Il nostro rapporto con il cibo, inteso non solo come genere di autosostentamento, ma come veicolo di scambi in grado di plasmare il mondo in cui viviamo, analizzato in chiave culturale e sociologica. È attorno a questa riflessione che nasce “Siamo ciò che mangiamo? Nutrire il corpo e la mente”, il nuovo volume antologico appena uscito per la serie Dialoghi di Pistoia, edito da UTET. Un tema che coinvolge Stefano Liberti, Massimo Montanari, Elisabetta Moro, Marino Niola, Laura Pigozzi, Andrea Riccardi, Andrea Segrè e Luisa Stagi – ovvero gli otto protagonisti della XV edizione del Festival dell’antropologia del contemporaneo, diretto da Giulia Cogoli e promosso dalla Fondazione Caript e dal Comune di Pistoia – in una discussione tra antropologia e storia, economia e psicoanalisi.
Ma è ciò che mangiamo o è piuttosto ciò che non mangiamo a renderci umani? Mentre quasi due secoli fa, infatti, Feuerbach affermava che «l’uomo è ciò che mangia», l’evoluzione delle abitudini contemporanee sembra andare nella direzione opposta. I menu, dei ristoranti, le drink list dei cocktail bar e le etichette dei prodotti alimentari sembrano piuttosto dimostrare fino a che punto ci identifichiamo con ciò che non mangiamo, tra scelte e rinunce dettate da tabù religiosi, motivazioni ecologiche, norme sociali o mode che ci dividono a loro volta in quelle che gli autori indicano come “tribù alimentari”.
Per sciogliere questo groviglio filosofico, le autrici e gli autori del libro invitano il lettore a riconoscere nelle abitudini legate al mangiare – dalle diete agli sprechi, dal consumo bulimico all’astinenza totale – un termometro di salute sociale e psicologica. Nel saggio “I signori della carne” ad esempio, il giornalista Stefano Liberti spiega come gli allevamenti intensivi abbiano reso il mercato della carne una delle principali minacce per la salute del pianeta. Lo storico Massimo Montanari in “Vegetariani da quando? E perché?” indaga i diversi approcci al vegetarianesimo e le sue diverse motivazioni, da quelle religiose a quelle ambientaliste. In “La dieta mediterranea, storia e benefici” l’antropologa Elisabetta Moro racconta gli studi e le ricerche che hanno reso questo modello nutrizionale un vero e proprio patrimonio da salvaguardare, mentre “Di che cibo sei?” è l’interrogativo da cui muovono le riflessioni di Marino Niola, che spiega come le nostre scelte in fatto di cibo abbiano trasformato l’alimentazione in una forma di ascetismo laico.
Il significato relazionale del cibo all’interno del nucleo familiare è il tema affrontato dalla psicoanalista e psicologa Laura Pigozzi ne “Il cibo parla” e Andrea Riccardi dedica al pane, alimento dal profondo significato spirituale e simbolico, il suo saggio “Il pane e la parola”, in cui riflette sui valori di solidarietà e condivisione a esso associati. Andrea Segrè, in “La dieta sprecata”, analizza la questione dello spreco, una delle più urgenti legate al cibo, raccontando anche alcune buone pratiche per stimolare un consumo più consapevole. Infine, il saggio “Food porn e dieta” della sociologa Luisa Stagi indaga le ragioni della tendenza al consumo sempre più compulsivo di contenuti legati al cibo, proposti dalle tv e dai social network.
Con questo volume sale a 25 il numero di titoli pubblicati nella serie Dialoghi di Pistoia, diretta da Giulia Cogoli, e promossa dalla Fondazione Caript. La serie amplia il percorso di approfondimento culturale intrapreso dal Festival, la cui XVI edizione è in programma dal 23 al 25 maggio 2025 e sarà dedicata al tema Stare al mondo. Ecologie dell’abitare e del convivere.

“Siamo ciò che mangiamo? Nutrire il corpo e la mente”
di Liberti, Montanari, Moro, Niola, Pigozzi, Riccardi, Segrè, Stagi
Utet, serie Dialoghi di Pistoia, 2025
144 pagine, € 17
Data di uscita: 25 febbraio 2025
