Volturara-a-LagoConte è il solito arruffapopolo, ma che pena quel Pd che gli va dietro

Il leader dei Cinquestelle lancia la manifestazione contro il governo, con una piattaforma putinian-trumpiana sulla politica estera. Mezzo partito democratico ci casca, ma per fortuna ci sono anche antifascisti veri come Pina Picierno

Lapresse

Rischia un brutto flop, Giuseppe Conte, ammesso e non concesso che con l’idea di una manifestazione contro il governo volesse fare il “federatore di un giorno” di un redivivo campo largo. Elly Schlein aveva subito abboccato all’esca cui non sa proprio resistere, la piazza unitaria, simbolo quasi religioso, talismano scaccia-destra, soffio vitale che promana dall’«uniti, uniti» scandito dal popolo manifestante.

Ma Conte non federa: provoca. Ficca la questione delle armi, decisiva per la salvezza dalle grinfie di Donald Trump e Vladimir Putin non solo dell’Ucraina ma dell’Europa, nel mazzo delle polemiche antigovernative con la parola d’ordine meno spese militari che detta così suona bene.

Però si capisce lontano un miglio che è demagogia e alla fine la cosa più probabile è che la manif, come dicono i francesi, se la farà da solo: a lui va bene così, anzi, pure meglio, potrà rinfacciare ai dem di non aver voluto partecipare a una giornata contro il governo Meloni. Che cinico, che baro.

Il fatto è che mezzo Partito democratico non intende portare il cervello all’ammasso e dunque non è disponibile a sacrificare certe idee – non proprio secondarie, tipo l’europeismo messo a dura prova dall’acclarato “trumputinismo” – sull’altare del mitico campo largo, e così i riformisti ad andare in piazza con Conte non ci pensano proprio. Dunque per Schlein diventa impossibile in queste condizioni far aderire il Partito democratico come magari lei avrebbe voluto, magari dopo una stucchevole trattativa sulla piattaforma.

Ma che cosa c’è da trattare con l’avvocato-padrone del Movimento 5 stelle nel momento in cui egli, come ha osservato Pina Picierno, «vuole un’Europa debolissima tra potenze forti in ottima compagnia della Lega e dei sovranisti di Orbán»? Il Partito democratico, anche nella versione “testardamente unitaria” schleiniana, non può accettare l’impostazione “gialloverde” euroscettica e filorussa dei post-grillini, animati da un’evidente animosità da anni Venti verso i riformisti come si è visto ieri in un episodio minore ma ugualmente sgradevole quando l’eurodeputato contiano Gaetano Pedullà a La7 si è permesso di definire Picierno «un’infiltrata dei fascisti nel Pd»: trattasi di un mattocchio ma l’esternazione del tizio è pur sempre il frutto di un certo clima avvelenato.

L’operazione a cui l’avvocato punta è ambiziosa, forse troppo ambiziosa per uno come lui: diventare l’unico rappresentante di un “pacifismo” ormai convergente con l’intento del “compagno Trump” di togliere di mezzo Volodymyr Zelensky dalla scena politica e l’Ucraina dalla faccia della Storia. Ma se Conte resterà politicamente isolato la sua manifestazione potrebbe ridursi a poca cosa, e questo per il Nazareno sarebbe una medaglia.

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