La Valle dei Laghi è un territorio per certi versi poco conosciuto, ma pregno di fascino montanaro verace, dove la natura si fonde con una tradizione vitivinicola molto radicata e con una gastronomia dall’innato spirito sostenibile. Con i suoi laghi, i piccoli borghi e i sentieri che si intrecciano tra colline e montagne, questa zona offre un’alternativa tranquilla e autentica a chi vuole scoprire un lato turisticamente meno esplorato della regione. Un angolo ideale per escursioni, riposo e per chi è curioso di conoscere la cultura locale legata al territorio e ai suoi prodotti.
Questa valle si estende più precisamente tra Trento e Riva del Garda, tra la dorsale del Bondone Stivo e i monti delle Prealpi gardesane. Tutto si muove ovviamente intorno ai sette laghi principali della zona: lago di Lamar, lago Santo, lago di Terlago, lago di Santa Massenza, lago di Toblino, lago di Lagolo e lago di Cavedine. Una serie di laghetti alpini, uniti ai vigneti, a caratteristici borghi e castelli medievali, con scorci identitari e tappe gastronomiche e vitivinicole consigliate se si vuole conoscere la valle in modo consapevole e reale.
Come diceva la celebre frase del “Signore degli Anelli”? «Un anello per domarli, un anello per trovarli, un anello per ghermirli e nel buio incatenarli». Per domare e incatenare i laghi che si trovano in questa valle dobbiamo partire necessariamente nel nostro itinerario di viaggio da coloro che hanno creato un gin per farlo, il Gin 7 Laghi di Distilleria Fratelli Pisoni. Qui il microclima mediterraneo offre al Mastro distillatore pregiate botaniche per questo distillato che nasce in alambicchi di rame Tullio Zadra secondo il metodo London Dry. L’azienda Pisoni (che vi abbiamo raccontato anche in questo articolo) è famosa sì per i distillati, ma anche e soprattutto per il Trentodoc, il metodo classico nato da una brillante intuizione di Giulio Ferrari e che è divenuto a tutti gli effetti uno spumante di montagna.
La stretta connessione tra famiglia e azienda, una delle più virtuose in questo campo, contraddistingue e caratterizza questa realtà da sempre: ognuno dei familiari riveste un ruolo fondamentale nella gestione aziendale, Andrea, Elio e Francesco si dedicano in maniera particolare alla crescita costante del progetto Trentodoc, mentre è Giuliano al timone in tema di distillati, assieme ad altre giovani leve della famiglia.

La Valle dei Laghi è particolarmente vocata alla coltivazione delle uve Chardonnay, Pinot bianco, Pinot nero e Meunier con le quali Pisoni produce i suoi spumanti. Gli elementi più interessanti nella loro produzione di Trentodoc riguardano prima di tutto la cantina, ricavata nella grotta scavata nella roccia, un tempo rifugio antiaereo della famiglia Pisoni. Qui, a temperatura costante, le bottiglie riposano, tra i dodici e i quattordici gradi.
Altrettanto importante è sottolineare come il remuage venga eseguito completamente a mano. Minuziosi e accurati movimenti determinano la rotazione delle bottiglie, posizionate a rovescio sulle pupitres per un periodo di 22-24 giorni. Remuage da loro sviluppato in quattro fasi di rotazione della bottiglia: la prima è in ottavi, la seconda è in sesti e le ultime due sono rotazioni in quarti. È possibile visitare l’azienda per scoprire i loro metodi e degustare ogni loro prodotto.
Dopo una fermata dal grado alcolico elevato è necessario mettere qualcosa sotto i denti. Da provare è il ristorante ospitato da Castel Toblino, il più celebre dei castelli del Trentino, che deve la sua fama alla singolare posizione e al bellissimo ambiente che lo circonda. Un castello nato su uno sperone roccioso staccatosi dalla montagna sovrastante e finito nel lago di Toblino appunto.
Tradizione trentina e creatività sono il filo conduttore dei menu che lo chef Toni Shkreli costantemente aggiorna e rinnova. L’attenzione e l’approfondimento dei temi culinari è allargato per non far torto a nessun palato. La ricerca gastronomica, contraddistinta da una cifra stilistica originale, è orientata a una cucina salutare, senza dimenticare la valorizzazione dei prodotti del territorio. In questo luogo che ci riporta a un’atmosfera medioevale è possibile organizzare anche una visita di tutta la struttura.
Una delle esperienze più interessanti per capire fino in fondo l’ecosistema che ci si presenta in montagna si può vivere al Giardino Botanico Alpino Viote. Dieci ettari di superfice a 1.538 metri slm, uno dei più grandi e antichi giardini botanici delle Alpi. Un concentrato di biodiversità alpina dove, tra aiuole rocciose, laghi e torbiere, si possono ammirare oltre duemila specie di piante rare provenienti da tutto il mondo, raccolte a partire dal 1938. Si scoprono alberi e piante officinali degli ambienti d’alta quota e delle principali catene montuose del mondo utilizzate in molti dei piatti tipici trentini o nei distillati di tutta la zona, e con proprietà benefiche che neanche immaginiamo. In questo viaggio tra torbiere, praterie fiorite, laghetti e boschi, c’è un mondo fatto di insetti e diversi habitat montani.

Tre percorsi tematici accompagnano la visita: “A occhi chiusi” alla scoperta del mondo della botanica attraverso i cinque sensi, “A volo d’ape” nella vita quotidiana degli insetti più importanti di tutto il globo terracqueo e “Vita in alta quota” per scoprire strategie di adattamento delle piante alle altitudini estreme. Sono presenti anche percorsi accessibili a persone con difficoltà motoria e disabilità e un percorso sensoriale con pannelli in Braille e la possibilità di toccare, annusare o assaggiare foglie e fiori.
La Valle del Sarca, assieme alla Valle dei Laghi, forma un continuum territoriale che si estende con orientamento nord-sud da Terlago (alle porte di Trento) a Riva del Garda per un totale di circa trentaquattro chilometri, ed è proprio in questa valle confinante che troviamo un’altra meta gastronomica di valore. Un grande casolare contadino, di fronte a un panorama stupendo, ci accoglie a La Casina. La chef, Giada Miori, propone piatti molto legati alla valle: dal tradizionale tortel di patate alla carne salada homemade, il salmerino, carni trentine, funghi e dolci con frutta stagionale direttamente dalle montagne. Un concetto gastronomico che è un tutt’uno con l’ambiente circostante. Un progetto di famiglia dove la chef è accompagnata da mamma Marinella, dal fratello Sebastiano e da un’allegra brigata. È riuscita a trascinare tutta la squadra in un progetto di evoluzione della cucina tipica e ruspante, in qualcosa di assolutamente personale e autentico.

