Con il gineproIl gin e le sue tipologie, spiegate facile

London Dry, Distilled, Compound, ma anche molti altri. Di gin ne esistono davvero tanti. Ecco una guida per capire cos’è lo spirito aromatizzato al ginepro e le differenze tra le varie tipologie

Gin & Tonic, Foto di Jez Timms su Unsplash
Gin & Tonic, Foto di Jez Timms su Unsplash

È la bevanda spiritosa le cui vendite sono cresciute di più negli ultimi dieci anni ed è probabilmente anche quella più consumata in questo periodo in Italia. Se alcune bevande alcoliche tendono a posizionarsi per fasce d’età, il gin è senz’altro quello che fa la differenza, grazie alla sua capacità di convincere in maniera trasversale consumatori appartenenti a generazioni diverse, sempre opportunamente miscelato. Sì, perché il gin è uno spirito che non si beve quasi mai liscio. Nella stragrande maggioranza dei casi, è accompagnato da ghiaccio e acqua tonica nel re dei long drink, il Gin & Tonic, ma rientra anche come ingrediente nelle ricette di numerosi altri cocktail, dai classici intramontabili come il Dry Martini (gin e dry vermouth) ai più innovativi.

Sull’onda di questa vasta diffusione, le etichette di gin in Italia si sono moltiplicate, tanto che qualche anno fa avevano già ampiamente superato il migliaio, spingendo anche l’apertura di molte piccole distillerie artigianali, accanto alle distillerie storiche già attive nel nostro Paese.

Date la semplicità e la rapidità del procedimento, il gin ha infatti iniziato a essere prodotto anche in conto terzi, vale a dire su commissione, come quando un’azienda o un privato chiedono a una distillerie di produrre secondo la propria idea di profilo aromatico e di imbottigliare con un’etichetta specifica per poi commercializzare la bevanda.

Un ramo di ginepro, foto di Alina Scheck su Unsplash
Un ramo di ginepro, foto di Alina Scheck su Unsplash

Cos’è il gin
Dato uno sguardo al settore, però è il caso di chiedersi: che cos’è il gin? La risposta è semplice: si tratta di uno spirito aromatizzato e c’è una normativa europea che ne definisce le caratteristiche. L’allegato I del Regolamento Ue 2019/787 sulle bevande spiritose lo spiega in maniera molto chiara al punto 20: «Il gin è la bevanda spiritosa al ginepro ottenuta mediante aromatizzazione con bacche di ginepro (Juniperus communis L.) di alcole etilico di origine agricola».

In sostanza, si prende un distillato derivato da prodotti agricoli fermentati (come cereali, frutta, patate), in genere piuttosto neutro, da cui sono stati tagliati cioè durante la distillazione la maggior parte degli aromi più caratteristici, così da aromatizzarlo. Per quanto riguarda le botaniche, la normativa dice che «nella produzione del gin possono essere impiegate soltanto sostanze aromatizzanti o preparazioni aromatiche, in modo che il gusto di ginepro sia predominante». Non è detto quindi che si debbano utilizzare fisicamente spezie, erbe o frutti, ma possono essere impiegati anche oli essenziali o aromi, ma questo dipende anche dal metodo di produzione. Al distillato può essere aggiunta acqua per diluire, in modo da raggiungere una gradazione alcolica minima del 37,5% vol e può anche essere dolcificato. Se il contenuto di edulcoranti non supera gli 0,1 grammi per litro, può riportare in etichetta la scritta “Dry”.

Le varie tipologie di gin in circolazione non fanno riferimento a un disciplinare, come succede per il vino o per altre bevande spiritose. Alcune vengono definite dalla normativa europea, mentre altre fanno semplicemente riferimento a uno stile. Ecco alcune tra le più diffuse.

Ginepro e altre botaniche in infusione per la produzione del London Dry gin Occitan (credits Bordiga 1888)
Ginepro e altre botaniche in infusione per la produzione del London Dry gin Occitan (credits Bordiga 1888)

London gin
La tipologia più stringente in termini di canoni produttivi è quella del London Gin, che non significa – a scanso di equivoci – che la produzione è avvenuta a Londra. Si tratta di una categoria definita dalla normativa Ue e il nome indica uno “stile” di gin, che prevede la macerazione di tutte le botaniche vegetali naturali in alcol e la successiva ridistillazione in alambicco. Qualcuno appende anche le botaniche all’interno di un cestello nell’alambicco per far sì che i vapori ne estraggano gli aromi. Per semplicità, basta ricordare che in un London Dry gin tutte le botaniche sono naturali e vengono impiegate prima della distillazione. Quanto allo zucchero, il termine “Dry” ne definisce i limiti.

Attenzione: dato che il London gin viene distillato non sarà mai colorato, perché le sostanze responsabili del colore non salgono assieme ai vapori dell’alambicco. Questo spirito sarà sempre incolore.

Distilled gin
Diverso è invece il Distilled, che da normativa Ue potrebbe essere stato aromatizzato prima della distillazione, ma anche aver avuto delle aromatizzazioni successive, attraverso oli essenziali o aromi di sintesi. Anche in questo caso possiamo trovare la scritta “Dry” per definire il contenuto di edulcoranti.

Compound gin
Come suggerisce la parola, si tratta di un assemblaggio. All’alcol puro vengono in genere aggiunti infusi alcolici preparati separatamente, ma si possono aggiungere anche aromatizzanti di vario tipo o botaniche in macerazione. Ecco perché qualche volta i Compound gin possono mostrare delle lievi sfumature di colore derivate dalle botaniche. Quando si ha un’infusione di botaniche a freddo, lo spirito può anche essere definito “Cold Compound”.

Old Tom
Si tratta di uno stile di gin precedente agli altri. Risale al periodo vittoriano e tradizionalmente era caratterizzato dall’aggiunta di zucchero o di botaniche dalla tendenza dolce, come ad esempio la liquirizia. Oggi le ricette possono variare molto a seconda delle botaniche impiegate – naturali e non – e degli ingredienti dolcificanti, ma in generale dovremo aspettarci un prodotto più morbido all’assaggio.

 

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