Nuove frontiereIl concetto di terroir applicato alla distilleria

Le coste selvagge della Sardegna, il deserto dello Utah e le altitudini dell’Himalaya: sono queste le tre anime che si mescolano nei nuovi Gin di Selvatiq

Le raccoglitrici di botaniche in Nepal a un'altitudine di 3.600 metri (credits Velier)
Le raccoglitrici di botaniche in Nepal a un'altitudine di 3.600 metri (credits Velier)

Il viaggio, quando non è fisico, è un’esperienza che può essere vissuta in molti modi: attraverso ricordi, sensazioni, suoni, profumi. Selvatiq porta lontano, sulle scogliere battute dal vento della Sardegna, nelle distese di sabbia del deserto dello Utah o tra le vette incontaminate dell’Himalaya, grazie alle note di botaniche raccolte a queste latitudini e poi distillate in tre differenti gin. Un viaggio dei sensi creato in partnership con Velier (storica azienda familiare genovese fondata nel 1947 e attiva nel campo dell’importazione e distribuzione di distillati, vini e liquori), che sta ridefinendo il mondo del distillato a base di ginepro con la sua esclusiva trilogia di gin. «Questi tre gin – spiega Giacomo Sandri, Ceo di Selvatiq – sono nati con una idea ben precisa: creare qualcosa di sconosciuto, con botaniche selvatiche raccolte a mano e provenienti da territori estremi». In un panorama abbastanza “flat”, in cui al comune ginepro toscano vengono abbinate di volta in volta diverse erbe aromatiche o spezie, la scelta di Selvatiq è dirompente, fuori dalle righe e senza dubbio audace. «Il particolare più sfidante di questo progetto – continua Sandri – è stato di partire dal territorio e non da una ricetta. Io e Marco (Magnocavallo, fondatore ed ex Ceo di Tannico), insieme a Luca Gargano (proprietario di Velier), abbiamo identificato varietà di ginepro originarie di luoghi sconosciuti e lontani, e una volta individuata la botanica prescelta, abbiamo deciso di produrre i nostri gin “autoctoni”, per così dire».

Raccolta del ginepro sardo Oxycedrus (credits Velier)
Raccolta del ginepro sardo Oxycedrus (credits Velier)

Il risultato di questa lunga ricerca sono Selvatiq Himalayan Gin, fatto con il ginepro Indica che cresce sopra i 3500 metri in Nepal, nella zona nord occidentale, il Selvatiq Mediterranean Gin, con ginepro sardo Oxycedrus (raccolto tra le isole di La Maddalena e Caprera), mirto selvatico, arancia amara, timo e foglie di fico, e Selvatiq Desert Gin, con ginepro Osteosperma raccolto nel deserto dello Utah (e mai utilizzato per produrre un distillato), artemisia tridentata, sommaco e salvia bianca. «L’idea – precisa Marco Magnocavallo – è sempre stata quella di avere tre prodotti con tre principi: nomade, selvatico e raccolto a mano. Quindi le botaniche dovevano essere selvatiche per avere un profilo aromatico eccezionale e irripetibile, e native di quei luoghi, per un richiamo forte al territorio. Nell’Himalayan Gin, per esempio, c’è il timor pepper, un pepe speziato e agrumato che dà una forte connotazione a questo distillato, da sempre presente nella cucina nepalese per aromatizzare le zuppe, oltre al cardamomo nero, un’altra spezia locale che noi abbiamo sostituito al più conosciuto e utilizzato cardamomo verde. Anche in questo caso la scelta di terroir ci ha fatto optare per un ingrediente autoctono. Nel gin del deserto invece, troverete una sorta di Artemisia locale che dà una nota leggermente amarognola al sorso». Per l’approvvigionamento della materia prima Selvatiq si appoggia a comunità locali, una scelta che consente di ottenere un ingrediente di ottima qualità e che aiuta a preservare tradizioni secolari di raccolta. La produzione dei gin è poi affidata all’Antica Distilleria Quaglia, eccellenza italiana nella distillazione, che attraverso il metodo London Dry preserva ed esalta le caratteristiche peculiari di ogni botanica. La distribuzione infine è esclusiva di Velier, leader nel settore degli spirits di alta qualità.

Uno scatto dal deserto dello Utah (credits Velier)
Uno scatto dal deserto dello Utah (credits Velier)

In un mercato altamente complicato, il posizionamento per questi tre gin vuole essere intermedio, in modo che sia accessibile ai più. «La difficoltà maggiore – spiega Magnocavallo – è stata quella di trovare un equilibrio con la raccolta fatta a mano senza intermediari che ha benefici ma anche svantaggi. Il beneficio più evidente è di avere un prezzo più basso della materia prima ma la difficoltà maggiore è stata trovare le persone giuste che potessero aiutarci a recuperarla. Alla fine ci siamo riusciti». Riportare il territorio al centro, con una qualità di prodotto più definita e con aromaticità intense date dalle piante selvatiche. Ecco in sintesi la filosofia dei tre produttori. E proprio l’aromaticità di questi distillati è la caratteristica che li rende perfetti come abbinamento anche a piatti di portata: «I Gin di Selvatiq – precisa Magnocavallo – hanno un corredo organolettico così particolare e specifico da poter essere abbinati anche durante una cena. Le note agrumate e rinfrescanti del nostro Himalayan Gin, per esempio, si accostano perfettamente a un piatto di spaghetti al nero di seppia o a una tartare di gamberi». Grande entusiasmo anche da parte di Luca Gargano, presidente di Velier, che sorseggiando il Mediterranean Gin ci racconta come non potesse lasciarsi sfuggire questo progetto: «Ci sono idee che ti conquistano subito per la loro audacia e autenticità, e Selvatiq incarna il profondo rispetto per il territorio e la ricerca dell’alta qualità senza compromessi. Non potevamo non essere parte di questa avventura». Trovate tutta la gamma Selvatiq disponibile presso rivenditori selezionati e bar premium in tutta Italia.

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