Arizona juniorIl partito nazionalista belga sblocca l’impasse politica, ma l’equilibrio resta precario

Bart De Wever, leader della Nuova alleanza fiamminga, è il nuovo primo ministro a Bruxelles: dovrà tenere insieme una coalizione fragile per affrontare il nodo delle politiche migratorie e la sfida della legge di bilancio

AP/Lapresse

Per la prima volta il leader del Governo federale belga sarà espressione dal partito nazionalista che fino a qualche anno fa si batteva per l’indipendenza delle Fiandre dal resto del Paese. A quasi otto mesi dalle elezioni federali del 9 giugno scorso, il Belgio ha un nuovo governo. A guidarlo sarà Bart De Wever, leader del partito nazionalista N-va (Nuova Alleanza fiamminga) che ha ottenuto il maggior numero di voti in primavera. L’accordo è arrivato a poche ore dalla scadenza del 31 gennaio fissata da Re Philippe.

De Wever può contare sul sostegno in Parlamento di ottantuno deputati su centocinquanta totali. Oltre ai conservatori fiamminghi di N-va, compongono la coalizione il partito di centrodestra francofono Movimento riformista, quello centrista francofono Les engagés, il partito cristiano-democratico fiammingo e quello di centrosinistra fiammingo Vooruit. Una maggioranza fragile soprannominata Arizona per i colori delle forze politiche che ricordano quelli della bandiera dello stato americano. Cinque realtà che al Parlamento europeo fanno riferimento a quattro diversi gruppi, dai conservatori di Ecr ai Socialisti, passando per il Partito popolare e per i liberali di Renew.

Politicamente il governo belga si sposta più a destra rispetto al passato. De Wever ha tenuto per N-va tre ministeri pesanti (finanze e pensioni, immigrazione e difesa) e l’impronta del partito conservatore sarà ben evidente soprattutto sulle politiche migratorie. Nell’agenda De Wever, oltre alla stretta sui migranti, ci saranno un’imposta del dieci per cento sulle plusvalenze derivanti dal mercato azionario, un abbassamento delle tasse sul lavoro, una riduzione dei sussidi di disoccupazione, una maggiore tassazione sui combustibili fossili e un aumento della spesa per la difesa. Un patchwork di richieste dei vari partiti che non sarà semplice amalgamare all’interno dello stesso programma politico.

Come spesso accade in Belgio quando si tratta di formare un esecutivo, le trattative sono state molto lunghe. Sulla maggior parte dei temi dirimenti vista l’eterogeneità della coalizione c’è ancora molta distanza e i negoziati (tenutisi in maniera inusuale a l’Ecole royale militaire a causa di un guasto all’impianto idraulico al castello di Val Duchesse, teatro di diversi accordi governativi passati) hanno lasciato ancora alcune questioni in sospeso. Il primo banco di prova sarà la legge di bilancio, e il margine ridotto di deputati che sostengono l’esecutivo in Parlamento renderà da subito molto delicato il lavoro del primo ministro.

Va però tenuto in considerazione il contesto belga dove la paralisi politica e la difficoltà a trovare compromessi stanno diventando strutturali. La frammentazione politica e un sistema elettorale proporzionale con una soglia di sbarramento molto bassa impediscono di fatto a un singolo partito di ottenere la maggioranza assoluta dei seggi. Una situazione che negli anni ha reso sempre più complicato arrivare ad un accordo tra le forze di un Paese che deve anche fare i conti con uno scollamento linguistico, culturale e amministrativo tra le Fiandre e la Vallonia. Il risultato di queste divisioni sono lunghe fasi di stallo: gli otto mesi necessari a formare il Governo De Wever si aggiungono ai cinquecentoquarantuno giorni del 2010 e agli oltre dodici mesi necessari nel 2019.

Per questo il risultato raggiunto da De Wever resta sorprendente dal punto di vista politico. I consensi ottenuti alle elezioni del 2024 sono stati capitalizzati con un accordo che, per quanto fragile, consentirà al leader di N-va di provare governare. Un epilogo non scontato se si guarda al passato del cinquantaquattrenne ex Sindaco di Anversa che fino a pochi anni fa guidava un partito poco incline al compromesso, il cui obiettivo dichiarato era la secessione delle Fiandre. Ma negli ultimi tempi, pur restando ancorati a quei retaggi di estrema destra che hanno portato l’immigrazione in cima all’agenda del nuovo Governo, sono state messe da parte le idee più estremiste come la secessione, e con loro anche i colpi di teatro ai quali aveva abituato De Wever. Come quando nel 2005 fece noleggiare dodici camion caricandoli di oltre undici miliardi di finte banconote da cinquanta euro per lamentarsi dei contributi fiscali con cui le Fiandre partecipavano al bilancio federale.

Il processo di normalizzazione è iniziato nel 2014 quando N-va è entrato per la prima volta a far parte del governo del Paese con tre Ministri e due segretari di Stato nella coalizione guidata da Charles Michel. Un percorso che oggi li ha portati alla guida del Paese. De Wever ha capito che per provare a governare era necessario guardare all’area più moderata del Belgio. Il passo successivo è stato quello di prendere le distanze dal partito populista di estrema destra Vlaams Belang, sostenitore di alcune delle idee che in passato furono di N-VA come l’indipendenza delle Fiandre e una lotta ancora più serrata all’immigrazione. Un repentino cambio di rotta (e di idee) necessario ad istituzionalizzare il partito e che per certi versi ricorda il percorso fatto da Fratelli d’Italia, con cui i conservatori fiamminghi condividono gli scranni al Parlamento europeo.

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