allargamento dell’Unione europea è, e rimarrà ancora nei prossimi anni, una delle priorità della Commissione europea. A dirlo è Ursula von der Leyen, in una conferenza stampa congiunta con il primo ministro albanese Edi Rama. «Ora abbiamo tutti gli strumenti necessari e tutti gli strumenti di cui abbiamo bisogno, quindi diamoci da fare», ha detto.
La presidente della Commissione Ue è arrivata nei Balcani occidentali per la sua quarta visita, che dopo l’Albania la porterà in Macedonia del Nord, Kosovo, Serbia, Montenegro e Bosnia Erzegovina. Ripartono così le discussioni sull’allargamento dell’Unione europea in un’area che conta circa diciotto milioni di persone. Durante la conferenza stampa con von der Leyen, il presidente albanese Rama ha detto che «non c’è alcun dubbio sul fatto che l’Albania abbia un posto nell’Unione europea e che il futuro dei nostri figli deve essere plasmato solo nell’Ue». Poi ha aggiunto: «Siamo fanatici dell’Ue».
Le discussioni sull’allargamento dei confini dell’Unione europea ai Balcani occidentali sono iniziate ormai vent’anni fa. In questo periodo, i sei Paesi interessati hanno vissuto vicende molto diverse: il Kosovo, ad esempio, non è ancora riconosciuto da cinque Stati dell’Unione ed è il più lontano dall’adesione al momento, mentre il Montenegro è considerato come il più vicino nel su percorso di adesione.
Dal 2022, cioè da quando è iniziata l’invasione su vasta scala dell’Ucraina da parte della Russia, i dibattito sull’allargamento dell’Unione ha ripreso vigore. «Quell’evento ha ridato energia all’intero processo», ha detto all’Afp Heather Grabbe del think tank Bruegel, con sede a Bruxelles.
Il conflitto ha dato il via a nuovi sforzi da parte di Bruxelles per contrastare l’influenza russa nella regione. Anche il fatto che von der Leyen abbia scelto di iniziare il suo secondo mandato con questa visita diplomatica è un forte segnale politico di impegno e interesse da parte dell’Ue.
Ora, per i sei Paesi, sarà importante dimostrare disponibilità e interesse politico nell’approvare le riforme richieste da Bruxelles. C’è già sul tavolo un piano di crescita per i Balcani occidentali tracciato nel novembre 2023, che prevede un’iniziativa da sei miliardi di euro per contrastare l’influenza economica di Cina e Russia nella regione. Ma i pagamenti sono ovviamente collegati alle riforme, in particolare all’allineamento con la politica estera e di sicurezza comune dell’Unione europea. Da questo punto di vista, in particolare, un Paese storicamente vicino alla Russia come la Serbia deve garantire l’allineamento diplomatico all’Ue. E non è scontato, considerando che Belgrado ha sempre cercato di fare una sorta di doppio gioco: il presidente serbo Aleksandar Vucic elogia spesso Vladimir Putin e il suo modo di intendere il potere, ma già questa settimana, forse proprio in prospettiva dell’arrivo di von der Leyen, ha rifiutato l’invito del Cremlino a partecipare al vertice dei Brics.