L’Europa va messa al sicuroLa coalizione dei volenterosi vuole aumentare le sanzioni alla Russia e rafforzare la difesa ucraina

Dal vertice di Parigi è emersa la convinzione condivisa di non poter rinunciare alla pressione economica su Mosca, come invece suggeriscono di fare gli Stati Uniti. Kyjiv deve potersi sedere al tavolo dei negoziati da una posizione di forza e i suoi alleati devono darle garanzie di sicurezza

AP/Lapresse

Dare all’Ucraina un ruolo da protagonista nei colloqui di pace per porre fine all’invasione criminale della Russia. Il primo obiettivo del vertice dei volenterosi organizzato a Parigi da Emmanuel Macron era chiaro e semplice: «Per ottenere la pace dobbiamo mettere l’Ucraina nella migliore posizione possibile per negoziare e garantirle una pace solida e duratura», ha detto il presidente francese in conferenza stampa dopo il summit.

I trentuno leader Paesi dell’Unione europea e della Nato (c’erano Turchia e Canada) dovevano dare una risposta ai colloqui organizzati da Donald Trump e dalla sua amministrazione in Arabia Saudita a inizio settimana: quelli conclusi in un nulla di fatto perché, per quanto il presidente americano abbia fatto di tutto per essere accomodante con la Russia, Vladimir Putin non è disposto a cedere su nulla, e quindi niente accordo. Anzi, l’autocrate russo pretendeva anche la rimozione delle sanzioni. Così è impossibile scendere a patti.

Dopo oltre tre ore di dibattito a Parigi, i volenterosi hanno deciso all’unanimità che non è il momento di revocare le sanzioni alla Russia e che non ci sarà alcun allentamento della pressione finanziaria e politica finché non sarà raggiunta la pace. «Abbiamo discusso di come possiamo aumentare le sanzioni, per portare la Russia al tavolo delle trattative attraverso ulteriori pressioni da parte di questo gruppo di Paesi», ha detto il premier britannico Keir Starmer.

Forse pensava proprio alle sanzioni il capo dell’ufficio di Volodymyr Zelensky, Andriy Yermak, quando intorno all’ora di pranzo, poco prima della fine dei colloqui, ha twittato un messaggio criptico sul summit: un lungo elenco di bandiere, un elmetto militare, un’emoji che saluta, due occhi sgranati e un pollice in su.

La coalizione dei volenterosi sembra muoversi spedita. Ma si sta rivelando più difficile del previsto mettere nero su bianco l’impegno  militare per difendere l’Ucraina – e l’Europa – con ogni mezzo possibile, a qualunque costo, per tutto il tempo necessario. «È assolutamente chiaro a tutti che la Russia sta cercando di ritardare la pace, sta giocando, e dobbiamo essere assolutamente chiari su questo», ha detto Starmer, che definito il vertice «molto costruttivo». Tutti i leader hanno concordato sulla necessità di un maggiore sostegno all’Ucraina «per garantire che l’Ucraina sia nella posizione più forte possibile, sia ora che nei futuri negoziati». Ma all’Europa mancano soldi, armi e strumenti diplomatici.

I leader europei sono tutti sulla stessa lunghezza d’onda. La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen si è detta soddisfatta che la coalizione dei volenterosi sia «diventata più grande, più forte e molto determinata»; per il polacco Donald Tusk «il vertice ha mostrato i cambiamenti molto positivi avvenuti in Europa nell’ultimo periodo»; per il presidente lituano Gitanas Nausėda «i negoziati alle condizioni della Russia rappresenterebbero una minaccia diretta all’architettura di sicurezza europea». Le dichiarazioni, date alla stampa o sui social, sono tutte su questi toni. E testimoniano unità d’intenti. Ma non ci sono progressi sul piano militare.

«La coalizione dei volenterosi sta già funzionando, sia politicamente che militarmente ma ora serve un piano chiaro, su cui siamo tutti d’accordo e che inizieremo ad attuare», ha detto il presidente ucraino Volodymyr Zelensky al termine del vertice. «Nei prossimi negoziati militari e in tutte le nostre discussioni qui in Europa e con altri partner, in particolare gli Stati Uniti, dobbiamo rispondere ad alcune domande molto specifiche: quali Paesi saranno coinvolti in Ucraina con forze di terra, di aria e marittime? Dove saranno dispiegate queste forze? Quali saranno le dimensioni e la struttura di queste forze? Quali saranno le loro procedure di risposta in caso di minaccia? E quando la nostra coalizione dispiegherà effettivamente le forze in Ucraina: quando inizierà il cessate il fuoco o quando la guerra sarà completamente finita e si raggiungerà un accordo?».

Almeno dal meeting di Londra della settimana scorsa, a cui avevano partecipato i capi di stato maggiore in parallelo al summit europeo a Bruxelles, erano emerse idee operative per tradurre in pratica l’impegno al fianco di Kyjiv: si era parlato di una forza militare di caschi bianchi dell’Onu lungo la linea del cessate il fuoco demilitarizzata, una seconda linea con l’esercito ucraino, una terza con quella dei Paesi volenterosi e poi l’ultima linea con l’aviazione statunitense (che comunque non ha mai accettato un accordo).

Stavolta mentre il primo ministro croato Andrej Plenkovic discuteva a Parigi, il presidente Zoran Milanovic – rieletto a gennaio nonostante le accuse di posizioni filorusse – ha diffuso sui suoi canali social un messaggio controproducente rispetto agli obiettivi del vertice: «Nessun soldato croato andrà in Ucraina, è del tutto fuori questione. L’esercito croato non andrà in missione e uno dei motivi è che questa missione non avrà mai luogo, con o senza la Croazia, perché non sono state soddisfatte le condizioni di base: un accordo di pace e il consenso dell’altra parte, che purtroppo è la Russia».

Ne sarà stata felice Maria Zakharova, la portavoce del ministero degli Esteri russo. Mentre i volenterosi erano riuniti a Parigi, dal Cremlino è arrivato un messaggio non proprio conciliante: «La Russia è categoricamente contraria al dispiegamento di qualsiasi forma di contingente militare proveniente da Paesi alleati dell’Ucraina», ha detto Zakharova, inserendosi con un intervento non richiesto nel dibattito sull’eventuale missione di peacekeeping europea in Ucraina. «Un simile scenario rischierebbe di portare a uno scontro diretto tra Russia e Nato. Londra e Parigi continuano a elaborare piani per un intervento militare in Ucraina camuffando tutto questo come una sorta di missione di peacekeeping».

Ad ogni modo, come ha ricordato Macron, per una missione di peacekeeping non c’è bisogno dell’unanimità di tutti i Paesi. Per questo Francia e Regno Unito hanno già iniziato a progettare una missione in Ucraina «di rassicurazione», a cui parteciperanno anche altri Stati. «Oggi la proposta viene da Francia e Regno Unito ed è accettata da Ucraina e altri Stati membri. Abbiamo lavorato in team anche con i rappresentanti delle Forze armate ucraine, per definire luogo, numero di forze e capacità. Niente è escluso, dalle forze di terra a quelle marittime a quelle aeree, ma queste non si sostituiscono né ad eventuali forze di pace né alle forze ucraine», ha detto Macron, che già mercoledì sera aveva annunciato ulteriori due miliardi di aiuti militari all’Ucraina da parte della Francia.

Macron ha individuato i tre pilastri della garanzia di sicurezza ucraina: un forte esercito ucraino; una forza di rassicurazione (diversa da quella di peacekeeping), che secondo lui non sarebbe dislocata sulla linea del fronte, ma offrirebbe aiuto in aree “strategiche”; una spinta più ampia per riarmare l’Europa e rappresentare la visione europea, comprese le sue richieste in eventuali colloqui di pace.

La difesa dell’Ucraina e dell’Europa però al momento ha ancora bisogno dell’aiuto americano. Lo sa bene anche Zelensky, che in conferenza stampa ha espresso la sua speranza di trovare l’amministrazione Trump allineata alle posizioni europee su questo piano.  «Al momento ci sono molte proposte da parte dei leader, ci sono molti problemi e poche risposte. È importante che lo stesso atteggiamento visto oggi sia presente negli Stati Uniti», ha detto ancora il presidente ucraino, suggerendo la possibilità ancora aperta che Washington fornisca il suo aiuto indispensabile su questo fronte.

Anche perché se gli Stati Uniti non aiutassero l’Ucraina farebbero esattamente il gioco di Putin. «La Russia vuole dividere Europa e America», ha detto Zelensky. «L’incontro di oggi però ha inviato un segnale molto chiaro sulla nostra unità, è importante che lo stesso atteggiamento sia presente negli Stati Uniti».

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