Tutto ha avuto inizio all’Esposizione Internazionale di Arti Decorative e Industriali Moderne di Parigi del 1925. È lì che nasce l’Art Déco, un gusto che determina in pochi anni il senso del bello in tutta Europa, per poi approdare negli Stati Uniti. Il gusto déco è la moda, l’arte decorativa, l’arredamento, e poi anche l’architettura del tempo, diventa l’emblema di un’epoca, quella ironica, dirompente e fantasiosa degli anni compresi tra le due guerre mondiali. E se Parigi può definirsi la capitale, Bruxelles diventa la città art déco (con il monumento più grande del mondo), ma non mancano gli esempi anche in altri paesi. Se all’Italia abbiamo dedicato un precedente itinerario in occasione della mostra attualmente in corso a Palazzo Reale di Milano, qui proponiamo un piccolo viaggio tra Francia, Belgio e Olanda, un assaggio del gusto déco oltre confine.
PARIGI
La città che ha dato i natali al gusto art déco, che prende il nome proprio dalla prima parte delle parole arts décoratifs di quella omonima esposizione del ’25, conserva diversi esempi interessanti in ambito architettonico. Cominciamo da una piscina che sembra progettata per la scenografia di un film di Wes Anderson. Si chiama Piscine Pointoise, in Rue Pontoise 19: illuminata dalla luce naturale che entra dal soffitto in ferro e vetro, è circondata da una struttura a ringhiera su due piani, quasi a richiamare antichi stabilimenti balneari, di cui intreccia perfettamente stile e funzionalità. L’architetto che l’ha disegnata, Lucien Pollet, ne ha firmate altre in città (Molitor (nel sedicesimo arrondissement), la Pailleron (diciannovesimo) e Jonquière – oggi Bernard Lafay –, nel diciassettesimo arrondissement. Ma questa è salita sin da subito nella top five dei luoghi cult per colpa del mondo dello spettacolo, che vi ha messo piede sin da subito: alla sua apertura, la piscina ha ospitato il campione olimpico Johnny Weissmuller, interprete di Tarzan nei film di Hollywood, per la registrazione del suo famoso «grido di Tarzan». Nel 1936, il comandante Cousteau condusse in questo luogo mitico le sue prime prove di immersione in scafandro. Negli ultimi anni, precisamente nel 2001, qui è stata girata una scena del film Il favoloso mondo di Amélie Poulain di Jean-Pierre Jeunet.

Tra gli edifici pubblici che si sono “espressi” maggiormente nel linguaggio art déco ci sono i cinema e i teatri. Qui non si può dimenticare il Grand Rex, il più grande cinema d’Europa nel 1932. Immaginato, voluto e progettato da Jacques Haïk, colui che fece conoscere Charlie Chaplin alla Francia, dandogli il soprannome di Charlot, aprì i battenti in quell’anno, all’angolo tra rue e boulevard Poissonnier. C’erano tremila e trecento invitati, tutti in smoking e abiti in paillettes, pronti ad ammirare quella straordinaria facciata, per poi accedere nel mondo delle meraviglie. Un auditorium di duemila metri quadrati era pronto ad accogliere il pubblico con cinquemila posti a sedere (che poi saranno ridotti a tremila). Dopo la guerra, nel 1954, inaugurò Féerie des Eaux, un meccanismo che celava dietro lo schermo una vasca di acqua enorme, con una capienza di tremila litri, duemilacinquecento getti d’acqua illuminati da faresti colorati e cinquecento effetti da combinare a piacere: una magia! E poco dopo furono eliminati ascensori e montacarichi in favore di una avveniristica scala mobile, che venne inaugurata nel ’57 nientemeno che da Gary Cooper e Mylène de Mongeot. La storia è lunga e molto intensa, ma la sua facciata e il suo impianto art déco negli interni sono stati ben conservati sino ad oggi.
Ai civici 13 e 15 di Avenue Montaigne si trova il Theatre Des Champs Elysée, distillato di quel gusto chiaro Art Déco. Dopo varie peripezie circa il luogo e la progettazione del teatro, entrarono in scena i fratelli Perret, specializzati nel nuovissimo processo del cemento armato, che ebbero un ruolo predominante nella costruzione dell’edificio con la collaborazione di Maurice Denis, Antoine Bourdelle e Edouard Vuillard, in particolare per le decorazioni interne e la facciata. Così il 31 marzo 1913 venne aperto quello che al tempo era percepito come il grande teatro moderno. E in effetti, lo era, e non solo nel design architettonico: si ammiravano gli impianti di risalita elettrificati sul palcoscenico, l’estrema eleganza della Grande Salle, dove non una sola colonna ostruiva la vista, e il “moderno comfort” dei palchi degli artisti. La programmazione artistica non era da meno. Per la prima volta, l’opera, i concerti sinfonici, i recital e il balletto potevano essere presentati nello stesso teatro, per non parlare del dramma, che alla Comédie trovava un’ambientazione da sogno.

BRUXELLES
La città belga ha un fitto programma di mostre e festeggiamenti fino a novembre per celebrare l’art déco nel suo primo centenario. Ma Bruxelles conserva delle piccole chicche secondo il gusto déco. L’architetto Michel Polak ha realizzato villa Empain nel 1930 che presto conquisterà il titolo di emblema dell’Art Déco, grazie alla sua simmetria, alle linee pulite e rigorose e all’uso di materiali pregiati.
Abbandonata a lungo e riaperta al pubblico nel 2010, la villa viene acquisita dalla Fondazione Boghossian e ospita un centro d’arte e dialogo tra le culture orientali e occidentali. Al tempo in cui il giovane barone Louis Empain commissionò a Michel Polak la progettazione della villa, l’architetto era già considerato un maestro dell’art déco. Negli anni Venti, aveva firmato infatti uno dei più grandi progetti residenziali di lusso d’Europa: il Résidence Palace di rue de la Loi, a Bruxelles. Sviluppato come una lussuosa città in miniatura, l’edificio ha un’elegante facciata con sobrie linee in pietra bianca, bassorilievi e lanterne in ferro battuto. Il complesso, completato nel 1927, era diviso in quattro ali, che ospitavano un totale di centottanta appartamenti, ma ebbe vita breve perché nel 1947 fu acquistato dallo Stato per essere trasformato in uffici e la sua facciata venne modificata.

La casa museo e giardini Van Buuren degli architetti Léon Govaerts e Alexis Van Vaerenbergh, è stata costruita tra il 1924 e il 1928 per il banchiere di origini olandesi David Van Buuren. Qui la tradizione dell’Art Déco brussellese incontra la Scuola di Amsterdam, con le sue caratteristiche facciate asimmetriche, la muratura decorativa in mattoni rossi e le vetrate colorate. Anche gli interni meritano una visita, così come i giardini. Questi ultimi, progettati negli anni Venti da Jules Buyssens, incarnano perfettamente l’estetica del tempo applicata all’architettura del paesaggio. Gli arredi sono il risultato della collaborazione tra designer belgi, francesi e olandesi, arricchiti da mobili rari, tappeti preziosi, sculture e opere d’arte.
La Basilica di Koekelberg è ormai un simbolo di Bruxelles: con la sua cupola in rame, è il più grande edificio art déco al mondo, in grado di accogliere fino a duemila persone. Il modello originale del progetto dell’architetto Albert Van Huffel vinse un premio prestigioso alla Mostra Internazionale delle Arti Decorative e Industriali Moderne di Parigi del 1925. La sua costruzione, con i suoi dettagli e rifiniture, richiese oltre mezzo secolo e attraversò entrambi i conflitti mondiali. L’idea originale risale a re Leopoldo II, che immaginava una versione brussellese della Basilica del Sacro Cuore di Parigi, introdotta da un grande viale che riecheggiasse gli Champs-Élysées.

Tuttavia, le difficoltà economiche della Prima Guerra Mondiale costrinsero a ridimensionare il progetto: fu allora che l’architetto Albert Van Huffel optò per le linee geometriche tipiche dell’Art Déco. La Basilica, ultimata poi dall’architetto Paul Rome, ospita regolarmente mostre e concerti, oltre a custodire al suo interno il Musée des Sœurs Noires, che espone una ricca collezione d’arte proveniente dal convento delle Sœurs Noires, e il Museo di Arte Religiosa Moderna. Proprio un secolo fa l’architetto Jean-Baptiste Dewin ricevette l’incarico per l’ampliamento della sede del Municipio di Forest. Dewin scelse linee Art Déco, l’impiego di materiali del territorio e l’innovativo linguaggio visivo delle sculture e delle vetrate per fare di quel palazzo un monumento unico nel suo genere, presto diventato un simbolo del periodo di prosperità industriale nel primo dopoguerra. Restaurato lo sorso anno, ha riacquistato il suo fascino originale, anche negli interni.

Infine, non può mancare nel tour brussellese il Bozar – Centro delle belle arti. Nel 1919, il maestro dell’Art Nouveau Victor Horta posò simbolicamente la “prima pietra” dell’Art Déco a Bruxelles, ma il percorso fu tutt’altro che lineare: difficoltà finanziarie e varie revisioni del progetto ne minarono la realizzazione, ma soluzioni brillanti ed efficienti cambiarono il destino di quest’opera e fecero sì che l’edificio venisse completato. Horta diede vita a un complesso ambizioso di circa trentamila metri quadri su tre livelli, capace di connettere armoniosamente la città alta e la città bassa. L’innovativo utilizzo del cemento fu uno degli elementi chiave del progetto. Questo materiale, non solo più economico ma anche più facilmente reperibile rispetto al metallo, fu impiegato con grande eleganza, come dimostra la monumentale Horta Hall o nella sala concerti Henry Le Bœuf, dove i balconi ondulati sono realizzati con questo materiale innovativo. Grazie alla sua acustica eccezionale e ai duemiladuecento posti a sedere, questa sala è tra le più famose al mondo e oggi, Bozar è un’icona.

AMSTERDAM
Un salto nei Paesi Bassi è d’obbligo, anche per scoprire l’interpretazione che dell’Art Déco ha fatto l’architettura olandese. Un esempio significativo di questo è il cinema teatro Tuschinski di Amsterdam con la sua facciata tra l’austero e l’ultra decorativo. Il mix è interessante perché proietta verso l’alto un fronte piuttosto stretto sulla strada, è il frutto dell’incontro dell’Art Déco, dello Jugendstil e della Scuola di Amsterdam. Due torri disegnano il movimento verticale, mentre fregi e vetrate colorate caratterizzano la facciata. L’interno, poi, è una piccola magia, penso per condurre il pubblico nel mondo delle illusioni.

Il cinema teatro aprì il 28 ottobre 1921 e il giorno successivo il giornale olandese Het Vaderland scrisse: «Dichiariamo che le aspettative più incredibili sono state superate e che il signor Tuschinski ha donato al nostro Paese un teatro che non ha eguali». L’edificio aveva caratteristiche tecniche fino ad allora mai viste, incluso un organo, il primo in un teatro. Durante la guerra le sorti della famiglia Tuschinski – in particolare di Abraham che aveva fondato il teatro con i suoi cognati Hermann Gerschtanowitz e Hermann Ehrlich – purtroppo sono terribili. L’edificio si salva insieme a solo tre membri delle famiglie Tuschinski, Gerschtanowitz ed Ehrlich. Max Gerschtanowitz eredita il teatro che nel 1967 viene dichiarato monumento nazionale per la sua particolare architettura e ora è di proprietà della società francese Pathé che ha acquisito la catena MGM Cinemas nei Paesi Bassi e ne ha curato diverse ristrutturazioni, riportando gli interni all’antico splendore, inclusi i murales di Pieter den Besten che erano andati perduti. Il 28 ottobre 2021 Femke Halsema, sindaco di Amsterdam, ha annunciato che il re Guglielmo Alessandro ha concesso al cinema il predicato reale, rinominando il complesso in Koninklijk Theater Tuschinski (Teatro Reale Tuschinski).
