ForzalavoroLavorare in Ucraina dopo tre anni di guerra

Uno dei problemi principali, per chi oggi voglia far funzionare l’economia ucraina senza premere “off” e partire, è la carenza di manodopera. Soprattutto per i profili più qualificati. «Ma la resistenza la fanno anche gli imprenditori rimasti qui», dice Stanislav Zavertailo. Il racconto da Kyjiv. Iscriviti alla newsletter di Lidia Baratta!

Stanislav Zavertailo, cofounder di “Honey Cafe” e “Zavertailo Cafe” a Kyjiv

Kyjiv – «Dall’inizio dell’invasione russa dell’Ucraina, in uno dei miei locali si sono alternati tre gelatai. Due sono stati chiamati al fronte, uno si è arruolato come volontario. Ora ho assunto un ragazzo che ha 24 anni, abbiamo un altro anno a disposizione prima che possa andare a combattere».

Stanislav Zavertailo (nella foto in alto), 45 anni, è cofounder delle insegne “Honey Cafe” e “Zavertailo Cafe” di Kyjiv. Prima della guerra, gestiva quattro pasticcerie nella capitale ucraina. Negli ultimi tre anni, nonostante gli attacchi aerei sulla città e le corse continue nel laboratorio di pasticceria trasformato nello shelter di famiglia, ha aperto due nuovi locali in centro. «I costi sono maggiori e i tempi delle ristrutturazioni più lunghi. Ma la resistenza la fanno anche gli imprenditori rimasti qui», dice. Una parte degli incassi, ogni mese, li destina per comprare elmetti, droni e visori notturni da inviare al fronte. «Per uccidere i russi che vogliono uccidere noi», spiega.

Quasi quattrocento persone oggi lavorano per la sua impresa. La maggior parte donne e under 25. Ma Stanislav è alla continua ricerca di personale. Perché uno dei problemi principali, per chi oggi voglia far funzionare l’economia ucraina senza premere “off” e partire, è la carenza di manodopera.

Kyjiv, come molti Paesi occidentali, soffriva del calo di natalità già prima dell’invasione russa: il tasso di fertilità è di 1,26 figli per donna. Ma la guerra ha creato stravolgimenti ancora più grandi nella demografia del Paese.

Dal 24 febbraio 2022, tra 800mila e un milione di ucraini sono andati a combattere nell’esercito. Sei milioni e mezzo sono emigrati all’estero, altri cinque milioni sono sfollati all’interno del Paese. E le stime non ufficiali parlano di circa 80mila morti in guerra.

Prima dell’aggressione russa, l’Ucraina aveva una delle popolazioni più istruite del mondo. Il 70 per cento ha un’istruzione secondaria o superiore, soprattutto nelle discipline scientifiche, tecnologiche, ingegneristiche e matematiche. Ma dall’inizio della guerra, già 665mila studenti universitari si sono trasferiti all’estero.

Dopo lo shock dell’invasione del 2022, il Pil ucraino è crollato di oltre il 28 per cento e circa un terzo delle imprese è sparito. Tre anni dopo, l’industria della difesa sta sorpassando la fetta che prima era occupata dall’acciaio e dall’energia e l’economia ha avuto un rimbalzo di circa il 5 per cento nel 2023 e tra il 3 e il 4 per cento nel 2024.

«La nostra previsione è di crescere del 4 per cento nel 2025», spiega Dmytro Krukovets, economista della Kyjiv School of Economics (Kes), «crescendo poi intorno al 6-7 per cento se e quando la guerra finirà, grazie all’arrivo di investimenti e progetti di ricostruzione».

Ci sono molte aziende straniere che hanno hanno continuato a investire in Ucraina negli ultimi tre anni, nonostante la guerra. Per fare qualche esempio: Kingspan ha investito 300 milioni di dollari, Vestas 450 milioni, Baykar 100 milioni, Bayer 65 milioni. «Ma una delle principali sfide ora è il mercato del lavoro», continua Krukovets. «La disoccupazione è molto elevata, eppure abbiamo una grande difficoltà a trovare persone, soprattutto lavoratori qualificati».

Un discorso che suona familiare in Italia. Ma in Ucraina la variabile aggiuntiva è, appunto, la guerra. Dopo aver raggiunto il picco del 25% a metà del 2022, il tasso di disoccupazione ucraino sta scendendo: al momento è intorno al 13,6 per cento. Ma contemporaneamente la difficoltà per le aziende di trovare lavoratori è in costante crescita.

Il numero di cv a disposizione sulla piattaforma work.ua rimane sotto il livello prebellico. L’indice di disponibilità dei lavoratori dell’Institute of Economic Research segnala difficoltà per tutti i livelli di studio. E la nuova legge sulla mobilitazione di maggio 2024, per aumentare il numero di soldati al fronte, ha portato ulteriore incertezza per le imprese.

La popolazione sfollata interna, soprattutto dagli oblast a Est, si sta via via integrando nel mercato del lavoro delle altre regioni del Paese. Ma spesso sono lavoratori che vanno formati o riqualificati per altre attività.

Secondo il servizio statale per l’impiego, restano 150mila posti vacanti che andrebbero coperti. Si cercano soprattutto operai nelle industrie, addetti nei servizi e nella logistica, ma anche medici negli ospedali e muratori per ricostruire quello che i russi hanno distrutto.

Il ponte sul fiume Dnipro, che gli ucraini avevano distrutto per rallentare l’avanzata dei russi verso Kyiv, è stato ricostruito accanto al vecchio ponte dalla società turca Dogus Insaat Ve Ticaret, che ha trasferito qui anche i suoi lavoratori perché non c’erano operai ucraini sufficienti per farlo.

È cresciuta ovviamente la richiesta nel settore della sicurezza, anche per i giornalisti e i molti operatori delle ong presenti nel Paese. E la maggior parte delle piattaforme di recruiting ha iniziato pure a collaborare le forze armate ucraine come alternativa per reclutare specialisti per le posizioni vacanti nell’esercito.

«La difficoltà di reclutamento ha raggiunto il picco per i lavoratori qualificati», dice Krukovets. «E questo è anche uno dei motivi per cui i salari medi stanno crescendo».

Da un lato, tanti hanno perso il lavoro e faticano a pagare gli affitti o a fare la spesa, davanti a un aumento del carovita. Dall’altro, secondo i dati della Kse, nel quarto trimestre del 2024 il salario nominale medio in Ucraina è aumentato del 21,5 per cento su base annua, rispetto a un tasso di inflazione pari a circa il 7 per cento. «La scarsità di lavoratori forza le imprese ad alzare i salari, il che aumenta la pressione sull’inflazione. Prevediamo che i salari aumenteranno di un altro 35% entro la fine del 2027», si legge nei documenti del Kse.

«Se le aziende non riescono a trovare nuovi lavoratori, o fanno una ristrutturazione nei team esistenti o riducono la produzione, il che potrebbe ridurre anche la nostra crescita economica», dice Krukovets.

«Il fatturato della mia azienda si è ridotto del 35 per cento rispetto a tre anni fa», racconta Stanislav Zavertailo. «Ovviamente i clienti sono di meno. Quest’anno siamo stati un mese in vacanza in Italia, cosa che prima era impensabile. Ma con il nostro lavoro continuiamo a sostenere l’esercito e a raccogliere fondi per il fronte. Il nostro motto è: “Prepariamo dolci per gli impiegati, per comprare i tank per i soldati”».

 

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