Formato leaderSchlein alza la voce contro Meloni affinché Conte intenda

In Parlamento la segretaria del Partito democratico ha sfoggiato un’attitudine inedita. Un punto a suo favore nella sfida perpetua con l’avvocato dei Cinquestelle

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Non l’avevano vista gridare. Mai così alti, i decibel di un discorso di Elly Schlein come ieri a Montecitorio, e per un attimo qualcuno ha temuto che la voce di una donna gentile e solitamente pacata s’incrinasse, ma no, Elly ha gridato varie volte – il già classico Meloni «presidente del Coniglio» – e alla fine, comunque la si pensi nel merito, ha tirato fuori un signor discorso parlamentare. Ha gridato perché era veramente inviperita con Giorgia Meloni, il Fantasma di ieri, e si è arrabbiata moltissimo con il Fratello d’Italia Giovanni Donzelli che aveva tirato fuori, seguendo gli ordini di scuderia, la vicenda del tesoriere del Partito democratico campano accusato di lucrare sugli immigrati. E lei ha preso fiato e poi strillato, nel giubilo dei suoi: «La differenza fra noi e voi è che noi abbiamo rimosso immediatamente il tesoriere campano sotto inchiesta, mentre voi avete una ministra rinviata a giudizio per truffa allo Stato e Meloni non riesce a farla dimettere». Schlein in formato leader: e ne aveva bisogno.

Sapeva, la segretaria del Partito democratico, che subito dopo di lei avrebbe preso la parola l’avvocato Giuseppe Conte, che non è un oratore puro, anzi. Però negli ultimissimi tempi è diventato una bestia mediatica. L’altra sera non si è fatto intimidire da Bruno Vespa, al contrario, lo ha intimidito lui, e poi ancora da Giovanni Floris – ma lì era più facile – ha fatto le prove generali per la performance di ieri alla Camera. Una discreta prova, «si vergogni» a Carlo Nordio un numero imprecisato di volte, urlacchiando anche lui – ma ormai in Aula strillano tutti – in modo abbastanza efficace.

L’avvocato ha un’immagine fisicamente forte, elegante, lo fregano un po’ l’accento e il timbro della voce ma complessivamente lui gioca quasi tutto sull’impatto della figura che un po’ di italiani ancora associano alla fase più drammatica della pandemia quando era a palazzo Chigi. Lui ha scelto di fare quello più puro, l’Oppositore numero uno, lo sceriffo a caccia di Giorgia e i suoi fratelli, dunque provando a scorrazzare sul terreno della sinistra, quello di Schlein, mangiandole metro quadrato dopo metro quadrato: scavalcandola a sinistra, si diceva un volta.

Schlein rincorre. Piace a sinistra, forse ai giovani – universo incognito – , meno al ceto medio riflessivo e agli anziani, che sono poi quelli che vanno a votare. Sfida aperta, dunque, quella tra Elly e Giuseppi sul piano dell’immagine, e ogni occasione è buona per la competizione tra i due che ambiscono a sedersi sulla poltrona sulla quale oggi è assisa Giorgia Meloni. Lunedì Conte aveva battuto tutti sul tempo attaccando il governo in un’aula deserta, appunto, era lunedì e i deputati sono ancora a casa. Ma ieri era il grande giorno della sfida a “Montecitorio.Corral”, non solo e non tanto tra governo e opposizione ma tra i grandi capi delle tribù di quest’ultima. E, nella freddezza dei deputati contiani che non l’hanno applaudita, tra i duellanti ieri ha vinto la leader del Partito democratico. Urlando, una mite come lei.

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