Mentre si cerca di comprendere l’impatto geopolitico ed economico delle prime 24 ore senza gas russo, le autorità dei paesi più colpiti dal taglio della fornitura, come la Moldavia, raccomandano alla popolazione di mettere maglioni pesanti. Il flusso di metano verso l’Europa è stato dunque interrotto ieri mattina alle 8, segnando la fine di una storica fornitura energetica risalente all’epoca sovietica. Ha resistito anche troppo, commentano gli osservatori, i tre anni di conflitto tra Russia e Ucraina hanno messo in discussione il flusso fin da subito, dato che gli impianti attraversano molte aree invase dall’esercito di Mosca. Ma l’interruzione è avvenuta anche in seguito alla scadenza dell’accordo di transito del 2019, scattata nelle prime ore del nuovo anno e ha aperto un dibattito tra i governi europei. Perché, se è chiaro che la mossa rappresenta un passo significativo nel processo di disimpegno dell’Europa dalle forniture di gas russo, per altri versi alcuni paesi sono ancora molto legati al metano di Mosca.
Il primo a esultare per la chiusura dei rubinetti, è stato il ministro dell’Energia ucraino, German Galushchenko, che ha definito “storica” questa decisione, mentre il presidente Volodymyr Zelensky l’ha annunciata come «una delle più grandi sconfitte di Mosca» in un post sui suoi canali social. Il leader ucraino ha sottolineato il calo con soddisfazione: quando Vladimir Putin salì al potere in Russia oltre 25 anni fa, il transito annuale di gas attraverso l’Ucraina superava i 130 miliardi di metri cubi, mentre oggi è pari a zero.
L’ha presa diversamente il premier slovacco, Robert Fico, che ha ipotizzato conseguenze drammatiche per tutti i paesi dell’Unione Europea, ma non per la Federazione Russa. Il ministro degli Esteri polacco, Radosław Sikorski, ha invece accolto con favore la notizia, ribadendo che si tratta di una vittoria per l’Europa.
Per ora, tuttavia, le conseguenze più pesanti si sono manifestate nella regione moldava separatista della Transnistria, i cui abitanti hanno iniziato l’anno senza riscaldamento e acqua calda. La Tirasteploenergo, compagnia energetica locale, non ha potuto far altro che diffondere tutorial su come proteggersi dal freddo e su come evitare di utilizzare stufe elettriche e bombole negli appartamenti, per evitare potenziali esplosioni.
Il gasdotto che attraversa l’Ucraina parte da Sudzha, nella regione russa di Kursk, e termina nei pressi di Uzhhorod, al confine con la Slovacchia. Un percorso da sempre al centro di tensioni politiche, con la Russia che ha usato il gas come strumento di ricatto. Al Center for European Policy Analysis (Cepa), diversi rapporti hanno evidenziato come la Russia abbia sfruttato la dipendenza dell’Ucraina e dell’Europa dalle forniture di gas per ottenere concessioni politiche e corrompere funzionari. C’è da dire che dal febbraio 2022, la quota di gas russo nel mercato europeo è passata dal 35% all’8%, e la prima crisi energetica creata dalla guerra ha spinto i paesi europei a diversificare le fonti. Proprio durante questa guerra, peraltro, a settembre del 22 il gasdotto sottomarino Nord Stream, che collegava Russia e Germania, è stato distrutto.
Slovacchia, Ungheria e Austria però hanno continuato a dipendere dal gas russo, il cui approvvigionamento è proseguito fino a ora, nonostante il conflitto in corso.
Al di là del timore di una crisi tariffaria, però c’è anche la consapevolezza che l’Europa non poteva adagiarsi ancora per molto su un sistema che ha arricchito per anni gli oligarchi russi e in parte anche lo stato ucraino, che incassava centinaia di milioni di euro all’anno in tasse di transito». È stata però proprio l’Ucraina a rifiutare negli ultimi mesi le proposte di proroga dell’accordo, perché come ha spiegato Zelensky dopo aver preso atto delle rigidità di Gazprom, «non permetteremo ai russi di guadagnare dal nostro sangue».
Quella del TurkStream, il gasdotto che attraversa il Mar Nero e fornisce Ungheria e Serbia rimane a questo punto l’unica linea di approvvigionamento ancora attiva, ma gli analisti sono certi che per rimpiazzare le scarse forniture dalla Russia l’Europa saprà trovare fonti alternative senza far pesare l’attuale scarsità sui cittadini.