A tre anni dall’invasione russa dell’Ucraina, il Commissario europeo per la Difesa Andrius Kubilius a Linkiesta traccia una road map per la difesa comune e per il sostegno a Kyjiv e per la deterrenza contro le minacce di Vladimir Putin.
Sono passati tre anni dall’inizio della vasta invasione dell’Ucraina. Come ha reagito l’Europa in questo periodo e quale strada siamo costretti a percorrere?
Il sostegno dell’Europa all’Ucraina è stato rapido e decisivo. L’Unione europea e i suoi Stati membri sono i maggiori donatori complessivi a sostegno dell’Ucraina, con 135 miliardi di euro. Tra questi, 48,7 miliardi di euro (52 miliardi di dollari) di assistenza militare, pari ai contributi statunitensi. Da allora, gli Stati membri dell’Ue hanno approvato sedici pacchetti di sanzioni contro la Russia, che richiedono l’unanimità. Continueremo a sostenere l’Ucraina. Gli ucraini stanno coraggiosamente difendendo non solo il loro Paese, le loro case, ma anche l’Europa. Dobbiamo dare più forza all’Ucraina e siamo decisi a continuare a sostenerla, attraverso il sostegno militare, economico e politico, la ricostruzione e la futura adesione all’Ue.
Abbiamo anche bisogno di un “Big Bang” nella nostra produzione e spesa per la difesa. L’Ue e gli Stati membri devono essere pronti per le contingenze militari più estreme, per questo stiamo preparando il Libro bianco sul futuro della difesa europea. Abbiamo bisogno di un approccio “Big Bang” alla difesa europea per aumentare la nostra preparazione e resilienza il prima possibile.
La questione della difesa comune europea è legata più di altre alla cessione strategica di sovranità da parte degli Stati membri. È possibile, per superare gli ostacoli, i veti e le diffidenze, immaginare l’istituzione di un nuovo Trattato, come è stato fatto per Maastricht e Schengen?
Credo che gli Stati membri dell’Ue siano sempre più consapevoli che dobbiamo investire molto di più nella nostra difesa. Spendere di più, meglio, insieme, e in modo europeo. In un contesto attuale turbolento, dobbiamo affrontare una realtà. La Russia spende fino al 9 per cento del suo Pil per la difesa. L’Europa spende in media l’1,9 per cento. Spendere di più è importante, ma non sufficiente. Abbiamo anche bisogno di acquisti congiunti di attrezzature per la difesa per raggiungere gli obiettivi di capacità della Nato e per contrastare la frammentazione.
Anche altri regimi autoritari stanno osservando da vicino quali saranno le nostre prossime mosse e decisioni. Dobbiamo inviare il messaggio che siamo uniti e forti. Per l’Ucraina, per i nostri valori e per una pace giusta e sostenibile nel continente europeo.
D’altra parte, come disse Jean Monnet, «l’Europa sarà forgiata nelle crisi e sarà la somma delle soluzioni adottate per quelle crisi». Da allora, si è dimostrato che aveva ragione molte volte. Attualmente stiamo affrontando un’altra crisi, quella della sicurezza. Tutti gli Stati membri dell’Ue sono coinvolti in un modo o nell’altro. E sono fiducioso che troveremo la strada da percorrere, insieme.
Lei proviene da un Paese di confine, la Lituania, che nel corso della sua storia ha combattuto attivamente e con orgoglio contro la presenza sovietica. Il suo Paese sa bene che cosa significa avere la Russia di Putin nel proprio cortile, una percezione che altri Paesi europei non riescono a cogliere. Come spiegherebbe a un italiano, per esempio, che la sicurezza del fianco orientale significa sicurezza per tutti?
Siamo tutti interconnessi. Se uno Stato membro ha un deficit di capacità, anche gli altri sono più vulnerabili. Pertanto, dobbiamo unire i nostri sforzi. Aiutarsi a vicenda e comprendere le reciproche sfide è il significato della solidarietà europea. Investire nella difesa europea significa anche investire nella nostra industria, nella nostra economia, nei nostri posti di lavoro. L’Italia ha una base industriale della difesa e dello spazio molto ben sviluppata e forte. Maggiori investimenti, incoraggiati e sostenuti dall’approccio collettivo europeo, porteranno un benefico valore aggiunto agli Stati membri.
Negli ultimi giorni si è parlato di pace, di negoziati e di scenari futuri. La tentazione che sta emergendo è quella di lasciare uno spazio marginale all’Europa. Chi ne trae vantaggio?
Non ci può essere una pace duratura nel continente europeo senza un’Ucraina forte e un’Europa forte. Spetta all’Ucraina decidere le condizioni effettive della pace. L’Ucraina merita la pace attraverso la forza. Qualsiasi pace alle condizioni imposte da Putin all’Ucraina non sarà sostenibile. Non sarà una pace giusta, ma solo una pausa tra le guerre, che permetterà alla Russia di prendersi una pausa e di prepararsi per un altro attacco – contro l’Europa o l’Ucraina. Gli esperti militari e di intelligence ci avvertono che la Russia potrebbe essere militarmente pronta a mettere alla prova l’Ue e la Nato entro la fine di questo decennio, il che ci dà cinque anni per prepararci, per scoraggiare l’aggressione russa e prevenire la guerra.
Come può una pace ingiusta creare un problema permanente nel nostro continente?
Qualsiasi trattativa di pace deve includere Kyjiv e l’Europa. Il mantenimento dell’indipendenza, della sovranità e dell’integrità territoriale dell’Ucraina è fondamentale. L’Ucraina deve avere forti garanzie di sicurezza. Altrimenti, si rischia di incoraggiare l’aggressore Russia, così come altri autoritari, a continuare a violare il diritto e le norme internazionali. Questo comporterà problemi molto più gravi per noi in futuro.
In conclusione, uno dei problemi più urgenti che abbiamo sentito negli ultimi anni è legato alle minacce ibride, ai cyberattacchi e alla disinformazione. In Italia, abbiamo un numero significativo di associazioni, propagandisti e partiti politici che continuano a diffondere narrazioni guidate dal Cremlino. I governi sono spesso lenti ad applicare sanzioni e ad agire. Quanto questo rappresenta un pericolo per la sicurezza europea?
Putin non attacca solo l’Ucraina, ma anche i valori europei e l’Occidente in generale. Secondo la cosiddetta dottrina Gerasimov della guerra totale – a partire da misure ibride (sabotaggio, disinformazione, migrazione armata, attacchi alle infrastrutture) per finire con carri armati e missili – la Russia è già in guerra contro tutti noi, le democrazie. Investendo nella nostra difesa, invieremo un messaggio chiaro e impediremo la tentazione di metterci alla prova militarmente.