I sonnambuliLa minaccia più pericolosa è l’esercito dei minimizzatori

Dopo decenni di chiacchiere sui valori dell’Occidente, alla stretta decisiva, molti sedicenti liberali si sono dati alla macchia, scrive Francesco Cundari nella newsletter “La Linea”. Arriva tutte le mattine dal lunedì al venerdì più o meno alle sette

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L’editoriale di Martin Wolf, il principale commentatore economico del Financial Times, ha un titolo che non pensavo avrei mai letto su quel giornale, e forse su nessun giornale: «Gli Stati Uniti sono ora il nemico dell’Occidente». Wolf rimette in fila i fatti delle ultime due settimane. Tre in particolare. Il discorso pronunciato il 12 febbraio dal segretario alla Difesa americano, l’estremista pluritatuato Pete Hegseth, secondo il quale «garantire la sicurezza europea deve essere un imperativo per i membri europei della Nato», ragion per cui «l’Europa deve fornire una quota schiacciante» dei futuri aiuti all’Ucraina. L’intervento del vicepresidente J.D. Vance alla conferenza di Monaco del 14 febbraio, tutto contro l’Unione europea (ne ho già parlato abbondantemente qui). E infine, soprattutto, il negoziato sull’Ucraina, condotto sulla testa degli ucraini, da parte di un’amministrazione americana che ha sposato di fatto la linea del regime di Vladimir Putin, fino al punto di negare che la Russia sia l’aggressore. Una svolta su cui si è consumata la rottura con l’Europa, certificata dal voto alle Nazioni Unite sulla risoluzione riguardante l’Ucraina, con Europa e Ucraina da una parte, Stati Uniti e Russia dall’altra, assieme a Cina, Ungheria e anche Israele (ma questo lo aggiungo io).

Wolf ne trae dunque la conclusione che o l’Europa si dimostrerà all’altezza della situazione o si disintegrerà, e la prova del fuoco sarà proprio la sua capacità di salvare l’Ucraina. Si tratta di considerazioni ormai largamente condivise, almeno tra coloro che ancora credono nei principi fondamentali della democrazia liberale (quindi forse non così largamente, a pensarci bene). Quello che mi colpisce è quanto il ritorno di Trump abbia accelerato e per così dire concretizzato processi di cui pure eravamo da tempo tutti consapevoli, ma che fino a ieri apparivano comunque piuttosto astratti, legati a cambiamenti di lungo periodo, a un futuro magari non lontano, ma pur sempre futuro. E mi pare pure assai significativo, dopo decenni di chiacchiere sull’Occidente e sui suoi valori, che al momento della stretta decisiva, quando quei valori sono davvero in gioco, tanti sedicenti liberali e occidentalisti si siano improvvisamente dati alla macchia, quando non sono passati direttamente al fronte opposto. Magari travestiti da “minimizzatori”, per spiegarci che non è cambiato niente, che non bisogna esagerare, che non c’è motivo di allarmarsi. E questo, l‘altissimo numero di minimizzatori, a destra e a sinistra, tra politici e commentatori, è forse il principale motivo per cui, al contrario, faremmo bene ad allarmarci.

Questo è un estratto di “La Linea” la newsletter de Linkiesta curata da Francesco Cundari per orientarsi nel gran guazzabuglio della politica e della vita, tutte le mattine – dal lunedì al venerdì – alle sette. Più o meno. Qui per iscriversi.

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