Lavoro incertoLa frenata dei contratti a tempo indeterminato

A febbraio sono cresciuti quasi soltanto gli autonomi, con trentaquattromila unità in più su quarantasettemila. Scendono gli occupati maschi, mentre aumentano (e non di poco) le donne, con ottantaquattromila occupate in più. Calo preoccupante tra i venticinque e i trentaquattro anni

(Unsplash)

I posti di lavoro continuano a crescere. Gli ultimi dati Istat dicono che lo scorso febbraio si sono registrati quarantasettemila occupati in più in un mese, oltre mezzo milione in un anno (+567mila), toccando il nuovo record di 24,332 milioni. Ma in un momento di grande incertezza economica, nazionale e internazionale, i contratti a tempo indeterminato – che finora hanno guidato la crescita del mercato – subiscono per la prima volta un chiaro rallentamento. A crescere in un mese sono quasi unicamente i lavoratori autonomi, con 34mila unità in più su quarantasettemila. Seguiti a distanza dai contratti a termine, novemila in più in un mese. I contratti stabili, invece, sono solo tremila in più.

Con i quaranta tavoli di crisi aperti al ministero delle Imprese, nella frenata di febbraio dei contratti a tempo indeterminato può aver giocato un ruolo anche l’effetto cassa integrazione in aumento nell’industria. I lavoratori che usufruiscono di ammortizzatori sociali per più di tre mesi non sono infatti conteggiati tra gli occupati.

E in effetti gli occupati a febbraio sono diminuiti tra gli uomini, più concentrati nell’industria, con 37mila unità in meno. Mentre cresce, e non poco, la componente femminile, con 84mila occupate in più. Quante di queste nuove occupate siano vere autonome o dipendenti mascherati da partite Iva, non è dato saperlo.

Trattandosi di dati mensili, in ogni caso, è meglio restare cauti. I contratti stabili, comunque, continuano a guidare la crescita: in un anno sono 538mila in più, a fronte di un calo di 112mila unità tra quelli a termine e di una crescita di 141mila tra gli autonomi.

Sia tra gli uomini sia tra le donne, c’è un calo dei disoccupati. Ma per le donne si registra anche una diminuzione delle inattive (-46mila), mentre tra gli uomini si contano ben settantanovemila inattivi in più. Gli inattivi, per intenderci, sono quelli che un lavoro non ce l’hanno e non lo cercano neanche.

Se si guarda però a un arco temporale più lungo, e cioè agli ultimi tre mesi, si vede che gli occupati tra gli uomini crescono quasi tre volte in più delle donne: +144mila contro +55mila. Ma su base annua l’occupazione femminile cresce a un ritmo che è quasi il doppio (+3,1 per cento) di quella maschile (+1,8 per cento).

Per quanto riguarda le fasce d’età, a febbraio sono cresciute tutte, tranne quella di ingresso al lavoro dei 25-34enni, che registra un calo preoccupante di quarantaduemila occupati. Segno anche questo di un’economia in attesa di capire cosa succederà tra voci di tregua in Ucraina e dazi in arrivo dagli Stati Uniti.

In testa restano sempre gli over 50 con +54mila occupati. In un anno, i lavoratori più anziani sono aumentati di oltre mezzo milione (+542mila), i più giovani fino a 24 anni di sole 52mila unità. Mentre tra i venticinque e i trentaquattro anni si contano addirittura diecimila occupati in meno.

Nella nuova composizione del mercato, conta certo il calo demografico e la maggiore permanenza al lavoro dei senior. Ma anche depurando i dati dalla componente demografica, si vede che non sono i giovani a tenere il volante del mercato del lavoro. In un anno gli occupati tra gli under 35 sono aumentati dello 0,4 per cento, con una crescita dell’1,7 per cento degli inattivi. Mentre gli over 50 registrano una crescita degli occupati del quattro per cento, con un calo del 5,6 per cento degli inattivi.

Il tasso di occupazione sale al 63 per cento, quello di disoccupazione scende al 5,9 per cento. Ma resta il grande problema degli inattivi, con il tasso di inattività che sale al 32,9 per cento. Significa che ancora un terzo della forza lavoro non ha un’occupazione e ha smesso anche di cercarla. Un enorme buco di oltre 12,2 milioni di individui, di cui oltre la metà donne e tanti giovani. Con forti ricadute sulla crescita del Paese.

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