La zucchina spinosa Cos’è e come si cucina il chayote

Questo ortaggio originario dell’America centrale è ormai sempre più diffuso nel nostro Paese, anche grazie alla sua adattabilità e alla facilità di coltivazione. È però importante sapere come trattarlo, per trarne tutti i benefici e scartare spine e buccia pruriginosa

chayote
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Tra i più recenti arrivi sui banchi dell’ortofrutta, che diventano sempre più esotici e internazionali, c’è il chayote, un ortaggio spinoso a forma di pera. Coltivato in Brasile, in Costa Rica, in Messico e in altri Paesi del Centro e del Sud America, da qualche tempo è venduto anche in Italia, dove è noto come zucchina spinosa per la caratteristica buccia ispida. Sempre per lo stesso motivo viene chiamato anche zucca spinosa, patata spinosa e melanzana spinosa.

Versatile in cucina, è ottimo per variare la dieta e arricchire di nuovi sapori piatti e ricette quotidiane. Può essere consumato sia crudo che cotto e – ne dubitavamo? – è ricco di nutrienti, alleati della linea e della salute.

La pianta rampicante, di cui si possono mangiare anche la radice e le foglie, assomiglia a quella di zucca e zucchine, e la buona notizia è che può essere coltivata facilmente nell’orto o in vaso, anche da chi ha il pollice nero.

Il chayote, che da maturo ha una colorazione controintuitiva di un verde intenso, ha una consistenza soda, è ricco di succo e il suo gusto fresco e leggermente dolce è una combinazione tra melone giallo, cetriolo e patata.

Dal punto di vista nutritivo, si merita il suo ennesimo soprannome – zucchina centenaria – perché è ricco di antiossidanti, utili per rallentare l’invecchiamento cellulare, fonte di vitamina C, che rinforza il sistema immunitario e di vitamine del gruppo B, indispensabili per il metabolismo di grassi, carboidrati e proteine. Fornisce inoltre tanti minerali, come il calcio, utile per le ossa, lo zinco e il fosforo, indispensabili per la salute del cervello, il potassio, che favorisce la buona circolazione e contribuisce alla riduzione della ritenzione idrica e del gonfiore, e il ferro, la cui carenza provoca debolezza.

Inoltre, è un ottimo alleato per chi deve perdere peso perché, oltre a essere ricco di fibre, che favoriscono il transito intestinale e favoriscono il senso di sazietà, ha poche calorie: circa diciannove per cento grammi.

La parte più difficile del suo uso in cucina è la preparazione. Bisogna pelarlo, con l’aiuto di una forchetta e di un coltello, un po’ come si fa per il fico d’india, perché ha una buccia ruvida che richiede attenzione, sia per la presenza di spine molto pungenti, sia per il liquido lattiginoso che il frutto rilascia al taglio e che è appiccicoso e irritante per la pelle e può causare prurito o fastidi. Per evitare problemi, si consiglia di indossare guanti in lattice o, ancora meglio, da giardinaggio. Il metodo più pratico è iniziare tagliandolo a metà, quindi in quarti.

Per semplificare ulteriormente il processo, si possono immergere i quarti di chayote in acqua calda per alcuni minuti prima di sbucciarli. Questo ammorbidirà leggermente la buccia, rendendola meno resistente al taglio. Una volta completata l’operazione, conviene sciacquare i pezzi sotto l’acqua fredda corrente per eliminare eventuali residui di buccia. Infine, si asciugano accuratamente con un panno o con della carta assorbente.

Una volta tolti anche i semi centrali, il chayote è pronto e può essere usato in molti modi. Crudo e tagliato a fettine si può aggiungere a tutte le insalate di stagione o può diventare un ottimo centrifugato. Saltato in padella, o bollito, è un’alternativa insolita a zucchine, zucca, patate o melanzane, e come tale può essere usato per sughi o come contorno, ed è anche ottimo fritto, o sott’olio. Ma il miglior modo per cucinare le fette di chayote è al forno, come fossero patate, come contorno di secondi a base di carne e pesce.

Anche le foglie sono utilizzabili e utili: sotto forma di tè, tisana o decotto, aiutano in caso di calcoli renali mentre le radici diventano commestibili dopo pochi anni di piantagione e hanno un sapore simile a quello della patata dolce.

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