
La seconda puntata di Front Row, il podcast live de Linkiesta Etc, si è tenuto il 24 febbraio al Teatro Franco Parenti di Milano. Durante la serata Giuliana Matarrese e Andrea Batilla hanno intervistato Sabrina Mandelli e Niccolò Pasqualetti, due giovani designer che si sono saputi ritagliare un ruolo da protagonisti nel fashion system, lanciando il loro brand e dando una personalissima rilettura dei codici di stile della tradizione italiana, da veri outsider.
Niccolò Pasqualetti ha raccontato di essersi appassionato alla moda sentendone parlare da persone a lui vicine «per me è all’inizio è stato un modo per esprimere me stesso in momenti di calma tipici della campagna, riuscire a utilizzare quello che c’era per esprimermi, creare degli oggetti, disegnare. Non credevo però che potesse essere un lavoro in futuro, era molto distante». Poi la moda è diventata per lui una parte molto identitaria, e che lo ha portato a fondare l’omonimo brand. «All’inizio era un processo molto naif, quello di prendere i capi, metterli insieme, cercare di costruire una mia immagine attraverso questi vestiti. Era una cosa molto personale che cercavo di documentare, e poi ho scoperto Francesca Woodman che attraverso la sua immagine e i suoi autoritratti cercava di esprimere sé stessa e il mondo in cui viveva, il suo lavoro aveva un senso anche molto politico».
Sabrina Mandelli invece ha iniziato facendo tutt’altro «Io ho studiato alla ragioneria, ci andavo un po’ conciata: anfibi, creste… Un po’ quella sottocultura punk, ero ossessionata da questo mondo. Mi vestivo in quel modo». Per la designer l’approccio alla moda è partito come autodidatta, facendo sei semplici disegni per poi entrare in una scuola di moda, la Marangoni. «Quando lo fai su di te crei dei look per cui gli altri magari ti guardano un po’ storto, quando poi diventa un lavoro è un’altra cosa. Creando Ssheena, la mia bambina difficile, è stato entrare in un mondo fatto per altri, quello switch è bello perché avere il mio brand mi fa sentire libera, fa vedere agli altri cosa ti piace. All’inizio sei un po’ timido, poi dopo ci stai, capisci che è una cosa che ti serve», ha raccontato.
Due italiani che però hanno entrambi presentato alla fashion week di Parigi. Il palcoscenico parigino che cosa ha di diverso rispetto all’Italia? «Ci sono più designer emergenti e vengono considerati di più» afferma Sabrina Mandelli. «Per me è stato più naturale perché vivevo lì e ho iniziato con una piccola presentazione della prima collezione in uno spazio offerto da un negozio di Parigi – racconta invece Niccolò Pasqualetti –. Ho degli amici che mi hanno aiutato, e si è naturalmente sviluppato un circuito di persone che mi hanno sostenuto. È stato proprio questo il motivo fondamentale. Le presentazioni sono state lì per quel motivo, per una questione pratica ma anche perché aveva senso. Si era creata una community».
L’intervista si è chiusa con una riflessione sull’approccio diverso delle nuove generazioni, e con una domanda: se ci fosse un’altra vita scegliereste lo stesso di fare i designer? I due rispondono all’unisono: Sì!