STAY HUMAN, PLAY NOW! Street art e campi da basket possono cambiare le città?

Da Parigi a Manila, passando per Milano e oltre, l’iniziativa ha ridato vita a campi da basket e aree pubbliche, creando luoghi di incontro per tutte le età. In Italia, il progetto ha coinvolto trentuno campi in sette regioni, promuovendo la street art e il dialogo culturale, uno strumento che ha rafforzato il senso di comunità

Calcinate, playground

Il più fotografato è il Pigalle Duperré, baskecamp a tinte fluo incastonato tra gli edifici dell’omonimo quartiere di Parigi: doveva diventare un parcheggio ma le proteste dei residenti e l’impegno di due brand di moda, Pigalle e Nike, lo hanno trasformato in uno spazio di gioco cool. Disegnato da ILL-Studio, insieme a curiosi e turisti, lo spazio ogni giorno richiama bambini e gruppi di adolescenti del quartiere. A Manila, nella città satellite di Taguig, spicca invece il “Tenement Court”, che ha ridato vita a uno spazio anonimo grazie al lavoro di un gruppo di street artist e ai passaggi di celebrities dell’NBA come LeBron James e Terance Mann.

 

Parigi, playground pigalle

E poi ci sono il quartiere “La Perla” di San Juan (Portorico), oggi meno desgradato grazie al playground “Carmelo Anthony Court” o, in Italia, quello milanese di Quarto Oggiaro dove per celebrare i suoi novant’anni il brand Lego ha chiesto all’artista Abel.Bael di disegnare il fondo del campo di via Lessona, o ancora il basketcamp realizzato sul tetto di un parcheggio del quartiere di Ngau Chi Wan a Hong Kong: l’unico luogo a misura d’uomo in un quartiere-monster di quarantamila persone in undici blocchi. Sono i frutti dei Sustainable Urban Regeneration Lab, nati nei centri di ricerca delle principali università e che, in collaborazione con amministrazioni pubbliche, sponsor e associazioni locali, hanno regalato una seconda vita a tantissimi luoghi abbandonati e anonimi delle città, trasformandoli in attraenti playground. Spazi attraenti che non richiamano solo ragazzi e ragazze, ma anche famiglie, anziani che si fermano a guardare, furgoncini di street food, coppiette. Ecco perché, da quattro anni, in Italia c’è chi lo fa in maniera sistematica.

Ciserano, playground

SENZA CONFINI
«Basta ribaltare il punto di vista e anche il quartiere più “difficile” o triste può trasformarsi in un luogo di incontro e gioco per tutta la città» spiega Paolo Baraldi, ex giocatore di pallacanestro e street artist che, come art director di “Street Art Ball Project”, negli ultimi quattro anni ha seguito la riqualificazione di trentuno campi in sette regioni italiane: in tutto, 16.547 metri quadrati di superficie trasformati in opere di street art grazie al coinvolgimento di decine di artisti. Da Manu Invisible a Fabio Petani, da Giulio Vesprini all’austriaco HNRX fino ai serbi Sobekcis e molti altri, insieme a centinaia di giovani dei vari quartieri.

Manila, playground tenement

«Con il suo linguaggio immediato e accessibile la street art permette di raccontare storie collettive e promuovere il dialogo tra culture diverse. Unita allo sport, trasforma il campo in un palcoscenico di storie, emozioni e passioni che contribuiscono alla costruzione dell’identità dei ragazzi. Essere dentro a uno di questi spazi significa percepire la sua energia e il suo valore, riconoscere un luogo che accoglie, ispira e lascia un segno in chi lo attraversa». Sono playground attraenti e, offrendo libere opportunità di sport, svago e incontro, rispondono ai bisogni dei cittadini. «Il progetto è nato nel 2021 all’interno dell’impresa sociale di Bergamo HG80 (sigla della formula chimica del mercurio) fondata nel 2011 con l’obiettivo di offrire ai più giovani alternative all’isolamento nelle loro camerette e nei social. All’estero specie negli Stati Uniti c’erano dei precedenti, ma in Italia siamo stati i primi a proporre questo intervento in maniera sistematica, coinvolgendo ogni volta artisti affermati e ragazzi del posto. Partecipare alla rinascita di un campo con vernici e colori, infatti, crea un attaccamento speciale che, poi, ne favorisce la presa in cura».

Giffoni Film Festival, playground

DA NORD A SUD 
L’idea, nata a Bergamo durante il Covid, oggi ha lasciato tracce in tutta Italia. «Creare un playground artistico, oltre a portare colore e bellezza rende più sicuro e vivace un quartiere. Perché non è un corpo estraneo: ogni intervento crea un ambiente che riflette l’identità delle persone che lo vivono, valorizzando la creatività collettiva e rafforzando i legami delle comunità». Tra i progetti più significativi, il Playground n.30, realizzato per l’edizione 2024 del Giffoni Film Festival, in provincia di Salerno: un rettangolo invaso da colori caldi che si espandono dal centro verso l’esterno, a voler richiamare la passione e l’energia portate qui dalle migliaia di piccoli partecipanti al Festival. A Sacile, in Friuli, il playground a tema “spaziale” progettato e realizzato con un gruppo di adolescenti del posto.

O, nel 2023, in collaborazione con l’associazione bresciana “True Quality”, la riqualificazione sei campi da basket (tre in provincia di Bergamo e tre in provincia di Brescia) lungo il percorso della nuova “Ciclovia Culturale” in occasione di “Bergamo e Brescia capitali della cultura”. E il progetto continua. Il 27 marzo con la presentazione alla Fondazione della Comunità Bergamasca (via Crispi 2, Bergamo) di una pubblicazione che riassume la storia di SAB Project. E, tra qualche settimana, per la realizzazione di un nuovo campo. Dove? Nel cuore di Scampia.

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