Una ideologia-non ideologia pesantemente di destra ma che sfrutta senza scrupoli anche residue nostalgie sovietiche: è il profilo del «Ruscismo» putiniano per come cerca di inquadrarlo uno studio di Massimiliano Di Pasquale dell’Istituto Gino Germani di Scienze Sociali e Studi Strategici. «L’invasione su larga scala dell’Ucraina nel febbraio 2022 e la brutalità degli eccidi di Bucha, Hostomel, Irpin, Chernihiv, Mariupol, che sin dalle prime settimane di guerra hanno mostrato al mondo intero il volto genocidario della Russia attuale, hanno spinto molti studiosi a compiere ulteriori riflessioni sulla natura del regime putiniano», ricorda Di Pasquale. Già nel 2020 Catherine Belton aveva parlato di una cleptocrazia «in cui i miliardi di dollari a disposizione dei compari di Putin sarebbero stati usati per indebolire e corrompere le istituzioni e le democrazie dell’Occidente». Ma le evidenze empiriche e i discorsi ufficiali che hanno accompagnato la cosiddetta “operazione militare speciale” in Ucraina dicono di un regime con caratteristiche specifiche meritevoli di approfondimento.
Di Pasquale cita le conclusioni cui in maniera autonoma erano giunti già da prima della guerra del 2022 Timothy Snyder e Ettore Cinnella per definire quello di Vladimir Putin come un regime fascista, basato sul culto di personaggi sanguinari della storia russa, zarista e sovietica, consolidatosi grazie al ruolo determinante del patriarcato ortodosso di Mosca. In seguito si sono aggiunti in particolare gli ulteriori studi di Michel Eltchaninoff, Bengt Jangfeldt, Alexis Berelowitch, Mark Lipovetsky, Dina Khapaeva, Jason Stanley, Nicolas Werth, Ian Garner e Stefano Caprio.
Ma ci sono anche le parole usate dallo stesso Putin nell’annunciare l’aggressione. «Ho preso la decisione di condurre un’operazione militare speciale. L’obiettivo è proteggere le persone che da otto anni sono oggetto di violenze, di un genocidio da parte del regime di Kyjiv. A questo scopo, cercheremo di demilitarizzare e denazificare l’Ucraina». Usando l’odiosa retorica dell’ “accusa allo specchio”, ovvero la proiezione sulla vittima di un atto che l’aggressore si prepara a compiere, il 24 febbraio 2022 Putin comunica al mondo intero la falsa narrazione che l’Ucraina è un paese nazista che sta compiendo un genocidio sulla propria gente, definendo il governo democraticamente eletto dell’Ucraina come una «banda di tossicodipendenti e neonazisti», mentre i media statali russi e i propagandisti chiedono ripetutamente la “denazificazione” dell’intera popolazione ucraina, evocando la vittoria contro Hitler. Quando i critici del Cremlino sottolineano che Zelensky è lui stesso ebreo e che alcuni membri della sua famiglia sono stati uccisi dai nazisti, la risposta è che «i peggiori nazisti erano in realtà ebrei».
L’etichetta di “Ruscismo” è un neologismo creato dai media ucraini fondendo assieme le parole “russo” e “fascista”, e poi ripreso da Snyder per definire il regime di Putin. Mark Lipovetsky, della Columbia University, evidenzia «la natura particolare di questo mostro, che combina il nazionalismo sovietico, la nostalgia post-sovietica per la grandezza imperiale; il risentimento sia di destra che di sinistra; il conservatorismo culturale, l’ortodossia e l’occultismo […] ; l’idealizzazione dell’era sovietica e la convinzione della “superiorità spirituale” della Russia rispetto al resto del mondo e soprattutto all’Occidente…». La sue caratteristiche principali sarebbero però nel fatto che non è una vera ideologia e che i tentativi di comprenderlo come un’ideologia si scontrano inevitabilmente con la fluidità di quasi tutti i suoi elementi, che, a seconda delle necessità, emergono o si affievoliscono, fino a scomparire del tutto. «Come una corda, la narrazione del “Ruscismo” è tessuta da molti fili, tratti da fonti contrastanti o quasi incompatibili. Ne citeremo solo alcuni, anche se in futuro intendiamo scriverne in modo più dettagliato. Gli echi del Partito nazionalista russo tardo-sovietico, basato sul nazional-bolscevismo staliniano, i ricordi della campagna anti-cosmopolita del dopoguerra e il suo nudo antisemitismo. Un ruolo importante in questo discorso è svolto dal messianismo ortodosso, di solito in combinazione con la xenofobia. Tra i rappresentanti più importanti di questo filone del nazionalismo figurano lo scrittore Alexander Prokhanov e il regista Nikita Mikhalkov (che si fa chiamare “l’esorcista”). Il risentimento imperiale di sinistra, formulato dallo scandaloso scrittore e leader politico Eduard Limonov e sviluppato in un vero e proprio Ruscismo dallo scrittore Zakhar Prilepin, il più ardente trovatore della guerra in corso. In questo discorso, il radicalismo nei confronti delle autorità russe si combina paradossalmente con l’entusiasmo per tutto ciò che simboleggia la grandezza imperiale e richiede uno spargimento di sangue (preferibilmente su scala di massa)».
A sua volta Stefano Caprio, docente di Storia della filosofia russa presso il Pontificio Istituto Orientale di Roma, definisce il “Ruscismo” come «un nuovo fascismo e razzismo insieme, non eugenetico, ma “spirituale e teocratico”». Spiega anche che «A partire ovviamente dal termine fasˇizm, fascismo in slavo, gli ucraini giocano sulla fonetica inglese, per cui “Russia” si pronuncia “Rascia”, da cui appunto “rascizm”, il nuovo fascismo russo, simile a rasizm, il razzismo». In italiano la pronuncia inglese non suona immediata, e «Ruscismo» rende meglio la crasi tra russismo e fascismo, anche se perde un po’ la connotazione razzista, componente non secondaria del “complesso di superiorità” dei russi putiniani. Il Ruscismo è dunque il nuovo ideale di conquista del mondo post-globale, in cui al posto dell’omologazione di tutti i popoli, ognuno cerca di vincere una guerra totale. Non solo il sovranismo sciovinista del “prima i nostri”: ci si difende dalle “invasioni” (degli immigrati, delle pandemie, dell’immoralità, dell’Oriente e dell’Occidente) andando per primi all’assalto. Per Caprio il regime di Putin è una nuova forma di totalitarismo, che tra il “potere del popolo” e la “dittatura del proletariato” vuole affermare la “superiorità morale” di una parte sull’altra, di una nazione sulle altre, di una persona sopra ogni sistema.
Jason Stanley, professore di filosofia alla Yale University, già autore di un saggio sul fascismo moderno, in un articolo sul The Guardian, sottolinea poi la forte componente antisemita del fascismo putiniano. «Centrale per il fascismo europeo è l’idea che gli ebrei siano gli agenti del decadimento morale. Secondo il fascismo europeo, sono gli ebrei che portano un paese sotto il dominio dell’élite globale (ebraica), utilizzando gli strumenti della democrazia liberale, dell’umanesimo secolare, del femminismo e dei diritti dei gay, che vengono utilizzati per introdurre decadenza, debolezza e impurità. L’antisemitismo fascista è di origine razziale piuttosto che religiosa e prende di mira gli ebrei in quanto razza corrotta e apolide che cerca il dominio globale. Il fascismo giustifica la sua violenza offrendo di proteggere un’identità religiosa e nazionale apparentemente pura dalle forze del liberalismo. In Occidente, il fascismo si presenta come il difensore del cristianesimo europeo contro queste forze, così come contro la migrazione musulmana di massa. Il fascismo in Occidente è quindi sempre più difficile da distinguere dal nazionalismo cristiano. Putin, il leader del nazionalismo cristiano russo, è arrivato a considerarsi il leader globale del nazionalismo cristiano, ed è sempre più considerato tale dai nazionalisti cristiani di tutto il mondo, compresi gli Stati Uniti».
Tra i suoi ideologi spicca Aleksandr Dugin, il cui pensiero “nazi-stalinista” è definito da Alex Hearn, del The Jewish Chronicle, come «un culto della morte che cerca la distruzione totale dei suoi avversari». «Il mix di idee fasciste e comuniste sovietiche di Dugin si avvale di una facciata erudita, dietro la quale si celano però nozioni cristiane di bene e male, nonché riferimenti all’occulto e a miti che ossessionavano anche i nazisti, tra cui Atlantide. La narrazione messianica di Dugin di una missione sacra vede l’Occidente come l’Anticristo e la Russia come simile all’impero romano. Si potrebbe descrivere la filosofia di Dugin come un culto della morte perché egli cerca la distruzione totale dei suoi oppositori. È allarmante che le sue idee abbiano influenzato il pensiero di alcune importanti figure russe, in particolare Putin. Non è una coincidenza che la guerra in Ucraina si allinei con la sua filosofia e le sue attività, e per questo motivo Dugin è stato dipinto come una figura in stile Rasputin». A partire dal 24 febbraio 2022, giorno in cui inizia l’invasione russa su larga scala in territorio ucraino, Dugin dalle pagine del suo sito “Geopolitica.ru” parla infatti di missione salvifica della Grande Madre Russia contro un Occidente corrotto e pervertito dominato da liberali, gay, ucro-nazisti e lobby ebraiche. «Il popolo russo sta combattendo il Male rappresentato dalla civiltà occidentale», è un suo slogan. «Putin è l’uomo di cui la Russia aveva bisogno per ripristinare l’antica civiltà russa», un altro.
Dina Khapaeva spiega infine che il regime putiniano è fondato sul culto della morte, sull’ossessione per il Medioevo – che non è solo «un movimento puramente estetico ma una potenziale arma contro la democrazia»– e sull’apologia di personaggi sanguinari della storia russa come Ivan il Terribile e Iosif Stalin. La celebrazione dell’oprichnina, il regime di terrore di stato di Ivan il Terribile, si fonde dunque con la riabilitazione dello stalinismo allo scopo di ricostruire l’Impero russo. Nella retorica del Cremlino e dei suoi consulenti, i signori della guerra del Medioevo sono equiparati ai combattenti della Grande Guerra Patriottica. «Diverse leggi sulla memoria, originariamente destinate a criminalizzare la critica alla versione ufficiale del Cremlino della Seconda guerra mondiale, hanno acquisito un significato più ampio che le ha rese adatte a sanzionare la “mancanza di rispetto” nei confronti dei signori della guerra medievali della Russia, equiparandoli di fatto agli “eroici soldati sovietici”» Le critiche alla storia medievale della Russia e a personaggi sanguinari come Ivan il Terribile sono così bollate dai funzionari statali russi come parte di una ‘guerra dell’informazione’ condotta dall’Occidente contro la Russia e, quindi, deleterie per gli interessi statali russi.
Questa teoria del complotto, promossa attivamente da Vladimir Medinsky, ex ministro della Cultura e oggi consigliere e assistente di Putin, ha avuto un ruolo significativo nel giustificare le lodi a Ivan il Terribile e a diffonderne il suo culto. Alla fine dei tempi, Ivan il Terribile, lo “Zar-Vincitore”, risorgerà, come Cristo, per purificare la terra russa dai suoi nemici, e prima di tutto dagli ebrei. L’antisemitismo, elemento chiave di questa dottrina, è uno dei tratti distintivi della Chiesa ortodossa russa guidata dal patriarca Kirill: ex agente di secondo grado del Kgb sovietico con il nome di Mikhailov, che ha più volte definito l’invasione su larga scala dell’Ucraina del febbraio 2022 una guerra santa contro l’Occidente corrotto e omosessuale che «favoriva o addirittura organizzava il genocidio dei popoli che si rifiutano di organizzare parate gay».