
Lunedì 31 marzo la leader del Rassemblement National (Rn) Marine Le Pen è stata condannata per utilizzo improprio di fondi europei. Le sarà proibito candidarsi a qualunque incarico politico, nazionale o locale, per i prossimi cinque anni, anche nel caso facesse appello. Non potrà quindi correre alle prossime presidenziali francesi, previste per il 2027.
Il Rn era stato il partito più votato al primo turno delle elezioni legislative della scorsa estate e, al momento, sondaggi ripresi da Le Figaro danno Le Pen avanti di molto contro qualsiasi altro avversario, di centro o di sinistra, per le prossime presidenziali.
Marine Le Pen è universalmente riconosciuta come l’artefice della normalizzazione del Rn, che prima di cambiare nome nel 2018 si chiamava Front National. Media e politologi francesi utilizzano un termine specifico per definire questa normalizzazione: dédiabolisation, traducibile con de-demonizzazione.
Negli ultimi quindici anni, Le Pen ha trasformato lei stessa e il partito ereditato dal padre Jean-Marie, che conteneva tra i suoi membri nostalgici dell’esperienza fascista della Repubblica di Vichy, antisemiti e razzisti, in soggetti rispettabili, un risultato ottenuto con una strategia pianificata ed eseguita in modo meticoloso. L’attuale presidente di Rn, Jordan Bardella, per esempio, è una star sui social network, dove unisce messaggi politici a contenuti più leggeri. Su Tik Tok ha più di due milioni di follower.
Come descritto in precedenti edizioni di questa rubrica dedicate all’Afd in Germania e all’Fpö in Austria, la normalizzazione è un passaggio chiave per il successo delle forze di estrema destra a ispirazione trumpiana e putiniana. Idee illiberali ed estremiste, oltre a essere incostituzionali, si trasformano da patrimonio di una frangia estrema, com’era il caso del Front National sotto Jean-Marie Le Pen, opinioni normali, legittimate e degne di far parte del dibattito pubblico.
La normalizzazione del Rn non è stata, tuttavia, solo il frutto della visione strategica di lungo termine della sua classe dirigente. I media tradizionali hanno svolto un ruolo cruciale in questo processo, come ricostruito in un recente articolo uscito nell’ultimo numero di Droit de vivre, rivista curata dalla Lega internazionale contro il razzismo e l’antisemitismo, e firmato da Nathalie Sonnac, professoressa di Scienze dell’Informazione e della Comunicazione all’Università Panthéon-Assas di Parigi.
Inizialmente, il Fn era ostracizzato dai media tradizionali, che non avevano rapporti consolidati coi portavoce del partito. Fu proprio questa ostracizzazione a spingere il Fn a investire presto su Internet, accumulando un vantaggio strategico su tutti i concorrenti. Il partito di estrema destra fu tra i primi ad aprirsi un sito negli anni Novanta, ricorda Charlie Hebdo. E, come rievocato in un articolo curato dalla ricercatrice Safia Dahani, la prima pagina Facebook del partito fu lanciata già nel 2006, in una fase in cui pochi ancora intuivano le portata della rivoluzione che la digitalizzazione stava per scatenare nel mondo della comunicazione politica.
In quel periodo i media mainstream venivano visti dai militanti del Fn come un blocco unico e pregiudizialmente ostile: venivano usati spesso gli insulti merdias e journalopes (salope in francese è un termine volgare con cui riferirsi alle prostitute).
Alcuni media erano stati banditi dagli eventi pubblici organizzati dal partito e molti dirigenti avevano smesso di rispondere alle domande di alcuni giornalisti ritenuti troppo critici. Particolarmente disprezzati erano il giornale Mediapart e il canale televisivo Quotidien. A prevalere era un’auto-narrazione vittimista, comune ad altri movimenti di estrema destra: i media tradizionali boicottavano ingiustamente il Fn, sostenevano i dirigenti.
È solo dopo il 2011, anno in cui Marine Le Pen succede al padre alla guida del partito, che i media iniziano a dedicare un’attenzione costante al movimento lepenista. I crescenti successi elettorali del Fn/Rn, che passa da due deputati nel 2012 a centoventiquattro nel 2024, garantiscono al partito di ottenere risorse pubbliche e maggior riconoscimento politico. Questo porta a un parziale rovesciamento dei rapporti di forza: gradualmente, sono i media a cercare Fn, la cui voce in capitolo è ormai tra quelle che vanno citate, e non viceversa. Per alcune redazioni addirittura, poter esibire dei contatti diretti con Rn diviene una cosa cool, come riportato in un’intervista contenuta nell’analisi di Dahani. I messaggi provocatori degli esponenti del Fn generano polemica, dibattito, contraddittorio. Engagement.
Si crea in questo periodo, infatti, una relazione simbiotica tra la copertura dei media tradizionali e la comunicazione politica del Fn sui social network, gestiti in modo sempre più professionale e sofisticato. I social media manager del partito riprendono e amplificano segmenti di interventi, partecipazioni e interviste di rappresentanti del Fn su giornali, radio e televisioni.
Intanto, dal 2015, l’emittente televisiva CNews, di proprietà del Gruppo Bolloré, inizia a produrre una serie di talk show di orientamento chiaramente conservatore tanto da arrivare a essere definita la Fox News francese. La trasmissione Face à l’info diventa un appuntamento televisivo fisso per almeno trecentomila francesi nella fascia oraria 19-20. Uno degli ospiti con le idee più radicali diventerà una figura politica di primo piano: Éric Zemmour. Nel 2021 l’audience di CNews supera per la prima volta quella di BFM TV, con una media di oltre nove milioni di spettatori al giorno.
Si arriva così al momento simbolico culminante della dédiabolisation. Intervenendo alla trasmissione Quotidien poco prima delle elezioni legislative della scorsa estate, sostenendo che sia più consono utilizzare per i partiti le definizioni che essi stessi propongono, due rispettati giornalisti francesi, Apolline de Malherbe (Bfm e Rmc) e David Pujadas (Lci), si rifiutano di definire il Rn come una forza di «estrema destra».
I tratti ereditari di Jean-Marie sono stati definitivamente cancellati, la transizione è riuscita: oggi il partito di Marine Le Pen, che sostiene misure come l’abolizione dello ius soli e il divieto per le persone con doppia cittadinanza di accedere a posti nella pubblica amministrazione, può essere raccontato come un normale partito conservatore.
L’estrema destra illiberale sta spopolando in Europa e in altre regioni del mondo per molte ragioni. Il caso francese permette di rimarcare come una di queste sia l’incapacità – o la mancanza di volontà – dei media tradizionali, solitamente (auto)riconosciuti come i guardiani della buona informazione, di chiamare le cose con il proprio nome.