
Alice Weidel le ha definite «i mulini a vento della vergogna». La leader del partito tedesco di estrema destra, Alternative für Deutschland (AfD), è convinta che la Germania possa fare a meno delle pale eoliche: «Quando saremo al potere, le abbatteremo tutte», ha detto in vista delle elezioni per il rinnovo del parlamento tedesco.
Si vota domenica 23 febbraio e, nonostante la politica ecologista abbia una lunga storia di successo in Germania, le questioni climatiche sembrano – almeno in base ai programmi e alle dichiarazioni – essere scivolate in fondo all’agenda di molti partiti. Allo stesso tempo, il populismo – in Germania, come in altri Paesi – sta usando l’opposizione a qualsiasi forma di transizione ecologica per riscuotere consenso.
Le dichiarazioni di Weidel sulle pale eoliche, ad esempio, non hanno fatto scendere il suo partito nei sondaggi. AfD è saldo al secondo posto nelle indagini sulle preferenze degli elettori. Anche Friedrich Merz, leader dell’Unione cristiano-democratica (Cdu), partito di centrodestra in testa nei sondaggi, non ha risparmiato critiche alla transizione. «Le misure economiche del governo uscente sono state quasi esclusivamente orientate alla protezione del clima e, voglio dirlo chiaramente, cambieremo questa situazione», ha detto durante un comizio elettorale.
Per capire come si è arrivati a «questa situazione», facciamo un passo indietro. Torniamo alle elezioni del 2021. C’è la crisi causata dal Covid-19, ma la Russia di Vladimir Putin non ha ancora invaso l’Ucraina. Quando gli elettori tedeschi vengono intervistati sulle imminenti scelte politiche, rispondono che il cambiamento climatico è tra i temi decisivi per il voto, prima di materie come la migrazione e la gestione della pandemia. Il risultato: il partito dei Verdi ottiene il 14,8 per cento dei voti, una quota record che gli permette di entrare nella coalizione di governo. Non succedeva dal 2005.
Così, a dicembre 2021, si forma un governo di coalizione definito “semaforo”, chiamato così per i colori dei tre partiti alleati. Le forze politiche dell’esecutivo sono: partito Socialdemocratico (Spd) di centrosinistra, partito dei Verdi e partito Liberale-democratico (Fdp). Il socialdemocratico Olaf Scholz diventa cancelliere, mentre Robert Habeck, leader dei Verdi, viene nominato ministro agli Affari economici con un mandato in campo ambientale.
Dopo due mesi dall’inizio dell’esecutivo, Putin invade l’Ucraina e i Paesi membri dell’Unione europea mettono al bando le forniture di gas dalla Russia. Il compito di Habeck diventa, allora, cercare di garantire la sicurezza energetica della Germania anche in assenza dei combustibili del Cremlino. Il bilancio non è così disastroso. Nonostante la chiusura delle centrali nucleari (completata nel 2023) e gli accordi con alcuni Paesi del Golfo per l’importazione di gas naturale liquefatto, cresce anche la quota di energie rinnovabili.
Nel 2024, eolico e solare forniscono ai tedeschi il quarantasette per cento dell’elettricità rispetto al trentuno per cento del 2021. Le emissioni di gas serra calano, anche se non al ritmo sperato, e uno degli obiettivi prioritari per il governo diventa chiudere le centrali a carbone.
I risultati, però, non sono comunque all’altezza della prima potenza economica dell’Ue, terza al mondo dopo Cina e Stati Uniti. Per due anni consecutivi, l’economia tedesca si contrae. I motivi sono diversi, in parte riconducibili all’aumento dei costi energetici, alla burocrazia macchinosa e a un’industria automobilistica che fatica ad adattarsi alla transizione verso i veicoli elettrici. Alla fine del 2024, il governo di coalizione cade. In Germania non succede spesso: si va alle elezioni anticipate.
L’atmosfera politica oggi non è quella del 2021. La crisi economica e gli attentati terroristici nelle città di Magdeburgo e Aschaffenburg cambiano le priorità degli elettori. Via il clima, la parte dell’ago della bilancia nelle scelte di voto la fanno i temi legati a: sicurezza, migrazione e crescita economica.
Nei programmi elettorali dei partiti vengono comunque citate alcune questioni relative al cambiamento climatico. Gli argomenti più discussi in materia riguardano: auto elettriche, riscaldamento domestico, fonti energetiche e – sulla scia di Donald Trump – l’accordo di Parigi sul clima.
Diversi partiti politici si oppongono al divieto dell’Unione europea alla vendita dal 2035 di nuove auto a benzina e diesel. La Cdu (centrodestra) sostiene che la direttiva debba essere revocata, mentre Fdp (liberali) e l’Alleanza Bündnis Sahra Wagenknecht (Bsw) – considerato un partito populista di sinistra – affermano che la data del 2035 debba essere posticipata. L’AfD crede che l’idea della mobilità elettrica debba essere abbandonata «immediatamente».
Allo stesso modo, per AfD è inaccettabile la norma sul riscaldamento domestico, approvata dal parlamento tedesco alla fine del 2023. La legge prevede che tutti i nuovi impianti di riscaldamento degli edifici devono essere alimentati per almeno il sessantacinque per cento da energia rinnovabile. Gli oppositori della misura hanno a lungo sostenuto che la norma impone costi eccessivi ai consumatori. Per AfD è diventato un cavallo di battaglia. Così come l’opposizione agli impianti eolici.
Qualsiasi discorso in materia di energia in Germania implica una premessa: il Paese è primo in Ue per consumo di carbone come combustibile. L’uscita da questo sistema energetico – fossile e altamente inquinante – è fissata al 2038. La scadenza è sostenuta dalla Cdu e dall’Fdp, mentre i Verdi vogliono anticiparla al 2030. A non volerci rinunciare è invece l’AfD, che anzi propone di aprire nuove centrali.
E poi c’è l’accordo di Parigi sul clima, che tiene insieme tutte le questioni ambientali. Per rispettarlo, la Germania si è impegnata a raggiungere le emissioni nette zero entro il 2045. Per il partito di centrosinistra Spd, il taglio delle emissioni è un compito urgente, ma la transizione va resa «più pragmatica». L’obiettivo del partito del cancelliere uscente è garantire che le alternative ecologiche siano migliori, più convenienti e più economiche.
La Cdu sostiene che la protezione del clima e l’obiettivo del net zero al 2045 non debbano in alcun modo danneggiare l’economia. Il partito dei Verdi, invece, sta cercando di sottolineare le responsabilità climatiche della Germania, primo Paese Ue per emissioni di gas serra. Tuttavia, anche i Verdi sono convinti che, per rendere la transizione desiderabile, bisognerà fare in modo che le misure di riduzione delle emissioni siano facili da applicare e, soprattutto, economicamente vantaggiose.
La soluzione per il partito ambientalista non è rallentare l’azione per il clima, ma mettere in campo una combinazione di strumenti, come programmi di sussidi pubblici e il mercato delle emissioni. Un altro partito attento alle questioni ambientali, che ha il termine «giustizia climatica» all’interno del suo slogan, è Die Linke della trentaseienne Heidi Reichinnek, spesso definita «l’astro nascente della sinistra tedesca».
Dall’altra parte, gli esponenti di AfD hanno dichiarato che vorrebbero ritirare la Germania dall’accordo di Parigi. Nel programma elettorale si legge che il partito di estrema destra «rifiuta ogni politica e ogni tassa che sia legata alla presunta protezione del clima», anche perché Weidel e colleghi non sono sicuri che il cambiamento climatico sia causato dagli esseri umani.