Piani di recuperoSprechi alimentari, per Too Good To Go l’Europa può fare di più

Secondo il marketplace globale del cibo di recupero, gli obiettivi di riduzione degli scarti fissati dall’Ue per il 2030 non sono sufficienti. Servono trasparenza, più efficienza e sostegno a imprese e consumatori

Foto di Simon Peel su Unsplash
Foto di simon peel su Unsplash

Meno dieci per cento nel settore della produzione e della trasformazione e meno trenta per cento pro-capite nella vendita al dettaglio, nei servizi di ristorazione e nelle famiglie. Sono i primi obiettivi legalmente vincolanti per la riduzione degli sprechi alimentari da qui al 2030, adottati dall’Unione Europea nell’ambito della revisione della Direttiva quadro sui rifiuti, a cui dovranno attenersi tutti i Paesi membri.

Un traguardo importante, se si pensa che ogni anno nell’Ue vengono generati oltre 59 milioni di tonnellate di rifiuti alimentari, per una perdita stimata attorno ai 132 miliardi di euro.

Tuttavia, secondo Too Good To Go, piattaforma globale che rimette sul mercato il cibo in eccedenza, questi obiettivi non sono sufficienti a raggiungere l’impegno di dimezzare gli sprechi alimentari entro il 2030, previsto dall’Obiettivo ONU SDG 12.3, già sostenuto in passato dall’Ue e dai suoi Stati membri.

«Questo è un passo storico», dichiara Mirco Cerisola, country director di Too Good To Go Italia. «Obiettivi vincolanti segnano un passo avanti nel riconoscere lo spreco alimentare come una crisi globale. Tuttavia, il successo di questa iniziativa dipende da politiche nazionali più ambiziose e da un’azione immediata di tutti gli attori coinvolti. Abbiamo bisogno di politiche che non solo impongano la conformità, ma promuovano una trasformazione reale, generando un impatto su larga scala».

Nello specifico, sono tre gli ambiti suggeriti dall’azienda, nei quali sarebbe necessario un impegno maggiore. Innanzitutto una maggior trasparenza a monte, ovvero l’obbligo di rendicontazione pubblica per le aziende alimentari, per favorire responsabilità e misurabilità dei progressi. Sarebbe poi importante un intervento mirato a livello della catena di approvvigionamento, per eliminare le pratiche che generano sprechi. Infine, un’azione a valle, sostenendo le imprese e i consumatori per ampliare gli sforzi di riduzione degli scarti, attraverso incentivi e campagne di sensibilizzazione.

«Abbiamo visto con i nostri occhi che quando governi, aziende e consumatori collaborano, il cambiamento è possibile» conclude Cerisola.

Con oltre cento milioni di utenti registrati e 175.000 partner attivi in diciannove Paesi tra Europa, Australia e Nord America, Too Good To Go gestisce il più grande marketplace al mondo per il cibo in eccedenza. A partire dal momento del suo lancio, nel 2016, Too Good To Go ha contribuito a salvare oltre 400 milioni di pasti dallo spreco, evitando l’emissione di 1,1 milioni di tonnellate di anidride carbonica, l’uso di 324 miliardi di litri d’acqua e di 1,1 miliardi di metri cubi di terreno all’anno.

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